Italia: l'economia sommersa vale oltre 200 miliardi. Cosa bisogna fare per riportare a galla questo tesoro

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Economia sommersa più attività illegali in Italia valgono 206,4 miliardi di euro, ovvero il 12,9% del PIL del Belpaese, in crescita rispetto al 12,7% stimato nel 2012 e al 12,4% del 2011. A rivelarlo è l'ISTAT, che ha aggiornato l’ultima stima sull’economia sommersa diffusa a dicembre.

Il quadro delineato dall’ISTAT evidenzia chiaramente la mole gigantesca dell’economia del sommerso in Italia che, oltretutto, non accenna minimamente a calare. Parlando di economia sommersa, infatti, l’Italia è ai vertici della classifica europea, ma c’è poco di cui vantarsi. Già tre anni fa il Sole 24 Ore scriveva che in Europa il fardello più pesante di economia sommersa era sopportato dalla Germania, ma che l’Italia batte tutti se il suo valore viene rapportato al PIL. Cioè in Italia l’economia sommersa ha il maggior peso in Europa rispetto al prodotto interno lordo del Paese.

I numeri in effetti sono da capogiro: oltre 200 miliardi per circa il 12,9% del PIL italiano. Nelle prossime settimane il Governo dovrà presentare la nota di aggiornamento al DEF, il documento di economia e finanza propedeutico alla redazione della Legge di stabilità per il 2017. Ballano tanti numeri, anzi ballano tanti zero virgola. La Nota, infatti, dovrà rivedere al ribasso le stime del PIL che probabilmente non raggiungerà l’1% fermandosi allo 0,9%. I margini fiscali di manovra saranno più risicati e il Governo inizia già a pensare di racimolare zeri virgola a destra e a manca: si parla di 0,5 miliardi da giochi e tabacchi; 0,7 miliardi dalle tax expenditures (cioè dal taglio di deduzioni, detrazioni ed esenzioni che riducono le tasse da pagare); altri 2 miliardi dovrebbero arrivare dalla voluntary disclosure e così via. Insomma la prossima legge di stabilità sarà un puzzle di piccole entrate racimolate a fatica e messe a copertura economica per gli interventi previsti dalla legge di stabilità.

Questo breve quadro non vuole paragonare la quantità di economica sommersa in Italia con le coperture per la manovra perché si calcolano in modo diverso, ma solo cercare di chiarire l’entità del fenomeno. Il Governo si affanna alla ricerca di ogni zero virgola utile alla legge di stabilità, mentre c’è un giro d’affari che vale miliardi di euro prodotto da coloro che lavorano nell’ombra. Cercare di portare a galla solo una minima percentuale di questo sommerso significherebbe portare alla luce attività da tassare e quindi nuove risorse riscosse dalla pubblica amministrazione.

Spesso i proventi dell'economia sommersa rientrano mascherati all'interno del sistema economico attraverso fenomeni come il riciclaggio, ma sfuggono al controllo e soprattutto alla tassazione da parte dello Stato. Non esiste un Paese al mondo senza un minimo di sommerso perché la sua presenza all’interno di un’economia nazionale è fisiologica soprattutto nei Paesi, come l'Italia, in cui la pressione fiscale è molto alta. Il punto è quanto sia il suo peso in rapporto al PIL e confrontato con i partner con cui il Paese si rapporta. 

Da questo punto di vista la situazione italiana è drammatica e andrebbe affrontata. In primo luogo sarebbe necessario capire bene le caratteristiche dell’economia sommersa in Italia, verificare quali sono i settore più colpiti e provare a individuarne le cause. Poi, però, servono serie politiche di contrasto.

In Italia, vista la mole di economia sommersa registrata dall’ISTAT, è chiaro che il fenomeno non sia limitato al contrabbando, alle frodi, all’evasione fiscale, ma che interessi veri e propri settori produttivi. L’Italia è spesso rappresentata come il Paese di evasori per eccellenza, qui l’economia sommersa rappresenta una ricchezza che bisognerebbe riuscire non ad arginare, ma bensì ad inglobare nell’economia che opera sotto gli occhi di tutti.

Per farlo, sarebbe utile per esempio una seria lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero, imprese facili a dirsi, ma difficili da mettere in pratica. Certamente, però, la strada intrapresa dal Governo Renzi porterà a ben pochi risultati. Due esempi su tutti: mentre in Europa si spinge verso il sempre minor utilizzo dei contanti a favore dei pagamenti tracciabili, in Italia la fatturazione elettronica stenta a decollare per i soliti problemi burocratici e il Governo alza da mille a tremila euro il limite per l’utilizzo dei contanti. La riforma del mercato del lavoro ha liberalizzato l’utilizzo dei voucher lavoro da 10 euro (prima limitati in termini di quantità e qualità) creando un nuovo esercito di lavoratori precari e pagati in gran parte in nero.

Alla necessità di contrastare seriamente l’evasione fiscale e il lavoro nero si potrebbe aggiungere una riflessione non ideologica su legalizzazione delle droghe leggere e prostituzione. Due settori che hanno un giro d’affari inimmaginabile sottratto alla tassazione dello Stato in nome dell’ipocrisia della classe politica italiana. I giovani (e non solo) comprano marijuana dai delinquenti e la prostituzione è non solo il lavoro più vecchio, ma anche uno dei più redditizi al mondo e non c’è una ragione logica per relegare queste due attività all’economia sommersa.

La situazione italiana è ulteriormente aggravata da un DNA culturale votato all’illegalità. Lo spiega benissimo Maurizio Vallone, direttore del Servizio di controllo del territorio del dipartimento di Pubblica sicurezza di Roma: Il sommerso in una realtà come quella campana, e napoletana in particolare, dà sempre la sensazione di essere una "regola" accettata, o, almeno, sopportata non solo dalla società "per male" ma anche da quella che solitamente si definisce "per bene". D'altronde, non sarebbe possibile una così diffusa cultura dell'illegalità ed un così diffuso ricorso a strumenti illegali, se anche la parte della società che è normalmente estranea a dinamiche criminali non fosse incline a tollerarne alcuni aspetti, accettarne altri, ed esserne direttamente partecipe di altri ancora”.

Insomma, una parte degli italiani (non solo campani e napoletani ma di tutto lo Stivale) opera nell’illegalità e l’altra parte che non lo fa tollera il comportamento illegale in silenzio, senza denunciarlo. Questo mix di incapacità politica, oppressione della burocrazia e della pressione fiscale, mancanza della volontà politica di risolvere i problemi, DNA truffaldino e omertà stanno sottraendo all’Italia risorse utili a fare riforme e spingere la ripresa economia di cui abbiamo bisogno.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/italia-leconomia-sommersa-vale-oltre-200-miliardi-cosa-bisogna-fare-riportare-galla-questo-tesoro

 

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