Legge di stabilità: con crescita zero addio riforma delle pensioni. Le difficili scelte del Governo

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Qualcuno potrebbe rimanere molto deluso dalla prossima legge di stabilità.Con la crescita a zero, il debito pubblico che continua a macinare record storici, diversi miliardi di clausole di salvaguardia che pesano sul nuovo anno, sarà difficile che la legge di stabilità riesca a mantenere tutte le promesse fatte negli ultimi mesi dal Governo.

E così la prima riforma ad essere rimandata a data da destinarsi, perché non presente nella lista delle priorità per rilanciare il Paese, è la riforma delle pensioni. Già beffati lo scorso anno, quando il Governo aveva promesso l’uscita anticipata, (ma è arrivato soltanto il part-time agevolato), anche nel 2016 i 60enni vicini alla pensione potrebbero rimanere beffati. In questi giorni, infatti, dopo la pubblicazione del PIL del terzo trimestre da parte dell’ISTAT alcuni membri del Governo hanno iniziato a mettere le mani avanti, tra questi Enrico Zanetti, viceministro dell’Economia in polemica con il resto dell'esecutivo: “Andiamo avanti con la politica che promette contemporaneamente tagli di tasse per tutti, aumenti di stipendi nel pubblico impiego in misura massima e pensioni prima e più alte. Tanto le risorse sono illimitate e viviamo nel mondo delle favole”.

E in effetti, la coperta della legge di stabilità 2016 è molto più corta del previsto, ciò significa che sarà necessario fare delle scelte. La ricetta economica del Governo negli ultimi due anni ha fallito, il premier Renzi ha pensato più a raccogliere consensi con mancette e riforme spot anziché dedicarsi alla ripresa del Paese che, come dimostra l’ISTAT, è fermo al palo. Ora è necessario premere forte sull’acceleratore con riforme strutturali che diano una boccata d’ossigeno a imprese a lavoratori e una spinta agli investimenti e ai consumi. Il Ministro Graziano Delrio ha annunciato un piano che corre sul doppio binario degli investimenti pubblici sulle grandi opere del Paese per fare lavorare le aziende e accrescere l’occupazione e altri sgravi sulla produttività. Se il Governo ha davvero intenzione si spingere la ripresa economica del Paese avrà bisogno di ingenti risorse che dovranno, per forza, essere tolte da altri capitoli di interventi.

Il punto è che negli ultimi mesi il Governo ha messo troppa carne al fuoco, facendo promesse e ipotesi di riforme e interventi che, stando così le cose, non può mantenere. Con la crescita a zero i margini fiscali della legge di stabilità saranno risicati e si dovranno trovare le risorse per evitare l’aumento automatico dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia. Poi c’è Bruxelles che lo scorso anno ha concesso all’Italia tutti i margini possibili di flessibilità confidando nella promessa mancata di rilancio del Paese; quest’anno il Governo potrebbe chiedere flessibilità per gli investimenti in grandi opere, ma difficilmente potrà tirare troppo la corda.

In questo scenario, resta pericolosamente in bilico il capitolo pensioni. Già rinviata lo scorso anno la “controriforma Fornero” per le pensioni sarebbe dovuta entrare nella legge di stabilità 2016. Il pacchetto-pensioni promesso dal Governo prevede l’uscita anticipata da lavoro per coloro che sono disoccupati di lungo corso (e troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro), dipendenti di un’azienda in crisi o in fase di ristrutturazione oppure lavoratori che vogliono andare prima in pensione. Non solo. Il pacchetto pensioni comprende anche la ricongiunzione gratuita dei contributi versati in gestioni diverse, scivoli verso la pensione per lavoratori precoci, usurati e una boccata d’ossigeno per le pensioni minime.

Secondo i sindacati tutte queste voci di spesa hanno un costo complessivo di 4-5 miliardi, una bella cifra per un Governo alle prese con crescita zero. A questo punto le strade sono due: o salta del tutto il pacchetto pensioni, oppure viene diluito così tanto da interessare una platea molto ristretta.

A partire dal 2017 l’APE dovrebbe dare la possibilità ai lavoratori tra i 63 e i 65 anni di andare in pensione con massimo tre anni di anticipo e con penalizzazione sull’assegno. Qui lo Stato potrebbe spendere il minimo indispensabile, circa 600 milioni, per le detrazioni per i disoccupati, sgravi fiscali per i lavoratori più poveri e la copertura assicurativa dei prestiti bancari. Ciò significa che, per esempio, per coloro che decidono autonomamente di andare in pensione anticipata sarebbe una bella fregatura, con penalizzazioni sull’assegno, secondo le stime, fino al 30%. E comunque, tutto il resto - dal bonus previdenziale per i lavoratori precoci alle agevolazioni per chi ha fatto lavori usuranti; dalla ricognizione gratuita dei contributi, a più soldi per le pensioni minime – rischia di rimanere soltanto sul libro dei sogni di sindacati e dipendenti.

Il rischio è che per non scontentare i lavoratori-elettori (che in autunno dovranno votare al referendum) si voglia fare una riforma a tutti i costi, ma con la minor spesa possibile, avendo come unico risultato un altro pastrocchio che non serve a nessuno.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-stabilita-con-crescita-zero-addio-riforma-delle-pensioni-le-difficili-scelte-del-governo

 

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