MPS: l'arrivo di Morelli non placa l'emorragia. Torna l'ipotesi conversione bond in azioni per ridurre l'aumento di capitale

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Non si arresta l’emorragia di MPS. Il titolo ha battuto un altro record negativo sfondando al ribasso la soglia dei 20 centesimi: la terza banca del Paese è arrivata a valere 550 milioni di capitalizzazione, quanto una piccola banca di credito cooperativo. È così che il mercato ha dato il benvenuto a Marco Morelli, nuovo amministratore delegato dopo le dimissioni di Fabrizio Viola, insediato ieri (20 settembre) al Monte.

Morelli arriva in uno dei peggiori momenti della storia di MPS. Il piano di salvataggio approvato a luglio avrebbe dovuto fare il suo primo passo, ovvero la vendita dei 27 miliardi di sofferenze lorde entro la fine di settembre, ma con il ricambio al vertice tutto è slittato verso la fine dell’anno.

Secondo indiscrezioni Morelli ha rinviato l’approvazione del piano industriale e l’avvio del piano di salvataggio per rivedere alcuni passaggi alla luce della situazione attuale. Intanto ieri il nuovo AD ha salutato i dipendenti inviando un video nel circuito interno della banca: “La prima priorità è il rafforzamento patrimoniale e la messa in sicurezza, consapevole che, superato questo difficile momento, nel futuro della banca ci sono grosse opportunità".

Il problema adesso è capire se e come MPS sarà in grado, alle condizioni attuali, di affrontare il piano di salvataggio approvato a luglio. Con l’emorragia continua di investitori, la patrimonializzazione della banca vale un decimo dell’aumento di capitale previsto e cresce sempre più la convinzione che sia necessaria una riduzione del valore dell’operazione. Torna quindi in ballo l’ipotesi di conversione dei bond subordinati in azioni della banca, ma su questo restano molte domande: varrà solo per investitori istituzionali o anche per il retail? Ci saranno incentivi alla conversione?

Morelli e il salvataggio disperato

L’arrivo del nuovo amministratore delegato non sembra aver calmato le acque intorno a MPS. Anzi, l’emorragia di investitori non si placa e Morelli si prepara ad affrontare una situazione ancora più complessa di quella di luglio quando è stato messo a punto e approvato il piano di salvataggio.

Già oggi, infatti, Morelli dovrebbe incontrare le banche che stanno guidando l’operazione (JP Morgan e Mediobanca) per decidere come modificare i dettagli del piano di salvataggio.

Lo ricordiamo, a luglio, è stato approvato un piano per liberare MPS da una montagna di sofferenze che sta portando a fondo la terza banca italiana. Il piano di salvataggio è composto di due fasi: la prima prevede la cessione tramite cartolarizzazione di 27 miliardi di sofferenze lorde, quasi 10 miliardi netti. La differenza tra il valore nominale dei prestiti messi a bilancio da MPS e il prezzo di vendita delle sofferenze creerà un buco nel bilancio di MPS che dovrà essere colmato da un aumento di capitale.

Questa seconda fase resta la più delicata. Per una banca con patrimonializzazione crollata a 550 milioni di euro andare sul mercato a chiedere 5 miliardi è una vera follia. E il nuovo amministratore delegato di MPS lo sa bene. Per questo ha rinviato l’approvazione del piano industriale e l’avvio del piano di salvataggio sul quale, molto probabilmente, saranno fatte delle modifiche.

Il consorzio di banche che seguirà il piano di salvataggio sta lavorando per rivedere l’ammontare dell’aumento di capitale con l'obiettivo di ridurlo di 2-3 miliardi.Tra le ipotesi tornate in ballo c’è la conversione dei bond subordinati in azioni della banca, mossa che avrebbe un triplice effetto: riduzione del debito, aumento della patrimonializzazione di MPS e quindi riduzione dell’aumento di capitale necessario. L’incognita è che non è possibile prevedere prima se e quanti investitori istituzionali sarebbero interessati all’offerta di conversione e quindi di quanto potrebbe essere ridotta l’operazione di aumento di capitale.

Per questo motivo insieme a chi sostiene la necessità di coinvolgere soltanto i 3 miliardi di bond subordinati in mano agli investitori istituzionali, c’è anche chi propone di allargare la possibilità anche alla clientela retail che possiede altri 2 miliardi circa di bond.

L’unica certezza al momento è che chiedere 5 miliardi al mercato per MPS sarebbe un salto nel buio. È necessario ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale a costo, sostiene qualcuno, di mettere in campo una sorta di bail-in controllato, cioè conversione di tutti i titoli subordinati in azioni MPS, con rimborso del capitale per i risparmiatori contrari a questa soluzione.

Morelli non approverà il piano industriale di MPS finché, insieme alla banche del consorzio, non troverà una scappatoia per ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale. Perché lanciare adesso il piano di salvataggio, così com’è, sarebbe un’operazione ad altissimo rischio: se l’aumento di capitale non andasse in porto, MPS potrebbe finire in risoluzione secondo le regole europee con l’applicazione del bail-in su azionisti e obbligazionisti e pesanti ripercussioni su tutto il sistema bancario del Paese.

A sostenerlo è Fitch, una delle maggiori agenzie di rating internazionali, convinta che il salvataggio di MPS sia un’operazione in grado di incidere sulle sorti di tutto il sistema bancario italiano. In una nota pubblicata nei giorni scorsi, gli analisti scrivono che “il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena potrebbe essere un modello per le altre banche italiane. Tuttavia l’operazione è complessa e presenta elevati rischi di esecuzione“. Secondo Fitch, quindi, se il salvataggio di MPS dovesse concretizzarsi positivamente, ci sarebbe un impatto positivo su tutto il sistema bancario italiano, viceversa nel caso in cui l’operazione di salvataggio non dovesse andare a buon fine, ci potrebbero essere ripercussioni su tutto il sistema bancario italiano. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-larrivo-di-morelli-non-placa-lemorragia-torna-lipotesi-conversione-bond-azioni-ridurre-laumento

 

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