Lavoro: dopo due anni e tanti miliardi sprecati il Governo cambia strategia. Il 2017 sarà (forse) l'anno della produttività

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Cambio di strategia: archiviati i bonus per i nuovi contratti a tutele crescenti che nessun effetto hanno avuto sull’occupazione se non quello di dopare i dati del 2015, il Governo pensa di spingere sull’acceleratore della produttività. Il tutto, però, dopo aver buttato due anni e quasi 20 miliardi di euro regalando mancette ai datori di lavori che vogliono assumere con il contratto del Jobs act, consapevoli di poter mandare tranquillamente a casa il dipendente nei primi tre anni di lavoro.

Ma anche questa non si preannuncia una sfida facile. La bassa produttività è una malattia che frena l’Italia da circa 20 anni. E questo dà buon gioco al premier per dire che i Governi precedenti non hanno fatto niente per trovare una cura mentre il governo del fare scende in campo con una dose massiccia di medicine. Ma il problema resta sempre lo stesso: la coperta è corta e per far ripartire la produzione sarà necessario un piano shock, strutturale, qualcosa che non si fa con i due spiccioli avanzati dopo aver dato mancette a destra e a manca nella speranza di guadagnare un sì al referendum previsto in autunno.

Due anni e tanti miliardi sprecati

A quanto pare i bonus fiscali per i nuovi contratti a tempo indeterminato sono arrivati al capolinea. A gennaio 2015 è entrato in vigore il bonus che prevedeva sgravi fiscali di oltre 8mila euro all’anno per tre anni su ogni nuovo contratto firmato entro il 31 dicembre 2015. Quando la legge di stabilità successiva ha previsto il dimezzamento del bonus, sul finire dell’anno scorso, soprattutto nel mese di dicembre, è scattata la corsa alla firma dei contratti.

Magia che è subito finita il primo gennaio 2016, quando gli sgravi dimezzati non facevano più gola e nessuno e di colpo i nuovi contratti sono crollati. Anche i dati pubblicati dall’ISTAT confermano che senza il doping fiscale, la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, resta a livelli inaccettabili e i contratti stabili sono sempre meno utilizzati mentre crescono i contratti a termine e soprattutto l’utilizzo dei voucher.

Questo giochetto durato due anni, però, peserà sulle casse pubbliche per circa 17 miliardi in sette anni, considerando anche quelli che i tecnici chiamano i “trascinamenti”. Sono due anni che osservatori ed economisti preannunciano il fallimento di questo intervento per l’occupazione, chiedendo al Governo di mettere in campo riforme strutturali per il taglio del cuneo fiscale. Me il premier è andato avanti per la sua strada e solo oggi, due anni dopo e 17 miliardi buttati, decide di fare un passo indietro e concentrarsi sulla produttività.

Il Governo tenta la strada dalla produttività

Dopo gli sgravi per l’occupazione il Governo tenta di giocarsi la carta della produttività, la grande malattia dell’Italia, il motivo per il quale non riusciamo a tirare davvero il Paese fuori dal pantano della crisi economica. Secondo le prime indiscrezioni il Governo intende mettere a punto un piano che viaggerà su un doppio binario. Da una parte agirà sulla leva fiscale ampliando la detassazione sui premi aziendali di produttività, tagliando IRES e IRI al 24%.Dall’altra intende forzare sulla riforma della contrattazione sulla quale sindacati e Confindustria non riescono a portare a termine la trattativa. Secondo quanto riporta Repubblica questo secondo intervento dovrebbe operare solo a livello aziendale senza toccare il contratto nazionale né quello territoriale.

A quanto sappiamo, al momento, le idee sono poche e confuse. L’unica certezza è che il Governo ha deciso di dare una sterzata al piano sul lavoro abbandonando la strada degli sgravi fiscali e dedicandosi alla produttività. L’intuizione c’è, ora bisogna vedere come sarà realizzata. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/lavoro-dopo-due-anni-e-tanti-miliardi-sprecati-il-governo-cambia-strategia-il-2017-sara-forse-lanno

 

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