Legge di stabilità 2016: IRPEF, pensioni, lavoro, casa, investimenti. Cosa c’è e cosa manca nella prossima manovra

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Si avvicina il momento più cruciale dell’anno: la presentazione della legge di stabilità, la manovra che farà il bello e il cattivo tempo del 2017. E come ogni anno, la redazione della legge di stabilità è un complesso puzzle di interventi, modifiche e risorse messe a copertura. La manovra per il 2017, secondo i calcoli del Sole 24 Ore dovrebbe valere tra i 23 e i 26 miliardi, di cui circa 15 miliardi solo per disinnescare le clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA a partire dal primo gennaio 2017. 

Il problema del Governo è che con la crescita asfittica dell’Italia i margini fiscali per finanziare gli interventi promessi nel corso del 2016 sono davvero ridotti, quindi, sarà necessario fare delle scelte e deludere qualcuno. L’impressione è che il Governo stia per imboccare la strada per dispensare briciole qua e là in modo da scontare il meno possibile gli elettori, ma senza riuscire ad incidere in maniera sostanziale sui problemi del Paese. I capitoli su cui intervenire sono numerosi, lavoro, investimenti, casa, povertà, pensioni, tasse, ma per mettere le mani su tutti sarà necessario reperire risorse tramite il solito jolly della spending review unito ad una seconda manche di Voluntary disclosure e altre fonti di entrate.

Ma vediamo come potrebbe essere la prossima legge di stabilità con gli interventi confermati dal Governo, quelli che probabilmente non rientreranno nella manovra per il 2017 e le coperture economiche previste.

Legge di stabilità 2016: cosa ci sarà nella manovra

Come anticipato la prossima legge di stabilità varrà tra i 23 e i 26 miliardi di euro. I primi 15 miliardi andranno a disinnescare le clausole di salvaguardia che altrimenti entreranno in vigore il primo gennaio 2017 provocando aumenti automatici dell’IVA.

Tolto il malloppo delle clausole di salvaguardia restano circa 10 miliardi da spendere per gli altri interventi. Questi sono, al momento, i capitoli di spesa confermati dal Governo:

  • 600 milioni per la detassazione della produttività;
  • 2 miliardi per finanziare interventi di sviluppo per l’industria 4.0;
  • altri 2 miliardi per le pensioni (anche se, secondo le parti sociale, servirebbero almeno 4 miliardi);
  • 500 milioni messi su istruzione e ricerca;
  • 200 milioni per la proroga di ecobonus e bonus ristrutturazioni (forse prorogati per 2-3 anni);
  • 500 milioni per i rinnovo dei contratti statali;
  • 500-900 milioni per le famiglie e basso reddito e misure contro la povertà;
  • 1,2 miliardi per le spese indifferibili;
  • quasi 200 milioni per i territori terremotati dal centro Italia.

Con queste misure il conto arriva a circa 23 miliardi. Poi dal primo gennaio 2017 dovrebbe scattare il taglio dell’IRES dal 27,5% al 24% inserito nella legge di stabilità dello scorso anno e quindi già finanziato. Su questo modello dovrebbe arrivare anche il taglio dell’IRPEF: l’intervento finanziato con la legge di stabilità 2016 entrerebbe, però, in vigore soltanto nel 2018. Sarebbe questa l’ipotesi sul tavolo del Governo, ma resta da sciogliere il nodo coperture da individuare nelle prossime settimane.

Legge di stabilità 2016: cosa non ci sarà nella manovra

La grande assente (per fortuna) della legge di stabilità potrebbe essere la proroga dei contributi fiscali per le assunzioni. Introdotti nel 2015, gli sgravi per i nuovi contratti hanno gonfiato i dati sull’occupazione nel primo anno di applicazione, ma già a partire dal 2016 quando sono stati dimezzati, hanno esaurito la spinta positiva. Per questo motivo pare che il Governo sia intenzionato ad archiviarli, oppure a puntare soltanto su ristrette categorie di lavoratori, tipo, quelli del Sud, oppure i giovani studenti.

Il rischio “inefficacia” per la legge di stabilità non passa per gli interventi assenti, ma piuttosto per la drastica riduzione delle risorse in campo. Il nutrito pacchetto pensioni, per esempio, necessita di circa 4 miliardi di euro per accontentare tutte le categorie di lavoratori interessati, ma il Governo ne ha stanziati soltanto 2. Ciò significa che i paletti fissati per coloro che vogliono ususfruire delle novità saranno talmente ristretti da limitare la platea dei beneficiari oppure che il costo per la pensione anticipata sarà totalmente a carico dei lavoratori.

Stesso discorso per il capitolo povertà. L’ultima legge di stabilità ha stanziato circa 600 milioni per le misure contro la povertà, ma gli ultimi dati ISTAT hanno rivelato una situazione drammatica, che nel Belpaese non si vedeva dal 2005. Caritas e Alleanza contro la povertà chiedono al Governo un intervento serio per la lotta alla povertà e di sostegno alle famiglie numerose e in difficoltà economica nell’ordine di alcuni miliardi, ma le risorse stanziate per la legge di stabilità 2016 non arrivano nemmeno ad un miliardo di euro.

E sembrano insufficienti anche le risorse stanziate per istruzione e ricerca, per la ricostruzione delle zone terremotate, per il rinnovo dei contratti statali e i salari legati alla produttività, ma purtroppo la coperta è corta e qualcuno resterà inevitabilmente scoperto.

Legge di stabilità: le coperture economiche

Tutto sarà più chiaro dopo la presentazione della nota di aggiornamento al DEF, in programma per lunedì-martedì prossimo. La nota ritoccherà al ribasso le stime di crescita per l’Italia nel 2016-2017 e chiarirà l’ammontare delle risorse disponibili per la legge di stabilità.

Resta, però, l’incognita “flessibilità”. Bruxelles si aspetta un rapporto deficit/PIL all’1,8%, ma il Governo italiano punta a strappare un ulteriore quota di indebitamento fino al 2,2-2,3% che sbloccherebbe circa 7 miliardi di euro.

Tra i capitoli di entrate non poteva mancare l’evergreen della spending review: dai tagli alla spesa pubblica il Governo intende reperire circa 5-6 miliardi che andranno ad aggiungersi ai 2 miliardi previsti dalla seconda manche di Voluntary disclosure, il rientro dei capitali dell’estero che nella sua prima versione ha raccolto 4 miliardi di euro. Un altro tesoretto di 300-900 milioni dovrebbe, infine, arrivare da una mini-riorganizzazione delle tax expenditures e altri piccoli interventi di natura fiscali su cui, però, non emergono ulteriori dettagli.

Questo è al momento lo stato dell’arte della legge di stabilità 2016. C’è ancora molto da fare prima di avere gli interventi previsti per il 2017 messi nero su bianco e soprattutto resta da capire a quanto ammonteranno davvero le risorse da spendere. La nota di aggiornamento al DEF darà i primi importanti indizi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-stabilita-2016-irpef-pensioni-lavoro-casa-investimenti-cosa-ce-e-cosa-manca-nella-prossima

 

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