MPS: ipotesi conversione bond subordinati in azioni. Cercasi scappatoie da un piano di salvataggio poco sicuro

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Nonostante le ferie estive non si è mai fermato il cantiere intorno a MPS e al suo piano per il salvataggio. In autunno la banca senese, arrivata al suo ennesimo momento cruciale, dovrà affrontare un aumento di capitale che si preannuncia molto complicato. E così MPS, gli advisor e il Governo stanno cercando soluzioni alternative come per esempio la conversione volontaria dei bond in mano agli istituzionali in azioni, nel tentativo di ridurre l’importo dell’aumento di capitale. Ma anche questa soluzione non sarebbe senza rischi. Il prossimo appuntamento è fissato per il 26-27 settembre quando si terrà la riunione decisiva del board per l’approvazione finale del piano industriale. Dopo le vendite sui mercati di quest’estate, il clima generale di sfiducia, il referendum costituzionale alle porte, il piano per il salvataggio di MPS non potrebbe arrivare in un momento più delicato.

Il piano di salvataggio di MPS: le sofferenze

Il piano messo a punto per il salvataggio di MPS è composto da due fasi: la prima prevede la cessione di un pacchetto di sofferenze da 10 miliardi netti e poi un aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro. Ma si tratta di un piano molto delicato che presenta numerose criticità.

A partire dalla cessione delle sofferenze.A breve sarà creata la società veicolo, che poi emetterà titoli senior, mezzanini e junior: la mezzanina, circa 1,6 miliardi di euro sarà rilevata dal fondo Atlante che ha già firmato un pre-accordo con MPS mentre la tranche senior da circa 6 miliardi sarà finanziata con prestito-ponte anticipato da JP Morgan, consulente del piano di salvataggio insieme a Mediobanca.

Salvataggio MPS: l’aumento di capitale

Se la prima parte del piano presenta numerose incognite, la parte più delicata resta comunque la seconda: l’aumento di capitale da 5 miliardi per un banca che attualmente ha una capitalizzazione di 700 milioni di euro. L’operazione dovrebbe vedere la luce tra ottobre e novembre in pieno clima da referendum costituzionale. Secondo molti osservatori il momento non sarà certamente dei migliori: la personalizzazione del voto sul premier e sul Governo sta già creando tensione sui mercati preoccupati che si possa aprire una fase di profonda incertezza politica in un Paese che zoppica. E questa incertezza rischia di pesare in particolare sul settore bancario, il più fragile, quello da sempre al centro del ciclone.

Per questo motivo MPS e i suoi advisor stanno cercando una soluzione per posticipare l’operazione ad un momento più propizio oppure trovare un modo per ridurre l’importo dell’aumento di capitale.

Tra le ipotesi che vanno in questa direzione, sta prendendo piede l’idea di lanciare un’offerta sui 3 miliardi di bond subordinati in mano agli investitori istituzionali, proponendo la conversione volontaria in azioni di MPS. In questa soluzione non sarebbero coinvolti i 2 miliardi di bond subordinati attualmente in mano ai clienti retail di MPS.La conversione volontaria dei bond avrebbe un indubbio effetto positivo: riduzione del debito, aumento della patrimonializzazione di MPS e quindi la riduzione dell’aumento di capitale necessario.

L’incognita è che non è possibile prevedere prima se e quanti investitori istituzionali sarebbero interessati all’offerta di conversione e quindi di quanto potrebbe essere ridotta l’operazione di aumento di capitale.

Alcuni osservatori, invece, propongono (ma l’ipotesi non sembra essere sul tavolo di MPS) una conversione di tutti i titoli subordinati in azioni MPS, con rimborso del capitale per i risparmiatori contrari a questa soluzione. Una sorta di bail-in controllato.

Il punto è che lanciare in questo momento un aumento di capitale da 5 miliardi è una mossa che può sembrare azzardata e per questo è importante trovare una scappatoia per ridurre l’aumento di capitale. Anche perché se l’operazione non dovesse andare in porto il rischio è che la banca finisca in risoluzione secondo le regole del bail-in che prevedono la possibilità di azzerare i bond subordinati e le azioni di MPS.

Secondo Repubblica, infine, JP Morgan e Mediobanca starebbero cercando un “anchor investor”, un investitore con credibilità internazionale che metta sul piatto da solo un bella cifra per MPS e riducendo così l’ammontare di capitale da chiedere al mercato.

Dall’investitore internazionale alla conversione volontaria: è chiaro che MPS e i suoi advisor stanno valutando ogni soluzione possibile per mettere l’aumento di capitale al riparo dal rischio naufragio che significherebbe per MPS risoluzione e bail-in. 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-ipotesi-conversione-bond-subordinati-azioni-cercasi-scappatoie-da-un-piano-di-salvataggio-poco

 

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