Banche: timidi segnali di ripresa di breve periodo, ma con MPS sotto i riflettori i rischi sono tanti (analisi Unicredit e Intesa San Paolo)

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Il comparto italiano sta attraversando una fase di brevissimo periodo sostanzialmente positiva, dopo aver fatto registrare nuovi minimi dell’anno a seguito del risultato del referendum sulla Brexit. Un’estate che poi è stata segnata dal rialzo in quasi ogni settore, con lo S&P 500 statunitense che ha fatto registrato nuovi massimi e il FTSE 100 britannico che sta per andare a testare i massimi storici.

Le banche europee e italiane sono riuscite a passare, anche se tra molti dubbi, l’esame degli stress test dello scorso 29 luglio, con MPS però che è stata messa sulla vetta del podio come peggiore banca europea, mentre Intesa San Paolo è risultata la banca italiana maggiormente in salute. Valori che sono riflessi anche nelle diverse impostazioni tecniche dei due titoli.

L’attenzione sul comparto bancario rimane comunque alta. A maggio scrivevamo che il settore bancario è un disastro e che i fondamentali fotografano una situazione abbastanza precaria, soprattutto per quel che concerne le sofferenze bancarie. Proprio MPS continua a rimanere sotto i riflettori con voci che parlano di un possibile utilizzo del Fondo salva-stati per il salvataggio della banca, voci che al momento sono state smentite dal governo italiano.

Per Monte Paschi è comunque in programma un aumento di capitale dell’ordine di 5 miliardi di euro per il prossimo novembre, come spiegato nel programma “capital plan” inviato a fine luglio ai vertici della BCE (piano che prevede anche la cessione di 10 miliardi di euro di sofferenze bancarie). Si tratta per MPS del terzo anno consecutivo di aumenti di capitale.

Altra banca su cui è concentrata l’attenzione è Unicredit. Anche per questa banca, che ha sostituito l’amministratore delegato a fine giugno (via Federico Ghizzoni, dentro il francese Jean-Pierre Mustier), è previsto un aumento di capitale per i primi mesi del 2017 probabilmente dell’ordine di 7-8 miliardi di euro. L’istituto finanziario con sede a Milano ha cambiato tre amministratori delegati nel giro di tre anni.

Non sono certo segnali di salute, ma al momento è sufficiente far passare il messaggio che governo e BCE faranno il necessario per salvare le banche e evitarne un collasso che avrebbe conseguenze abbastanza gravi per l’Italia e per l’Europa. Il giochino però non può andare avanti all’infinito e prima o poi le banche dovranno iniziare a dare segnali di guarigione solidi.

Per quanto concerne il quadro puramente tecnico di seguito riportiamo la situazione di Unicredit (la cui analisi può essere applicata anche a MPS) e Intesa San Paolo.

imageIl grafico mensile del titolo Unicredit fa capire che segnali veri di inversione al momento non ci sono. IBTimes Italia / XTB

Andando a osservare il timeframe mensile si capisce come segnali di inversione veri per Unicredit non ce ne siano. Il titolo continua a stazionare sui minimi del 2012, disegnando quindi un doppio minimo, e nel lungo periodo la forza rimane ancora prevalentemente ribassista. Sul grafico si può notare la formazione di un triangolo discendente. Un vero segnale di inversione di tendenza di medio-lungo periodo (qui per medio lungo periodo intendiamo 2-5 anni) si avrebbe solo con l’uscita del titolo dalla trendline discendente del triangolo.

imageSul grafico giornaliero di Unicredit notiamo i minimi e i massimi via via più alti. La sensazione è che il titolo possa provare a risalire. IBTimes Italia / XTB

Nel breve periodo invece la situazione è leggermente diversa. Possiamo vedere che dopo un doppio minimo i prezzi iniziano a formare minimi e massimi di swing più alti e si appresta a rompere i massimi di luglio scorso. Se la rottura dovesse essere confermata il titolo andrebbe a chiudere il gap aperto con la Brexit e testare i massimi di giugno. Tuttavia, solo con la rottura di questo livello ci potremmo trovare di fronte ad un movimento rialzista più longevo.

imageAnche Intesa San Paolo si trova in una situazione di lungo periodo ancora negativa IBTimes Italia / XTB

Anche Intesa San Paolo, nonostante si trovi in una situazione tecnica (e fondamentale) leggermente migliore di quelle delle altre banche quotate, è ancora in una fase di lungo periodo negativa, come possiamo vedere dal grafico mensile. Il titolo ha effettuato un pullback sulla rottura dei minimi precedenti e qualora il movimento rialzista di breve dovesse continuare si troverebbe a testare prima l’EMA a 50 periodi e successivamente la trendline ribassista di lungo periodo. Solo con la rottura di quest’ultima linea si avrebbe un segnale vero di inversione di tendenza.

imageNel breve periodo si vede meglio la maggiore forza al rialzo del titolo di Intesa San Paolo rispetto alle altre banche italiane. IBTimes Italia / XTB

Il grafico giornaliero evidenzia invece la maggiore forza al rialzo di Intesa San Paolo nei confronti di Unicredit. Vediamo infatti che il titolo già si è riuscito a portare con decisione sopra ai massimi di luglio e a chiudere il gap aperto con la Brexit e, come forse più importante, a rompere la trendline ribassista di breve-medio periodo. Attendiamoci nelle prossimi sedute un throwback sulla rottura dei massimi precedenti, ma in generale il titolo appare nel breve periodo ben impostato per andare ad aggredire prima i 2,3 e successivamente i 2,5. In caso invece di discesa sotto 1,8 avremmo un forte segnale ribassista che porterebbe il titolo verso nuovi minimi dell’anno.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-timidi-segnali-di-ripresa-di-breve-periodo-ma-con-mps-sotto-i-riflettori-i-rischi-sono-tanti

 

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