TTIP, per la Germania "negoziati falliti": salta (almeno per il momento) il trattato USA-UE

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Per coloro che hanno seguito i negoziati sul TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti) una cosa è chiara da mesi: per arrivare alla firma dell’accordo una delle due parti avrebbe dovuto abbassare la testa ed accettare le pretese dell’altra. Ecco: in un improvviso scatto di orgoglio, l’Unione Europa ha deciso di non “assoggettarsi” alle richieste USA, come ha spiegato il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, decidendo di fatto la fine dei negoziati, almeno per il momento.

“I negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane” ha detto il ministro e vicecancelliere in un'intervista alla rete tedesca ZDF, sottolineando come ormai “non ci sarà più alcun passo avanti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente”. Gabriel ha spiegato che i negoziati per il TTIP sono iniziati nel 2013, ma dopo 14 round di incontri non è stato trovato un accordo su nessuno dei 27 capitoli del trattato: le distanze abissali tra USA e Stati Uniti hanno posto una pietra tombale sul TTIP.

Ma non è solo questo. Oltre alle posizioni inconciliabili su alcuni punti, come i prodotti alimentari e gli appalti, a far naufragare il TTIP è anche la delicata situazione politica sulle due sponde dell’Atlantico. Il TTIP è stato fortemente voluto dall’amministrazione del presidente USA Obama, ed è sempre stato chiaro che l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali avrebbe messo a rischio la conclusione positiva dei negoziati. Inoltre anche Francia e Germania sono alle porte di un 2017 elettorale e non possono permettere al TTIP di rappresentare un altro motivo di polemiche e voti di protesta. Per questo negli ultimi mesi i rappresentanti del Governo di Berlino e Parigi hanno a più riprese alzato la voce contro le pretese USA suggerendo la fine dei negoziati.

La presa di posizione di Gabriel, potrebbe anche essere letta come una provocazione utile a smuovere le acque e cercare un compromesso, ma l’arrivo delle presidenziali USA terranno comunque i negoziati fermi per un bel po’.

TTIP: cos’è e perché non si trova un accordo

I negoziati sul TTIP sono iniziati nel 2013, spinti dall’amministrazione del presidente americano Barack Obama. L’obiettivo del trattato sembrò positivo: eliminare ogni ostacolo, ogni barriera normativa o burocratica agli scambi commerciali tra l’UE e gli USA per favorire investimenti e commercio reciproco con ripercussioni positive dal punto di vista economico ed occupazionale.

L’eventuale firma del trattato cambierebbe la vita a milioni di persone in USA e nell’Unione Europea modificando di fatto regole e principi di molti settori economici: informatica, abbigliamento, agricoltura, servizi, lavori pubblici, finanza. Come ha spiegato il vicecancelliere, però, in 14 round di negoziati USA e UE non hanno trovato alcuna posizione condivisa sui temi oggetto del TTIP. Tra le principali fonti di discordia ci sono i temi della salute legata ai prodotti alimentari, dell’ambiente, degli appalti pubblici, delle dispute internazionali.

Sul fronte degli appalti, per esempio, gli USA sono disponibili a far partecipare alle gare le imprese europee, ma non hanno intenzione di derogare alla legge che prevede l’obbligo di utilizzare almeno il 50% di prodotti americani.

Altro tema centrale del TTIP è la regolamentazione degli standard di qualità per i prodotti e l’utilizzo di sostanze potenzialmente pericolose in agricoltura, cosmetica, abbigliamento e comparto alimentare. Le leggi valide in USA e Europa sono molto diverse: le aziende europee, prima di vendere o utilizzare una sostanza devono provare che non è nociva, mentre negli USA vige le regola inversa, una sostanza non è nociva e quindi è ammessa finché è provato il contrario.

Resta aperta anche la discussione sugli arbitrati tra aziende e Paesi accusati di intralciare in qualche modo i loro investimenti:gli USA vorrebbero una corte arbitrale nominata di volta in volta, l’Europa, invece, propone un tribunale con un doppio grado di giudizio.

Infine l’Europa vorrebbe l’accesso al settore dei trasporti marittimi e aerei, mentre gli Stati Uniti chiedono libero accesso alla sanità e all'educazione: anche su questi temi le posizioni restano inconciliabili.

TTIP: la situazione politica

Per la distanza tra le pretese USA e UE è stato chiaro fin dall’inizio che una delle due parti avrebbe dovuto abbassare la testa e accettare le condizioni dell’altra, altrimenti i negoziati prima o poi sarebbero finiti su un binario morto.

E così è stato. Di recente, infatti, rappresentati del Governo tedesco e francese hanno iniziato a mettere in dubbio la firma del TTIP spinti probabilmente dalle crescenti polemiche e manifestazioni contro il trattato che secondo molti rischia di abbassare i livelli qualitativi dei prodotti senza un adeguato compenso in termini di ritorno economico e occupazionale.

A questo si aggiungono le prossime elezioni alle porte: in Francia e Germania si vota nel 2017 e nessun leader al momento può o vuole prendersi la responsabilità di scelte che cambieranno la vita di milioni di persone, oltretutto se queste sono fortemente osteggiate da buona parte dell’opinione pubblica.

Ancora più delicata la partita a stelle e strisce: Trump è fortemente contrario ad aprire il mercato americano a prodotti e servizi provenienti dell’UE, mentre la candidata Clinton mostra “dubbi e preoccupazioni” sul TTIP. Obama, arrivato ormai a fine mandato, ha il poter dell’anatra zoppa (come si dice in USA) e i due candidati alla Casa bianca frenano sul TTIP per assicurarsi i voti della working class che si sente fortemente minacciata dal Trattato.

Le dichiarazioni sulla morte del TTIP potrebbero anche far parte di una strategia europea per cercare di ammorbidire le posizioni USA, ma certamente non lo scopriremo a breve. La situazione politica in USA e UE è troppo delicata, al momento, perché qualcuno di prenda la responsabilità di abbassare la testa e accettare le condizioni dell’altra parte. Si tornerà (forse) a parlare di TTIP solo dopo il 2017 quando Stati Uniti, Francia e Germania avranno nuovi (o vecchi) leader con pieni poteri.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/ttip-la-germania-negoziati-falliti-salta-almeno-il-momento-il-trattato-usa-ue-1463240

 

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