Confindustria vede nero su PIL e lavoro: per la generazione dei 30enni non ci sono speranze

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La crescita resterà bassa e insufficiente anche nel resto del 2016 e del 2017, l’occupazione tornerà a calare a causa del PIL fermo al palo e (forse) l’Italia tornerà ai livelli pre-crisi intorno al 2028. Il quadro emerso dall’ultimo rapporto del centro studi di Confindustria (di cui tutto si può dire tranne che siano dei gufi contro il Governo) conferma l’esistenza in Italia di una generazione perduta: quella dei 30enni o, come dicono negli USA, i millennials.  

Oggi un 30enne, nonostante lauree con 110 e lode, master e esperienze professionali all’estero, in Italia stenta a trovare un lavoro. I dati sull’occupazione parlano chiaro: la timida ripresa degli ultimi mesi è da attribuirsi principalmente al lavoro dei 50enni, mentre resta fortemente in crisi la classe d’età 24-35.

I 30enni fortunati oggi hanno un contratto a tempo determinato, stanno svolgendo un tirocinio, uno stage, un lavoro stagionale oppure lavorano con i voucher da 10 euro o in nero. Senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato nessuna banca al momento è disponibile a darti un mutuo per comprare casa e senza garanzie imponenti nemmeno un prestito per avviare un’impresa. E questa condizione di precarietà totale che spinge molti 30enni a vivere ancora con i genitori (per obbligo e non per scelta) potrebbe continuare per i prossimi 12 anni.

La generazione dei 30enni, se il Governo non si dà una svegliata e una mossa mettendo in campo riforme strutturali serie per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, è una generazione perduta, senza futuro. La ripresa, secondo Confindustria, potrebbe arrivare soltanto quando i 30enni di oggi avranno oltre 40 anni, quando si saranno già trasferiti all’estero o rassegnati a vivere alla giornata. Si tratta di uno spreco di capitale umano, perché lo Stato (con le nostre tasse) e i singoli individui hanno investito tempo e denaro per ricevere un'educazione che produrrà meno profitti (non solo in termini di quattrini) rispetto all'investimento fatto.

Confindustria: PIL al palo e occapazione in frenata

Lo studio di Confidustria non fa sconti al Governo e parla di “crescita piatta e insoddisfacente” indicando l’uscita fuori da tunnel soltanto nel 2028.

“Nel corso dell’estate lo scenario è ulteriormente peggiorato, una serie di fattori sta concretizzando, anche nei paesi più dinamici, la temuta stagnazione secolare”, si legge nel rapporto sull’andamento dell’economia italiana. Per il Belpaese di parla espressamente di un “quindicennio perduto” e di un netto taglio delle stime di crescita, +0,7% nel 2016 e +0,5% nel 2017, causato dal PIL a zero del secondo trimestre dell’anno.

E la crescita del 2017 non è scontata perché Confindustria vede all’orizzonte ulteriori rischi al ribasso. All’Italia di oggi con crescita allo "zero virgola" si aggiunge al divario che negli anni della crisi si è creato tra noi e il resto dei nostri colleghi europei: tra il 2000 e il 2015 il PIL è aumentato del 23,5% in Spagna; del 18,5% in Francia e del 18,2% in Germania, ma è calato dello 0,5% in Italia. Numeri indicativi almeno quanto terrificanti.

Qualche passo avanti, secondo Confindustria, è stato fatto tra il 2015 e il 2016 sul fronte dell’occupazione grazie soprattutto alla droga degli sgravi fiscali. Ma la pacchia è già finita: da una parte perché i bonus contributivi hanno esaurito la loro spinta positiva e poi perché la frenata del PIL andrà inevitabilmente a ricadere sull’occupazione.

Il rapporto del Centro studi spiega che “il numero di persone occupate nel 2015 è cresciuto dello 0,8% e dell’1,4% tra gennaio e luglio di quest’anno (nel confronto tendenziale); anche il numero di persone che cercano un impiego è sceso sotto i tre milioni a metà 2015, dopo quasi 30 mesi; e il tasso di disoccupazione nell’ultima rilevazione di luglio è arrivato all’11,4%”.

L’occupazione quindi è in ripresa? Non proprio. Confindustria conferma una delle regole basilari dell’economia: il lavoro risponde in ritardo alla crescita economica, perché le aziende non assumono o licenziano non appena si verifica un'accelerazione o un rallentamento della crescita, bensì, per esempio, assumono con contratti più precari oppure riducono il numero dei lavoratori, prima di prendere decisioni di medio periodo come assumere o licenziare un lavoratore, ovvero una persona su cui si investono risorse per l'addestramento.

La crescita del lavoro in questi mesi (anche se in maniera limitata) e la frenata del PIL hanno inoltre una conseguenza altrettanto drammatica: questo fenomeno implica che anche la produttività è in rallentamento (di nuovo, come negli ultimi venti e più anni), e non promette niente di buono.

La crescita dell'occupazione, secondo i tecnici di Confindustria, si bloccherà nella seconda parte dell’anno e nel 2017 quando il numero degli occupati sarà ancora inferiore di oltre un milione al livello pre-crisi. Senza interventi incisivi da parte del Governo, il PIL tornerà a crescere davvero soltanto nel 2028 trascinando in positivo anche l’occupazione. Ma la generazione dei 30enni, la mia generazione, non ha a disposizione tutto questo tempo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/confindustria-vede-nero-su-pil-e-lavoro-la-generazione-dei-30enni-non-ci-sono-speranze-1465840

 

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