PIL, lavoro, deficit, fiducia, tasse: tutto quello che le slide del Governo Renzi non dicono (o dicono male)

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L’enciclopedia Treccani spiega che il termine “propaganda” è “un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento”. “Utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e implicano un certo grado di occultamento, manipolazione, selettività rispetto alla verità”.

Ecco, le trenta slide sui trenta mesi di Governo Renzi ricalcano alla perfezione la definizione di propaganda. Qui infatti non ci sono numeri inventati, ma semplicemente plasmati e interpretati in modo da dare l’impressione a chi legge di avere un Governo con la bacchetta magica. Non solo: i dati indicati nelle slide del premier sono totalmente decontestualizzati e definiti in modo spesso fuorviante.

Purtroppo il fact checking è un esercizio ormai davvero poco praticato dalla stampa italiana che lascia al Governo carta bianca nell’influenzare l’opinione dei cittadini a suo piacimento. E in vista del referendum di autunno è chiaro che il Governo si stia giocando tutte le sue carte migliori. Ma cerchiamo di spiegare alcune slide, le più significative.

Numero occupati e disoccupazione

Le prime due slide sono dedicate al tema del lavoro, spina nel fianco di tutti i Governi che hanno vissuto la crisi economica. Numero occupati: “ieri 22,180 milioni, oggi 22,765 milioni“, recita la prima slide; Disoccupazione: “ieri 13,1%, oggi 11,4%” ribadisce la seconda; Disoccupazione giovanile: “ieri 43,6%, oggi 39,2%” chiosa la terza. Messi lì così sono numeri incontestabili, ma ci sono alcuni elementi da evidenziare.

Punto primo: come nota Mario Seminario sul suo blog, per dare il numero di occupati il Governo fa riferimento al periodo febbraio 2014-luglio 2016 (cioè partendo dal primo mese di Governo Renzi), mentre per quello sulla disoccupazione si prende il periodo da novembre 2014 a luglio 2016, il più utile per gonfiare la differenza tra ieri e oggi. Piccolo giochetto di prestigio.

Punto secondo: le slide fatte in questo modo con numeri buttati lì senza alcuna spiegazione nascondono tutta una serie di osservazioni indispensabili per valutare effettivamente i risultati dell’azione del Governo. Quello che queste slide non spiegano è che l’aumento dell’occupazione in questi ultimi mesi ha interessato soprattutto gli over 50, coloro che sono rimasti senza lavoro per una crisi aziendale o che per colpa della riforma Fornero non sono potuti andare in pensione. L’occupazione dei giovani 25-34, 35-49, invece, è rimasta al palo creando il dramma di una generazione senza futuro. Sarebbe stato interessante aggiungere la slide su quanti giovani sono scappati all’estero negli ultimi anni.

A febbraio 2014 erano al lavoro 6,926 milioni di persone con più di 50 anni di età, a luglio 2016 sono 7,815 milioni, ma nello stesso periodo gli under 49 al lavoro sono calati da 15,253 a 14,941 milioni.

Punto terzo: il numero dei contratti stabili di oggi è ovviamente più alto di quello di ieri grazie al bonus fiscale che, nel 2015 ha fatto impennare il numero dei contratti. Questi, però, è sempre bene ricordarlo, non sono contratti a tempo indeterminato alla “vecchia maniera”, ma sono contratti a tutele crescenti cioè che garantiscono al datore di lavoro la possibilità di licenziare il neo assunto. Inoltre, come abbiamo spiegato altre mille volte, la droga degli sgravi fiscali, nel 2016 ha già esaurito il suo effetto benefico e i contratti sono tornati a calare. Ciliegina sulla torta, infine, il costo: questo giochetto durato due anni e dagli scarsi risultati è costato circa 17 miliardi di euro che potevano essere utilizzati per un taglio strutturale del costo del lavoro.

PIL, defitic e debito (che non c’è)

Dopo il tema del lavoro arrivano il prodotto interno lordo e il deficit, ma il Governo ha dimenticato di inserire la slide con il debito pubblico che continua a mettere a segno record al rialzo.

Partiamo dal PIL: “ieri -1,9%, oggi +1%”. Sul PIL negativo del 2013 (cioè ieri) non c’è niente da dire, ma in molti si sono chiesti da dove sia uscito questo misterioso +1%. Il Governo, non spiegando la provenienza dei dati, ci costringe a tirare a indovinare. Le possibilità sono due: il Governo Renzi travolto dal suo stesso ottimismo ha inserito il dato del PIL previsto dal ministero dell’economia, ma ancora tutt’altro che raggiunto; oppure ha preso il dato del primo trimestre del 2016 confrontato con il primo trimestre del 2015. Nel primo caso ha paragonato un dato ormai acquisito con una previsione, oltretutto difficilmente realizzabile, e nel secondo caso avrebbe confrontato pere con mele solo per fare vedere il netto miglioramento.

Discorso simile per il deficit: “ieri 3, oggi 2,4”. Anche qui l’”oggi” non è un dato acquisito, ma la previsione del MEF ancora soggetta a revisioni. Manca, invece, oltre al dato del debito, anche quello del rapporto debito-PIL indicativo per valutare la salute della finanza pubblica: nonostante il 2015 abbia visto molti fattori esogeni positivi, il dato non riesce a scendere, ma il Governo ha ben pensato di non inserirlo tra le slide.

Bonus 80 euro e tasse sulla casa

Proseguiamo con due perle: il numero di italiani che ricevono 80 euro in più al mese passato da 0 a 10,4 milioni e le famiglie che pagano le tasse sulla prima casa passate da 19 a 0. I due principali esempi di come il Governo abbia buttato soldi in questi due anni alla guida del Paese. Gli 80 che avrebbe dovuto spingere i consumi hanno avuto solo il risultato di spendere quasi 10 miliardi di euro. Per non parlare poi dello scivolone dei beneficiari: alla fine dell’anno 1,4  milioni di italiani, circa 1 su 8 ha dovuto restituire indietro gli 80 euro perché hanno guadagnato più di 24mila euro l’anno oppure, ancora più grave, perché hanno guadagnato meno di 8mila euro.

Anche sull’abolizione delle tasse sulla casa abbiamo già buttato migliaia di pixel. Il costo di questo intervento in termini di minori entrate è di quasi 5 miliardi di euro perché l’abolizione non è stata fatta solo sulle famiglie in difficoltà economia o particolarmente numerose, ma a pioggia su tutti, indistintamente. Con il risultato di aver buttato 5 miliardi di euro per togliere una tassa anche a chi può tranquillamente permettersela.

Fiducia dei cittadini e titoli di Stato

Chiudiamo in bellezza: “Costo” dei titoli di Stato decennali: “ieri 3,74, oggi 1,14”. Intanto non si tratta di un costo, ma bensì di un rendimento, quindi nessuna azione salvifica del Governo che taglia costi a destra e a manca. E soprattutto: il calo dei rendimento, ormani lo sa anche un bambino, deriva dal piano di Quantitative Easing messo in piedi dalla BCE di Mario Draghi e non ha niente a che fare con l’azione del Governo negli ultimi trenta mesi. E’ come se il Governo si prendesse il merito dell’anno bisestile.

E dulcis in fundo, il colpo da maestro. “Indice fiducia dei cittadini: ieri 94,5, oggi 109,2”. Il Governo spaccia per fiducia dei cittadini nel Governo (come hanno riportato alcuni giornali distratti o servili) quella che in realtà è l’indice di fiducia dei consumatori pubblicato periodicamente dall’ISTAT e che indica ben altra cosa.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/pil-lavoro-deficit-fiducia-tasse-tutto-quello-che-le-slide-del-governo-renzi-non-dicono-o-dicono

 

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