Brexit: si addensano le nubi sul Regno Unito e la Bank of England decide di intervenire prima che piova

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Se pioverà di quel che tuona, è meglio che il Regno Unito si doti di un ombrello bello grosso. È più o meno il ragionamento fatto dalla Bank of England che, guardando i dati dell’economia ingese in affanno e le prospettive di crescita riviste al ribasso, ha deciso di intervenire con nuovi stimoli monetari.

La BoE è intervenuta per la prima volta dal marzo 2009 tagliando il tasso bancario di riferimento portandolo al livello minimo storico da 0,50 allo 0,25%.Non si tratta di una decisione presa in maniera inaspettata: un intervento della BoE era già atteso nel mese di luglio, subito dopo il risultato del referendum che ha decretato l’uscita del Regno Unito dell’UE, ma nell’ultimo board si era deciso di non intervenire. La decisione dei giorni scorsi, invece, ha raccolto nove voti su nove consiglieri del board, tutti convinti della necessità di stimolare l’economia inglese alla luce dei primi scossoni che arrivano dal referendum per la Brexit.

La Bank of England ha anche deciso di espandere il programma di acquisto di titoli di Stato nei prossimi sei mesi, ampliandolo di 60 miliardi di sterline e arrivando così a 435 miliardi. Ma la BoE non è intervenuta soltanto sul Quantitative Easing, la banca ha anche lanciato due nuovi piani: il primo prevede l’acquisto di 10 miliardi di sterline di corporate bond e il secondo, dal valore potenziale di 100 miliardi di sterline, ha l’obiettivo di assicurare che le banche non diminuiscano l’erogazione di prestiti a famiglie e imprese dopo il taglio dei tassi al minimo storico.

Ma perché la Bank of England è intervenuta a gamba tesa nella politica monetaria del Regno Unito? Il referendum sulla Brexit per l’uscita del Paese dall’UE non ha avuto immediate conseguenze politiche perché il processo di divorzio durerà almeno due anni, ma ha portato molta incertezza sul futuro economico, commerciale e finanziario del Paese.

Per questo motivo la Bank of England ha tagliato in modo drastico le stime sul PIL portandole da 2,3% a 0,8% per il 2017 e da 2,3% a 1,8% per il 2018. Resta confermato il risultato a +2% per il 2016, anche se nella seconda parte dell’anno la Bank of England prevede un rallentamento della crescita. Meno ottimista, per esempio, è la società di pianificazione finanziaria BMO Global Asset Management, che prevede una contrazione dello 0,4% della produzione nel terzo trimestre 2016 rispetto al trimestre precedente.

Dal 24 giugno, giorno in cui sono stati diffusi i risultati del referendum, il clima di incertezza ha prodotto segnali di rallentamento dell’economia a cui la Bank of England ha risposto con l’intervento deciso negli ultimi giorni. Tra i segnali più preoccupanti c’è il calo dell'indice PMI servizia luglio, sceso a 47,4 punti dai 52,3 di giugno, il dato più basso dal marzo 2009, e al di sotto della soglia dei 50 punti, quella che segna la distanza tra espansione e contrazione del ciclo.

In difficoltà anche l'indice PMI composite, che indica lo stato di salute dell'attività manifatturiera e dei servizi: è passato dai 52,5 punti di giugno e 47,5, anche in questo caso segnando il livello più basso dal marzo 2009. Destano preoccupazione anche i dati relativi al mercato immobiliare, uno dei settori più importanti dell’economia del Regno Unito. Dai giorni successivi al referendum, il valore delle vendite delle abitazioni a Londra è sceso del 5,5% mentre la domanda ha perso il 19%. Nel mese di luglio i prezzi delle case nella zona centrale della Capitale sono risultati in calo dell’1,5% rispetto allo stesso mese del 2015. Infine, tra le prime vittime del referendum sulla Brexit c’è stata la Sterlina che dal giorno successivo al referendum ha perso oltre il 10%.

Questo puzzle di segnali negativi e prospettive in rallentamento hanno convinto la Bank of England a mettere sull’economia inglese un ombrello contro il rischio che inizi a piovere davvero.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/brexit-si-addensano-le-nubi-sul-regno-unito-e-la-bank-england-decide-di-intervenire-prima-che-piova

 

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