Le prostitute devono pagare le tasse: lo dice la Cassazione. Ecco l'ambigua posizione italiana

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Le prostitute al pari di qualsiasi altro professionista devono pagare le tasse, a confermarlo, dopo numerose sentenze  “minori”, arriva anche la Cassazione.

Per la Corte suprema la prostituzione è assimilabile al lavoro autonomo se svolta in forma abituale, oppure rientra nella categoria dei “redditi diversi” se svolta in forma occasionale. I giudici della Cassazione evidenziano che l’esercizio della prostituzione, abituale o occasionale che sia (a patto, però, che sia svolta autonomamente), “genera un reddito imponibile ai fini IRPEF” e che “il requisito della abitualità è invece rilevante ai diversi fini dell'assoggettamento dei proventi dell'attività di prostituzione anche alla imposizione indiretta”, ovvero l’IVA.

Quindi, secondo la sentenza della Cassazione, le prostitute autonome (quindi non soggette a tratta o sfruttamento della prostituzione) devono pagare l’IRPEF sui proventi dell’attività sessuale e in caso di “abitualità” delle prestazioni anche l’IVA.

Il tema della prostituzione in Italia è molto delicato e dibattuto. La posizione dello Stato, in questo senso, è abbastanza ambigua: la prostituzione in Italia non è illegale, ma essendo una pratica “contraria al buon costume” non è regolamentata dalla Stato e quindi non soggetta ad un regime di tassazione ad hoc.

In molti Paesi europei che hanno adottato il modello cosiddetto regolamentarista, vige una legge che disciplina espressamente la tassazione del reddito derivante da prestazioni di natura sessuale. In questi Paesi, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Germania, Lettonia e Svizzera, l’esercizio della prostituzione è considerato attività produttiva a tutti gli effetti e quindi tassabile (con proventi interessanti per le casse dello Stato).

Le prostitute in questo caso hanno diritti e doveri simili a quelli dei lavoratori autonomi con accesso alla previedenza e possibilità di essere rappresentati dalle sigle sindacali. Al contrario, in Italia vige il modello cosiddetto abolizionista: la prostituzione è considerata “fatto non penalmente rilevante”, anche se intorno all’attività di prostituzione ruota tutta una serie di reati quali lo sfruttamento, l’induzione e il favoreggiamento. Nel Belpaese, quindi, le prostitute o i clienti delle prostitute non commettono alcun reato anche se praticano un'attività contraria al buon costume. L’unica attività illecita è quella di intermediazione e favoreggiamento della prostituzione svolta dal cosiddetto protettore (o magnaccio) oppure il reato di sfruttamento della prostituzione da parte di colui che dà in affitto un appartamento per lo svolgimento dell’attività sessuale con un canone di locazione “eccedente rispetto al canone di mercato”.

Ma torniamo alla sentenza della Cassazione. I giudici della Corte suprema sono stati sollecitati sul caso di una donna che, pur non avendo mai fatto una dichiarazione dei redditi, è risultata ai controlli della Guardia di Finanza proprietaria di immobili, di auto di lusso e intestataria di locazioni immobiliari e numerosi conti correnti.

La donna ha fatto ricorso contro l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate sostenendo la non tassabilità dei redditi perché provenienti della sua attività di prostituta. Ma i giudici della Cassazione le hanno dato torto con sentenza numero 15596 che afferma "la natura reddituale attribuita ex lege ai proventi delle attività illecite, con la conseguente tassabilità quali "redditi diversi", comporta, a maggior ragione, che venga riconosciuta natura reddituale all'attività di prostituzione, di per sé priva di profili di illiceità, attività parzialmente tutelata dallo stesso ordinamento civile che comprende la prestazione sessuale dietro corrispettivo nella categoria della obbligazione naturale, la quale, se non consente il diritto di azione, attribuisce alla persona che ha svolto l'attività di meretricio il diritto di ritenere legittimamente le somme ricevute in pagamento della prestazione”.

L’obbligo al pagamento delle tasse per le prostitute trova conferma nella normativa europea che inquadra i servizi delle prostitute come "prestazione di servizi retribuita". In Italia, però, la prostituzione non è regolamentata e quindi manca una specifica disposizione che preveda un chiaro regime fiscale per l'attività di prostituzione. Forse sarebbe l’ora di iniziare a pensarci davvero.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/le-prostitute-devono-pagare-le-tasse-lo-dice-la-cassazione-ecco-lambigua-posizione-italiana-1465677

 

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