Good bank: cercasi acquirenti disperatamente e avanza l’ipotesi spezzatino

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Dopo i primi tentativi di vendita falliti è sostanzialmente calato il silenzio sulla vendita della quattro Good bank, i quattro istituti Banca Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara nate dal salvataggio passato per il decreto salvabanche del 22 novembre scorso. La vendita attesa “entro l’estate” sta subendo continui ritardi perché, di fatto, nessuno vuole comprare quattro istituti che ancora oggi continuano a macinare milioni di perdite ad ogni trimestrale.

Così il loro presidente Roberto Nicastro continua a dare calci alla lattina spostando la vendita sempre più avanti: oggi la scadenza è fissata per fine settembre, ma lo stesso Nicastro in questi giorni ha dichiarato che la vendita potrebbe arrivare “in zona Cesarini o ai tempi supplementari”. Andremo almeno ad ottobre, se tutto va bene.

Il problema resta sempre il prezzo. Le due offerte archiviate quest’estate si aggiravano intorno ai 300 milioni per tutte e quattro le banche, una cifra nettamente inferiore al prestito di 1,6 miliardi erogato da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi banca al Fondo di risoluzione per il salvataggio degli istituti. E quel prestito deve essere rimborsato con i proventi della vendita altrimenti a rimetterci sarà il Fondo e l’intero sistema bancario italiano. Intanto, la buona notizia è che lunedì partono i primi rimborsi per gli obbligazionisti delle banche che sono stati azzerati con la risoluzione.

I rimborsi agli obbligazionisti

Migliaia di persone, azionisti e obbligazionisti subordinati delle quattro banche salvate, hanno perso tutto o in parte il proprio investimento in occasione del processo di risoluzione. Lunedì 19 settembre partiranno i primi rimborsi per le obbligazioni subordinate: su 600 già presentate partiranno i rimborsi per “alcune decine”; tre sono state rigettate; una “percentuale rilevante” deve essere integrata.

Il dossier per la vendita delle quattro banche

Mentre partono i primi rimborsi, resta ancora aperto il dossier per la vendita delle quattro Good bank nate con il decreto Salvabanche del 22 novembre. Sono ancora due i nodi da sciogliere: il prezzo di vendita e il trattamento dei crediti inesigibili messi a bilancio, che potrebbe subire ulteriori rettifiche.

Alla scadenza estiva (fissata al 21 luglio) sono state due le offerte vincolanti arrivate al presidente Nicastro per le quattro banche: quella dei fondi Apollo e Lone Star, (mentre l’altro pretendente ancora in gara, Apax Partners, ha deciso di tirarsi indietro all’ultimo). Entrambe le offerte tra i 300 e i 500 milioni di euro per tutte e quattro le banche sono state considerate insufficienti per proseguire nell’iter di vendita. Annullato di fatto il primo tentativo di vendita, è stato riaperto il bando per raccogliere altre offerte vincolanti.

Al momento, secondo quanto spiega il presidente Roberto Nicastro, restano in ballo gruppi italiani e stranieri. Tra gli italiani starebbero studiando i dossier delle quattro banche Ubi banca, la popolare di Bari e anche la Banca popolare Emilia Romagna interessata, però, soltanto a Banca Etruria e Marche.

Tra le banche ancora in corsa Ubi sarebbe l’unica disponibile a prendersi il pacchetto completo altrimenti l’unica strada da percorrere resterebbe quella dello spezzatino. L’offerta di Ubi (non ancora ufficiale) si aggira intorno ai 500 milioni di euro,ma sarebbe subordinata ad una serie di condizioni come le garanzie, magari da Cassa Depositi e Prestiti, sulle sofferenze oppure sull’allontamento del personale in esubero.

Nei giorni scorsi si è riunito il CDA della BPER dal quale non è emersa alcuna comunicazione ufficiale, ma secondo indiscrezioni la banca sarebbe interessata all’acquisto di Banca Etruria e forse anche Marche. Favorevole allo spezzatino anche la Popolare di Bari che starebbe puntando all’acquisto di Carichieti.

Insomma, l’unico acquirente disposto a portarsi a casa il pacchetto completo delle quattro banche sarebbe Ubi, altrimenti resta in ballo soltanto lo spacchettamento delle Good bank. L’unica certezza è che, vista la freddezza di banche e investitori sulle banche in vendita, sarà impossibile arrivare a raccogliere la cifra di 1,6 miliardi utile a ripagare il prestito utilizzato per il loro salvataggio. La parte mancante dovrà essere finanziata dal Fondo tramite le quote dell’intero sistema bancario sul quale, alle fine, andrà a ricadere il peso del salvataggio.

Il secondo problema riguarda i crediti inesigibili messi a bilancio. L’acquirente degli istituti, infatti, potrebbe ritrovarsi costretto a nuove rettifiche sul valore delle sofferenze o aumenti di capitale. Il timore che le quattro banche siano una battaglia persa, un pozzo senza fondo in cui dover soltanto buttare soldi ha fatto allontanare molti interessati e pone una pesante ipoteca sulla conclusione dell’affare.

Nel primo semestre del 2016 le quattro banche “sane” hanno comunicato di aver riportato perdite per 133,9 milioni di euro dopo rettifiche per 109,6 milioni. Il comunicato della quattro banche afferma che “il livello di patrimonializzazione aggregato (Cet1), a fine semestre, resta sugli stessi livelli di dicembre 2015, posizionandosi al 9,88%” e evidenzia come “l'emorragia di depositi e clienti si sia arrestata e siano stati rinnovati finanziamenti”.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/good-bank-cercasi-acquirenti-disperatamente-e-avanza-lipotesi-spezzatino-1466007

 

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