MPS: rivoluzione al vertice in vista del salvataggio. Morelli è l’uomo che salverà il Monte?

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Dopo le dimissioni di Fabrizio Viola, anche il presidente Massimo Tononi rassegna le dimissioni lasciando la nave prima che affondi.E così il consiglio di amministrazione di ieri (14 settembre) che avrebbe dovuto soltanto nominare Marco Morelli nuovo amministratore delegato si è trovato sul tavolo anche le dimissioni di Tononi arrivate probabilmente per la non condivisione delle pressioni arrivate dagli azionisti di MPS (Governo in primis) per l’addio di Viola.

Il ruolo del burattinaio in questa vicenda pare sia affidato a JP Morgan la banca che guida il piano di salvataggio per MPS ed ha sponsorizzato Morelli con i vertici della banca. Per Morelli MPS non è un mondo sconosciuto: è stato al Monte dal 2006 al 2010 come vice direttore generale vivendo l’acquisizione di Banca Antonveneta, l’operazione che ha dato inizio a tutti i problemi a venire di MPS.

Per questo motivo la scelta di mandare via Fabrizio Viola in nome della necessità di spezzare i rapporti con il passato e presentare agli investitori una banca nuova e affidabile, per molti osservatori stride con la nomina di un ex del Monte, presente sotto la disastrosa presidenza di Giuseppe Mussari.

MPS: la rivoluzione al vertice

Il consiglio di amministrazione di MPS riunito ieri a Milano ha cooptato all’unanimità Marco Morelli nuovo amministratore delegato del Monte. Secondo un comunicato diffuso al termine del CDA, Morelli avrà anche il ruolo di direttore generale ed entrerà in carica dal 20 settembre.

Il banchiere romano, 54 anni, con una lunga esperienza in banche internazionali, arriva al vertice di MPS da amministratore delegato di Bank of America Merrill Lynch Italia, una delle banche d’affari che partecipa al piano di salvataggio di MPS.

Come anticipato, Morelli ha già messo piede in MPS a partire dal 2006 seguendo tutte le fasi dell’operazione su Antonveneta per la quale era stato anche coinvolto nell’indagine giudiziaria che potrà i vertici di allora sul banco degli imputati. Dall’inchiesta, però, Morelli è uscito pulito nel 2013 quando i PM hanno fatto richiesta di archiviazioni scrivendo che Morelli "non è risultato da fine 2007 l'interlocutore dell'Autorità di vigilanza sull'operazione Fresh".

Nessuna condanna da parte del tribunale, quindi, ma su Morelli pesa l’onta della multa di Bankitalia che sempre nel 2013 ha comminato sanzioni per 3,47 milioni di euro a ex amministratori, sindaci e dirigenti di MPS per le violazioni commesse sul Fresh (il prestito convertibile da 1 miliardo con cui venne in parte finanziato l'acquisto di Antonveneta).

Il conto più salato è stato riservato all'ex presidente, Giuseppe Mussari, e all'ex dg, Antonio Vigni, con sanzioni per 541.000 euro a testa, per Morelli in quanto vice direttore generale la multa è stata di 208.500 euro. In pratica Bankitalia ha contestato ai vertici di MPS la mancata trasparenza nei confronti della Vigilanza, di non aver rispettato i requisiti patrimoniali minimi a livello consolidato e di non aver osservate le “forme tecniche” per la redazione dei bilanci.

Alla luce di questi precedenti, il Fatto Quotidiano fa notare che la direttiva europea CRD4 su requisiti, onorabilità e adeguatezza dei banchieri (recepita dall’Italia nel maggio 2015), le sanzioni amministrative della vigilanza bancaria sono tra gli elementi da prendere in considerazione per verificare l’adeguatezza del banchiere rispetto a nomine ai vertici degli istituti.

Insieme alla nomina di Morelli, il consiglio di amministrazione di ieri ha accolto le dimissioni del presidente Tononi. La rivoluzione al vertice di MPS partita con l’allontanamento di Fabrizio Viola è partita da una telefonata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, di fatto, ha chiesto a Viola di farsi da parte.

La motivazione sarebbe legata al piano di salvataggio da mettere in campo entro la fine dell’anno: nel corso delle prime indagini tra gli investitori JP Morgan avrebbe registrato la loro disponibilità a partecipare al piano soltanto nel caso in cui ci fosse un ricambio al vertice della banca. Da lì la telefonata di Padoan. Ma le pressioni per l’uscita di Viola e alcuni contrasti con JP Morgan sul piano di salvataggio hanno convinto anche il presidente Tononi a mollare MPS.

Il piano di salvataggio

Spetterà a Morelli il tentativo di portare MPS al sicuro dopo anni passati tra le tempeste. Il piano da seguire è quello approvato a fine luglio dalla BCE, ma le incognite che ancora pesano sulla buona riuscita sono numerose.

Il primo problema riguarda i tempi: le incertezze legate all'esito del referendum costituzionale, ancora senza una data certa, fanno pensare ad un allungamento dei tempi di realizzazione del piano, fino addirittura allo slittamento ad anno nuovo.

Incognite restano anche sulle due fasi del piano. La prima riguarda la cessione di 9 miliardi netti di sofferenze che prevede diversi passaggi. Le banca deve ancora raccogliere e passare tutti i contratti oggetto di cessione ai tecnici per il recupero crediti. Solo in una fase successiva sarà possibile stabilire le dimensione delle tranche junior, senior e mezzanine della cartolarizzazione.

Ma la fase più delicata resta la seconda su cui pesa una certa freddezza degli investitori e il momento poco propizio per gli aumenti di capitale. Portata a termine la cartolarizzazione potrà nascere la Good bank, il nuovo MPS che andrà sul mercato alla ricerca di circa 5 miliardi di capitali freschi (per coprire il buco creato dalla cessione delle sofferenze ad un prezzo inferiore di quello messo a bilancio).

Tra i nodi che il nuovo amministratore delegato Morelli dovrà sciogliere c’è l’ipotesi di conversione volontaria dei bond subordinati di MPS in azioni, meccanismo utile ad abbassare il valore dell’aumento di capitale. Qualcuno ha proposto di allargare questa possibilità anche agli investitori retail, cosa che allungherebbe i tempi (per la redazione dei prospetti informativi), ma allargherebbe la base riuscendo, forse, a ridurre ulteriormente l’importo dell’aumento di capitale.

Gli advisor stanno, infine, cercando qualche investitore di sostegno che svolga il ruolo di paracadute nel caso in cui l’aumento di capitale non dovesse andare a buon fine, ma per il momento non pare ci sia all’orizzonte alcun Cavaliere bianco per MPS.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-rivoluzione-al-vertice-vista-del-salvataggio-morelli-e-luomo-che-salvera-il-monte-1465655

 

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