MPS: le Casse fanno dietrofront e non partecipano ad Atlante2. Il piano di salvataggio scricchiola già?

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Le casse previdenziali ci ripensano, niente partecipazione in Atlante, arrivederci e grazie.I 500 milioni che dovevano arrivare dalle casse previdenziali dovranno essere reperite da un altro benefattore. Il piano di salvataggio per MPS vede le prime defezioni nonostante i vertici della banca e il Governo Renzi stiano già festeggiando il “modello MPS”, il piano che ha salvato la banca senese e può essere esportato nel mondo per risolvere i problemi del settore bancario. È un po' come vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso.

PIANO DI SALVATAGGIO

Venerdì scorso è stato un giorno di passione per MPS: gli stress test hanno confermato le debolezze della banca senese mentre il consiglio di amministrazione della banca e il consiglio di sorveglianza della BCE hanno approvato il piano di salvataggio. Cessione di 9,6 miliardi di sofferenze nette e aumento di capitale fino a 5 miliardi garantito da un consorzio di garanzia guidato da JP Morgan. Ma se per l’aumento di capitale la lista delle banche d’affari disponibili ad entrare nel consorzio di garanzia si sta allungando giorno per giorno, la fase uno, quella che interessa le sofferenze non è così in discesa.

CESSIONE DELLE SOFFERENZE

La fase uno prevede la cessione di 9,6 miliardi di crediti deteriorati di MPS tramite cartolarizzazione ad un prezzo fissato al 33% (a fronte dell’iscrizione a bilancio di MPS al 40%). L'operazione prevede che agli azionisti MPS venga assegnata la tranche junior, mentre il Fondo Atlante 2 sottoscriverà i titoli mezzanine per 1,6 miliardi, mentre i 5-7 miliardi di titoli senior saranno garantiti dalle GACS.

Ma sul punto emergono già alcune criticità. Come nota Mario Seminerio sul blog Phastidio, l’analisi delle sofferenze di cui MPS deve liberarsi è allo studio degli analisti di Fonspa che sostengono che soltanto a novembre, tra quattro mesi, sarà possibile avere una fotografia della situazione dei crediti della banca senese. Ma se la situazione è ancora così confusa, chi e come ha stabilito la suddivisione in titoli junior, mezzanine e senior?Che guarda caso vede una netta prevalenza dei titoli senior, ovvero quelli più sicuri e facilmente vendibili. Mistero della fede.

CASSE PREVIDENZIALI FANNO DIETROFRONT

A questa grossa incognita si aggiunge il passo indietro delle casse previdenziali che avrebbero dovuto mettere 500 milioni di euro nel fondo Atlante 2, comprando di fatto le tranche mezzanine della cartolarizzazione. Il 25 luglio scorso, rispondendo all’appello del Governo l’ADEPP (l’associazione che raccoglie le casse previdenziali) ha deliberato di “sostenere l’iniziativa Atlante 2”, lasciando ai CDA delle singole casse la decisione finale sulla partecipazione o meno al piano di salvataggio.

Ma la posizione non era unamine e fin dall’inizio qualcuno ha premuto forte il piede sul freno: la delibera del 25 luglio non era stata firmata da tre Casse (quelle di ingegneri e architetti, dottori commercialisti e veterinari); l’Epap, l’ente pluricategoriale, ha votato di non aderire, la Cassa dei consulenti del lavoro ha deliberato di rinviare la decisione, mentre un secco no è arrivato dall’ente di previdenza di medici e odontoiatri e da Cassa forense. Insomma, la decisione dell’ADEPP non ha avuto un gran successo.

E, infatti, martedì 2 agosto è arrivato il passo indietro del presidente ADEPP, Alberto Oliveti, che ha scritto ai presidenti delle Casse per renderli “ufficialmente partecipi delle interlocuzioni che l’Adepp ha avuto in questi giorni con il Governo”. E per spiegare perché questo investimento “non s’ha da fare”.

Le ragione del passo indietro sono spiegate nella lettera: i ministeri vigilanti non hanno assunto – come, invece, chiedevano le Casse - le formali delibere sulla correttezza-bontà dell’investimento; e la proposta tecnica di investimento pervenuta solo per le vie brevi non contiene quei valori di rischio/rendimento compatibili con le asset allocation e con le procedure adottate da tutte le nostre Casse. Queste ultime non arriveranno perché – spiega Oliveti - “ai ministri è stato sconsigliato di adottare le “direttive in materia”.

Insomma il Governo vorrebbe che le Casse previdenziali che, per loro natura, devono fare investimenti sicuri buttassero 500 milioni in un investimento praticamente a scatola chiusa, senza fornire alcuna indicazione sul reale livello di rischio.

Per questo motivo (e come dargli torto) le Casse hanno deciso di non partecipare al piano rompendo le uova nel paniere a chi parlava del salvataggio di MPS come di cosa già fatta. E potrebbe non essere una coincidenza che martedì, quando il dietrofront delle Casse era cosa certa, il comparto bancario è tornato in rosso a Piazza Affari con MPS che ha chiuso perdendo il 16%. In realtà, i più maligni sostengono che il passo indietro delle Casse sia legato alla contropartita troppo modesta promessa dal Governo per la partecipazione ad Atlante 2.

Qualunque sia la motivazione, di opportunismo o cautela nella gestione dei contributi previdenziali degli associati, fatto sta che questi 500 milioni non arriveranno dalle Casse, ed Atlante 2 (o meglio il Governo) dovrà andare ancora in giro con il cappello in mano.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-le-casse-fanno-dietrofront-e-non-partecipano-ad-atlante2-il-piano-di-salvataggio-scricchiola-gia

 

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