Trattato USA-UE: il TTIP è davvero morto? A chiacchiere si, ufficialmente ancora no

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Negli ultimi giorni sul TTIP si è letto tutto e il contrario di tutto: dichiarazioni sulla fine dei negoziati, che non hanno ancora dato i loro frutti dopo 14 round di incontri, prese di posizione sull’importanza del Trattato e sulla prosecuzione della trattativa. La domanda che sorge spontanea, quindi, è: ma questo Transatlantic Trade and Investment Partnership si fa o è saltato?

Al momento, una risposta definitiva a questa domanda non c’è. Per quanto siano indicative, le dichiarazioni degli ultimi giorni di esponenti del Governo francese e tedesco sulla fine dei negoziati non sono sufficienti a porre una pietra tombale sul TTIP. Per porre fine alle prese di posizione contro il TTIP, è intervenuto il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, annunciando di fatto la prosecuzione delle trattative: “Per quello che ci riguarda non ci sono cambiamenti: è un processo strutturato, basato su un mandato unanime che ha ricevuto la validazione dei capi di Stato e di governo al Consiglio europeo, e conduciamo il negoziato per portarlo a termine”.

Il punto è esattamente questo: nonostante le distanze abissali tra USA e UE sulla maggior parte dei capitoli del TTIP e la crescente opposizione in Europa alla firma del Trattato, l’unica autorità che ha il potere di dichiarare ufficialmente conclusi i negoziati sul TTIP è l’Unione Europea che, al contrario, annuncia la prosecuzione dei lavori e la presentazione di una prima bozza di accordo con gli USA entro le fine di settembre.

Nell’ultimo incontro tenutosi a giugno, tutti i Paesi membri, Francia e Germania compresi, hanno confermato alla Commissione il mandato per portare a termine i negoziati; le dichiarazioni di morte del TTIP sono arrivate dopo e non in veste ufficiale. Per questo motivo la Francia ha annunciato che nel prossimo vertice europeo chiederà ufficialmente la revoca del mandato e la fine dei negoziati sul TTIP. Non è ben chiaro, però, se la richiesta di un solo Paese sia sufficiente per decretare l’archiviazione del Trattato.  

Le posizioni di Francia, Germania e Italia sul TTIP

L’unica posizione netta contraria al Trattato sembra essere quella francese. “Non c’è più sostegno politico della Francia a questi negoziati”, ha detto il sottosegretario francese al Commercio internazionale, Matthias Fekl, che ha accusato gli Stati Uniti di “non concedere niente, o solo briciole”. Fekl ha annunciato che presenterà formalmente la richiesta di interruzione dei negoziati al prossimo vertice dei ministri che si terrà a fine settembre a Bratislava.

All’interno del Governo tedesco, invece, si notano due diverse fazioni. Il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, ha dichiarato che “i negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane” e conclude “non ci sarà più alcun passo avanti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente”. Alla forte presa di posizione del vicecancelliere ha, però, risposto il portavoce della Merkel Steffen Seibert, dicendo che “spesso le cose decisive avvengono nel round finale”.

A sostenere pienamente la prosecuzione dei negoziati è, invece, il ministro dello Sviluppo economico italiano Carlo Calenda. “Il Ttip si chiuderà, è inevitabile - commenta - Gli Stati Uniti sono i nostri principali partner economici e politici. Se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?”.

Il nodo politico sul TTIP

Il nodo a questo punto sembra essere politico. Francia e Germania si preparano ad un 2017 di elezioni e stanno cercando di assecondare l’opinione pubblica sempre più contraria alla firma del TTIP per il timore di un abbassamento degli standard qualitativi e di sicurezza dei prodotti in commercio sulle due sponde dell’Atlantico. Il sospetto è che i due Paesi alzino la voce contro il TTIP solo a favore di telecamera, ma che finora non abbiano mai intrapreso azioni ufficiali per decretare la fine dei negoziati con gli USA. Per dissipare questo malizioso sospetto basta aspettare la fine di settembre per vedere se sarà presentata o meno una richiesta ufficiale per togliere alla commissione UE il mandato per le trattative.

Ma l’incognita politica pesa e non poco anche sugli USA. Per mesi abbiamo sentito dire che USA e UE avrebbero dovuto firmare il TTIP prima della fine del mandato di Barack Obama fautore del Trattato di libero scambio USA-UE. Ma il suo governo è in scadenza e i due candidati alla Casa bianca hanno posizioni critiche sul TTIP: Donald Trump si è detto totalmente contrario, mentre Hillary Clinton ha avanzato perplessità sulle conseguenze per lavoratori e imprese a stelle e strisce.

I negoziati per raggiungere un accordo sui 27 capitoli del Trattato si sono arenati su numerose posizioni discordanti: per arrivare alla firma, una delle due parti dovrebbe abbassare la testa e accettare le pretese dell’altra. Eventualità inaccettabile soprattutto nel bel mezzo di una campagna elettorale (quella in USA, ma anche quelle europee di Germania e Francia) in cui i Governi devono mostrarsi forti e determinati a tutelare gli interessi dei cittadini. Insomma la morte o meno del TTIP non sarà decisa dai negoziati sui 27 capitoli del Trattato, ma dalla convenienza politica delle parti. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/trattato-usa-ue-il-ttip-e-davvero-morto-chiacchiere-si-ufficialmente-ancora-no-1463445

 

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