San Matteo e debiti PA: promessa non mantenuta per il terzo anno. Ecco a che punto siamo

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È passato un altro giorno di “San Matteo” (ieri, 21 settembre), il terzo dopo la promessa del premier di saldare tutti i debiti della pubblica amministrazione. Promesa fatta tre anni fa e mai mantenuta.

Il tema dei debiti della pubblica amministrazione ha davvero dell’assurdo. Negli anni della crisi economica la PA, ovvero Stato centrale, ma anche Regioni ed enti locali, hanno iniziato ad accumulare debiti nei confronti della aziende private che forniscono loro beni e servizi. Così facendo, moltissime aziende, anch’esse sfiancate dalla crisi economica, sono state costrette a chiudere battenti, ridurre il personale o ridimensionare l’attività. Cioè lo Stato non paga i suoi fornitori (ma pretende il pagamento puntuale delle imposte) portandoli spesso alla rovina.

Il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione è stato uno dei cavalli di battaglia di tutti i Governi che si sono succeduti negli anni più critici: dall’ultima legislatura Berlusconi, passando per Monti, Letta, fino a Matteo Renzi. L’ultimo premier, per dimostrare il suo essere “l’uomo del fare”, a marzo 2014 promise nel salotto di Bruno Vespa che entro il 21 settembre 2014, il giorno di San Matteo, avrebbe saldato tutti i debiti della PA con relativa scommessa-promessa di arrivare a piedi sul Monte Senario nel caso non fosse riuscito a mantenere la promessa.

Il 21 settembre 2014, inutile dirlo, il premier era riuscito a pagare solo una parte dei debiti della PA, ma sul Monte Senario Renzi non s’è mai visto.Saltata la promessa del 2014, è passato senza alcuna rilevante novità anche il giorno di San Matteo del 2015 e ora anche del 2016. A tre anni dalla promessa del premier, a che punto siamo?

Al solito punto morto. Secondo le stime di Bankitalia le aziende private devono ancora ricevere da parte della pubblica amministrazione italiana circa 65 miliardi di euro. I debiti della PA hanno toccato il loro picco nel 2011 con 91 miliardi di euro, scesi a 90 miliardi nel 2012, a 75 nel 2013 e a 70 nel 2014 quando il premier ha fatto la sua promessa a Porta a Porta. Nel 2015 i debiti sono scesi a 67 miliardi di euro e nel 2016 a 65 miliardi. Insomma tre anni dopo la promessa del premier di azzerare i debiti con la PA mancano all’appello ancora 65 miliardi e la riduzione è stata di soli 5 miliardi. Il MEF ovviamente precisa che buona parte dei debiti della PA sono stati pagati, ma che il dato complessivo sulla montagna di debiti statali è alimentata di continuo dalla nuove fatture emesse dalle imprese che lavorano per la pubblica amministrazione.

Una parte dello stock di debiti della PA, quindi, è fisiologica e rappresenta le fatture non ancora pagate, ma ad oggi restano da pagare miliardi di euro di debiti arretrati, quelli che il premier aveva promesso di azzerare. Il comportamento dello Stato italiano, che ci è costato anche una procedura di infrazione a Bruxelles non ancora ritirata, è il risultato di due fattori: le procedure complicate per la riscossione dei crediti esigibili e i tempi per i pagamenti ancora vergognosamente lunghi.

Lo stesso Renzi, alla prima scadenza non rispettata, ammise che “sul pagamento dei debiti alle imprese abbiamo messo i soldi, ma la procedura per riscuoterli è stata troppo complicata. Alla fine il colmo è che sono avanzati i soldi, ma non tutti sono ancora stati pagati”. In pratica i soldi per il pagamento dei debiti arretrati sono stati stanziati, ma le procedure sono talmente complesse e farraginose che non solo non sono stati pagati i debiti arretrati, ma lo Stato non è riuscito ad evitare che se ne accumulassero di nuovi.

Anche perché i tempi per il pagamento delle fatture sono ancora biblici. Nonostante la normativa europea che prescrive 30-60 giorni di tempo per il pagamento e l’introduzione della fatturazione elettronica, in Italia servono ancora più di 100 giorni ad un’azienda per ricevere il pagamento dovuto.

Secondo i tecnici del MEF grazie all’introduzione della fatturazione elettronica per la PA i tempi per il pagamento si sono ridotti da 82 giorni dal 2015 a 54 giorni nel 2016. Peccato che questi dati prendano in considerazione soltanto le fatture elettroniche che ad oggi rappresentano circa la metà del totale. Il resto delle fatture necessita ancora di tempi biblici per essere pagate e vanno quindi ad ingrassate le fila dei debiti non pagati.

Secondo Intrum Justitia che monitora annualmente i ritardi di pagamento di tutte le PA d’Europa, l’Italia rimane fanalino di coda nella graduatoria dei 27 paesi UE con un tempo medio di pagamento intorno ai 130 giorni: 16 giorni più della Grecia, 33 giorni più della Spagna, 55 giorni più del Portogallo, 73 giorni più della Francia, 91 giorni più dell’Irlanda, 101 giorni più del Regno Unito e addirittura 116 giorni più della Germania.

Per risolvere questa situazione ci vorrebbe davvero un miracolo, basta che a prometterlo non sia di nuovo San Matteo Renzi da Rignano. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/san-matteo-e-debiti-pa-promessa-non-mantenuta-il-terzo-anno-ecco-che-punto-siamo-1466663

 

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