Economia italiana con il freno a mano tirato. Ecco i prossimi appuntamenti del Governo con la realtà

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Esportazioni, consumi, produzione industriale e PIL: sono quattro fattori indicativi della salute economica di un Paese che negli ultimi tempi in Italia stanno segnando un netto rallentamento. E’ vero, tra le Olimpiadi, il maldestro salvataggio di MPS e soprattutto la campagna referendaria in corso, il Governo non ha tempo di pensare a queste bazzecole da giornalisti gufi.

Ma i prossimi appuntamento con la realtà sono vicini: nel mese di settembre è attesa la pubblicazione della nota di aggiornamento al DEF, il documento di economica e finanza azzardato in primavera e poi rivisto alla luce dell’andamento dell’economia nel corso dell’anno, in autunno. Il documento serve per aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica del DEF in relazione alla maggiore stabilità e affidabilità delle informazioni disponibili sull’andamento del quadro macroeconomico. La nota di quest’anno, come in realtà, lo scorso anno, dovrà prendere atto del rallentamento dell’economia italiana, tagliare ulteriormente le stime del PIL e rivedere il quadro della finanza pubblica. A ottobre, invece, l’appuntamento è fissato con la legge di stabilità 2016 e qui ne vedremo delle belle: chissà se il premier Renzi riproporrà la frizzante presentazione dello scorso anno, quando ha riassunto decine di pagine di interventi e misure di finanza pubblica in qualche slide e due tweet.

E nel 2015, nonostante la frenata sul finire dell’anno, il Governo ha avuto dalla sua una congiuntura internazionale favorevole. Quest’anno, però, l’economia ha imboccato la carreggiata inversa. Ricordiamo che i primi mesi del 2015 sono stati caratterizzati da una lieve, ma incoraggiante ripresa del PIL e un buon andamento della produzione industriala (benché fosse spinta soltanto dal comparto auto).Insomma si è avuta l’illusione che fosse l’anno della svolta. Ma non grazie a noi.

La congiuntura a livello mondiale era finalmente favorevole dopo anni di crisi profonda; Mario Draghi aveva lanciato il quantitative easign atteso da mesi e accolto positivamente dal mercato; il prezzo del petrolio aveva toccato minimi storici; il calo dello spread e i tassi al minimo hanno dato un’altra spinta positiva. L’Italia quindi ha preso velocità, ma solo perché dopo anni di terreno in continua salita si è ritrovata all’inizio di una lunga discesa.

Ad oggi questi fattori esterni positivi permangono anche se notevolmente indeboliti e affiancati da altri elementi negativi: il rallentamento del commercio mondiale che ha pesato sull’Europa e sull’Italia; la frenata dalla Cina e di altri emergenti che aveva trainato finora l’economia globale; il referendum per la Brexit che gettato l’Europa nell’incertezza e una serie di fattori politici e geopolitici, dalle elezione USA, al golpe a Istanbul, passando per l’immigrazione, che non promettono niente di buono.

L’Italia purtroppo, nonostante ciò che il Governo va in giro dicendo, non ha fatto le riforme strutturali necessarie per ripartire con le proprie forze, per riuscire a pedalare anche in salita. Ha soltanto seguito la scia positiva e ora si trova con il culo a terra. Nel DEF il Governo ha previsto un PIL all’1,2% nel 2016 (e all’1,4% nel 2017), ma si è dovuto presto ricredere: Bankitalia, Fondo Monetario Internazionale, Confindustria, agenzia di rating Fitch e l’ufficio parlamentare di bilancio hanno tutti rivisto al ribasso la stima per il PIL del 2016 che non arriverà all’1%. Come abbiamo già detto, quindi, anche quest’anno cresceremo il prossimo anno.

Al momento il quadro dell’economia italiana è questo: nei primi tre mesi del 2016 PIL a +0,3% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2015, produzione industriale in calo a giugno dello 0,4% mensile e dell’1% annuo; prezzi in calo dello 0,4% a giugno che indicano consumi interni poco dinamici nonostante l’inflazione; esportazione in frenata dello 0,4% mensile e dello 0,5% annuo e import stagnante, in calo del 6,1% su base annua.

Cosa significano questi dati? Che l’economia italiana è tutt’altro che in crescita e che il Governo avrà margini molti ristretti per la legge di stabilità 2016. Gli obiettivi fissati con Bruxelles andranno rideterminati a meno che la commissione, ammorbidita dalla paura Brexit e dal rischio disgregazione dell’Unione, non sia disposta a chiudere un occhio, forse due.

La cosa certa è che si dovranno fare delle scelte. Il menu delle promesse del Governo Renzi, snocciolato nel corso dell’anno, è molto nutrito, ma anche dispendioso ed è difficile pensare che ad oggi sia tutto fattibile. In ballo c’è il pacchetto pensioni con misure che permettano l’uscita anticipata di migliaia di lavoratori all’anno, ma deve essere finanziato, almeno in parte, con soldi pubblici. Poi c’è la promessa di tagliare IRES e IRPEF e prorogare le decontribuzioni per i nuovi contratti e quella, ancora più impegnativa, di disinnescare le clausole di salvaguardia che, altrimenti, dal primo gennaio 2017 scatteranno con aumenti di IVA e accise. Per ottemperare a queste promesse sarebbe necessario, visti gli scarsi margini di manovra dati da un PIL in frenata e un deficit in ottima salute, rispolverare la spending review, quell’animala mitologico di cui tutti i Governi parlano per racimolare soldi, ma nessuno ha il coraggio di fare davvero.

Al momento il Governo è a parlare di referendum costituzionale sotto gli ombrelloni, ma per settembre sono previsti gli appuntamenti con la realtà dell’economia italiana e lì saranno dolori.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/economia-italiana-con-il-freno-mano-tirato-ecco-i-prossimi-appuntamenti-del-governo-con-la-realta

 

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