Roma: da Virginia Raggi a Luigi Di Maio, si allargano le polemiche sul M5S. Ecco cosa sta succedendo

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Da Virginia Raggi a Luigi Di Maio. Le polemiche relative all’indagine a carico di Paola Muraro di cui fino al pomeriggio del 5 settembre nessuno sapeva nulla, salvo poi scoprire che in realtà tutti erano a conoscenza di tutto ma in alcuni casi non avevano capito, si sposta dal locale al nazionale, coinvolgendo direttamente il delfino del Movimento 5 Stelle, il vicepresidente della Camera nonché futuro candidato Premier, Luigi Di Maio.

Roma: Di Maio sapeva dell’indagine

Il 7 settembre i principali giornali nazionali hanno sbattuto in prima pagina sia gli sms (leggibili su Repubblica) che la mail (pubblicata dal Messaggero) che provano inequivocabilmente che Di Maio sapeva dal 4 agosto, e quindi da un mese, quali fossero le vicissitudini giudiziarie dell’assessore ai Rifiuti della giunta capitolina.

Ricapitoliamo i contorni della vicenda: il 18 luglio Muraro scopre di essere indagata avendo ricevuto dalla Procura (previa richiesta della stessa ex collaboratrice di AMA) un’istanza sulla base dell'articolo 335 del codice di procedura penale. Il giorno dopo informa il Sindaco di Roma che, dopo essersi consultata con l’ex capo di gabinetto Raineri, sceglie di “aspettare le carte di prima di decidere eventuali provvedimenti”.

Raggi informa della questione il direttorio romano, vale a dire Paola Taverna, Stefano Vignaroli, Fabio Massimo Castaldo, Gianluca Perilli e non quello nazionale di cui fanno parte Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Roberto Fico e Carlo Sibilia. Tenuti all’oscuro della situazione anche Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

Fino a qui dunque, la versione ufficiale conferma le dichiarazioni rilasciate dalla Prima Cittadina della Capitale nel corso dell’audizione tenutasi davanti alla commissione Ecomafie.

Peccato che il direttorio romano decida di non sobbarcarsi la responsabilità di una patata bollente di tale portata. Arrivano dunque le prove che coinvolgono Di Maio. In base ai messaggi pubblicati da Repubblica, il responsabile degli Enti Locali del Movimento 5 Stelle fu informato delle novità su Muraro prima via messaggi (inviati da Paola Taverna e Fabio Massimo Cataldo) e poi via mail.

Di Maio: i messaggi e la mail

Taverna scrive che dalla Procura sarebbe arrivato il documento sulla posizione dell’assessore ai Rifiuti. Di Maio chiede: “Posso almeno sapere se il 335 è pulito o no?”. “No, non è pulito” è la risposta inequivocabile. A rendergli noti i dettagli è Cataldo che spiega quale sia il reato contestato dai PM, vale a dire “"inosservanza delle prescrizioni o la carenza dei requisiti previsti per legge da parte del gestore" degli impianti per il trattamento dei rifiuti.

Se ciò non bastasse, il Messaggero pubblica una mail, risalente al 5 agosto (il giorno dopo dunque), in cui Taverna dà a Di Maio maggiori informazioni: "Come sai, la situazione attuale è assolutamente delicata. Sempre da diverse fonti giornalistiche ci pervengono notizie circa l'imminente notifica di un avviso di garanzia all'assessore in questione per un'ipotesi di reato consistente in violazioni procedurali di verifica e controllo prescritte dal TU ambiente per il trattamento di rifiuti (circola la voce che possa trattarsi di truffa).

La senatrice romana scrive poi che Muraro è indagata, precisando che "Allo stato attuale non possiamo escludere ulteriori evoluzioni dell'indagine che portino a contestazioni di maggiori gravità".

In base a quanto appena detto, appare dunque chiaro che Di Maio sapeva tutto, ma non ha detto nulla né ai colleghi del direttorio nazionale (Sibilia, Fico, Di Battista e Ruocco hanno più volte dichiarato di aver scoperto tutto dai giornali), né a Grillo. Il motivo lo spiega in una dichiarazione riportata dal quotidiano La Stampa : "Scusate, ho letto quella mail ma ho capito male". Se non avesse compreso nemmeno il contenuto degli sms non è dato sapere.

Di Maio: le reazioni

Al momento il M5S non ha rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale. Con un messaggio pubblicato il 7 settembre su Facebook Di Maio promette di raccontare i fatti e accusa il sistema dei partiti e dell’informazione” di aver montato un “caso incredibile”: “Io voglio dire alcune cose. Non ai media, ma ai cittadini, alla comunità del Movimento 5 Stelle, a tutti coloro che credono in questo Paese. Ci sono tante persone che, in questa accozzaglia di inciuci, gossip e scorrettezze non ci stanno capendo più nulla e vogliono risposte. Il sistema dei partiti e dell'informazione legata ad essi - continua il vicepresidente della Camera - ha montato un caso incredibile che tocca a noi smontare in un minuto. E oggi lo sta montando anche su di me”. Infine l’appuntamento: “Stasera ci vediamo in Piazza a Nettuno per l'ultima tappa del tour Costituzione Coast to Coast con Alessandro Di Battista (tour che ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini. Guarda caso, è stato oscurato dai media, ma questa è un'altra storia). Ci guarderemo negli occhi, vi racconterò i fatti e ci parleremo senza intermediari. La verità e l'umiltà ci renderà più forti di prima. Il dialogo con le persone oneste porta avanti questo progetto. Non ci fermano”.

Alessandro Di Battista parla invece di “accanimento senza precedenti” motivato dal referendum e dal possibile No alle Olimpiadi. “ Ovviamente dobbiamo sistemare alcune cose, correggere alcuni errori che inevitabilmente si fanno e ripartire compatti magari con un NO alle olimpiadi da far tremare tutti i palazzi del potere! Comunque le ingiustizie atroci che subiscono gli italiani non si sono mica interrotte nelle ultime 48 ore dove il “sistema” si è scaraventato contro il M5S in modo così violento”.

Il M5S e i giornalisti

Continua dunque il rapporto “conflittuale” tra il Movimento 5 Stelle e i media. Due mondi che sembrano non riuscire a trovare un punto di incontro, almeno fino a quando gli uni non capiranno di aver bisogno degli altri.

La rilevanza giornalistica del caso Muraro è indubbia, non tanto per l’inchiesta in se e per sé, quanto per la posizione da sempre tenuta dal M5S su questioni simili. Nel momento in cui un partito dichiara di avere come marchi di fabbrica “onestà” e “trasparenza”, nel momento in cui queste vengono meno, i giornali sono tenuti a raccontare ciò che accade.

E non è accanimento, né “servilismo politico”, ma cronaca riguardante il secondo partito del Paese, che non può essere ignorata. Spetta poi ai cittadini interpretare ciò che viene scritto.

Ma il caso Muraro mette in evidenza anche come, nel corso degli anni, il M5S non sia ancora riuscito a trovare il modo giusto di rapportarsi ai media. Rispetto alla totale chiusura degli inizi (quando qualsiasi tipo di intervista o comparsata in tv era severamente vietato), di passi avanti ce ne sono stati parecchi. Ma anche in questo caso le lacune esistenti si sono viste tutte. Nessun comunicato o dichiarazione dopo la riunione fiume dei vertici del Movimento, nessuno streaming, nessuna affermazione relativa a possibili decisioni o contromisure. Forse, se almeno una di queste azioni fosse stata portata a compimento, i giornali avrebbero evitato di basarsi sugli “inciuci” (favoriti dagli stessi pentastellati tra l’altro, dato che sms e mail non sono giunti alle redazioni giornalistiche “per grazia divina”) e sui “gossip” di cui parla Di Maio, avendo a disposizione una più vasta gamma di informazioni. Si chiama comunicazione e, a prescindere da quale sia l’opinione dei 5 Stelle, in politica è fondamentale. Anche se i giornalisti sono brutti e cattivi.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/roma-da-virginia-raggi-luigi-di-maio-si-allargano-le-polemiche-sul-m5s-ecco-cosa-sta-succedendo

 

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