Province: dall’abolizione del 2014 tanta confusione e pochi risparmi

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Le province sono state abolite, forse no, quasi.La cosa certa è che ad oggi, dopo oltre due anni dalla famosa legge Delrio l’abolizione del province non ha portato quel drastico taglio dei costi promesso, ma un po’ di caos a livello organizzativo, con deleghe che vanno e vengono tra province, regioni e città metropolitane, con il risultato che spesso i cittadini non sanno più chi è il proprio interlocutore su un tema o su l’altro. E’ vero che l’abolizione definitiva delle province potrà avvenire soltanto dopo la riforma costituzionale e la modifica del titolo V della Carta italiana, ma è anche vero che se la partenza è questa viene paura all’idea di vedere il resto.

Legge Delrio 2014

Il 3 aprile 2014 è stata approvata definitivamente la riforma delle province di Graziano Delrio. Al posto delle province, gli enti mezzo, quelli che facevano da tramite tra i comuni e la regioni, sono state create le città metropolitane il cui territorio coincide con quello della vecchia provincia: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria e Roma Capitale. Ma a fine anno, in realtà, non era successo ancora niente perché dopo l’approvazione della riforma delle province, come spesso accade, i decreti attuativi (che permettono effettivamente l’entrata in vigore delle leggi) hanno tardato ad arrivare.

Le città metropolitane

La città metropolitana, in pratica, è la provincia che cambia nome, con la differenza, però, che non si fanno più le elezioni per le province perché gli organi di controllo delle città metropolitane si eleggono da soli. Gli organi della città sono tre: il sindaco metropolitano, il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana. Il consiglio metropolitano e la conferenza statuaria, si legge nella legge, sono “eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della città metropolitana”.

Le città metropolitane assumono le funzioni delle province e si accollano il personale e le risorse attive e passive delle province. In pratica le città metropolitane svolgono le funzioni delle province e se ne accollano personale e debiti pregressi. Ma le province sono state finalmente abolite, replicherà, qualcuno. E invece no. Le province ci sono, sono vive e vegete, ma passano da 107 a 97 si chiamano “enti di secondo livello” e diventano assemblee di sindaci, ciò significa che il presidente non viene più eletto dai cittadini, ma è scelto tra i sindaci della provincia tramite il voto dei consigli comunali. La loro cancellazione definitiva dovrebbe avvenire con la riforma della costituzione e con l'abolizione del titolo V della Costituzione.

Province, regioni e città metropolitane: il caos è servito

La legge Delrio sulle province e il nuovo quadro di enti territoriali presenti, (regioni, province, comuni, unioni di comuni e città metropolitane) rende davvero difficile per cittadini e imprese capire chi fa cosa, a chi chiedere un permesso, a chi rivolgersi per un determinato problema.

E in effetti dopo oltre due anni dall’introduzione della riforma il quadro è ancora molto confuso. Se la legge per il riordino delle province voleva essere l’occasione per semplificare il rapporto tra istituzioni e cittadini e velocizzare alcuni passaggi burocratici, a due anni dalla sua approvazione, sembra essere un’occasione mancata. La città metropolitana raccoglie parte delle funzioni delle province, parte dei Comuni e alcune competenze ex novo soprattutto nella valorizzazione delle infrastrutture.

Mentre le province restano, con funzioni come la pianificazione territoriale, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, i servizi di trasporto, l'autorizzazione e il controllo del trasporto privato. Inoltre le legge Delrio sulle province rimanda a successive leggi regionali la definizione delle funzioni provinciali da assegnare alla regione o ai comuni. La regione Toscana, per esempio, con la legge regionale numero 22 del 3 marzo 2015 si è accollato a partire dal primo gennaio 2016 molte funzioni delle province, che vanno dall'agricoltura a caccia e pesca, dall'ambiente alla difesa del suolo, dalla formazione professionale alla realizzazione e manutenzione della viabilità regionale. Ma in questo caos generale vige la regole che “ogni regione che vai funzione che trovi”.

“Abolite” le province, ma non i costi

Il capitolo più controverso della legge sulle province è quello legato ai costi. Già nei mesi di gestazione della legge Delrio per il riordino delle province si è iniziato a dare i numeri.

Secondo uno studio dell’UPI, l’Unioni delle Province d’Italia a fronte di un costo di circa 2 miliardi di euro per il riordino delle province, il risparmio ottenuto sarebbe di 32 milioni di euro per le indennità degli amministratori, 78 milioni di spese per far funzionare la macchina provinciale. Ma il grosso delle risorse, circa 10 miliardi di euro, secondo l’UPI, resteranno a carico della collettività perché sono i soldi destinati ai servizi essenziali. Di tutt’altro parere il sottosegretario Delrio che, grazie alla sua legge, prevedeva risparmi economici per almeno un miliardo di euro l’anno.

Ad oggi, siamo ancora in una fase di transizione (per non dire confusione) e non è facile stabile quanti siano ancora i costi a carico delle province. Un dato certo da cui partire è quello fornito dalla ragioneria di Stato che ha pubblicato tutti i dati relativi ai pagamenti a carico del bilancio dello Stato: nel 2015 le province italiane hanno incassato un miliardo di euro erogato direttamente dallo Stato.Un quadro interessate ci viene fornito dal quotidiano La Sicilia, che ha fatto i conti in tasca alle proprie ex province.

Prima delle riforma Delrio, Catania spendeva complessivamente 149 milioni di euro, la provincia di Messina costava poco più di 100 milioni di euro e Palermo ben oltre 200 milioni. Nel 2015, primo anno del riordino delle funzioni delle province le spese per tenere in piedi la macchina provinciale sono calate, ma senza registrare drastici tagli: Catania ha speso 118 milioni, Messina circa 72 milioni e Palermo si è fermata a 110 milioni di euro di spese.

Riassumendo, quindi, a oltre due anni dall’approvazione della legge per il riordino delle province, il quadro burocratico è molto confuso e i cittadini non hanno ancora capito chi fa cosa; i vertici di controllo dei nuovi organi non solo più eletti dai cittadini, ma scelti dalla politica; i risparmi sono ancora molto contenuti, lontani anni luce dall'essere aboliti, così come le province. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/province-dallabolizione-del-2014-tanta-confusione-e-pochi-risparmi-1462002

 

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