Riforma pensioni: tutte le novità in arrivo spiegate in sette punti

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Raggiunta una prima intesa tra Governo e sindacati sul pacchetto pensioni, le novità che l’esecutivo intende introdurre con la legge di stabilità 2016 per garantire maggior flessibilità in uscita per coloro che vogliono andare in pensione. Non una riforma vera e propria della famigerata riforma Fornero, ma delle modifiche ai requisiti per la pensione utili a permettere l’uscita per coloro che vogliono andare in pensione e un sostegno economico aggiuntivo per coloro che già sono in pensione, ma con l’assegno minimo.

A breve Governo e sindacati dovranno tornare a sedersi al tavolo delle trattative per mettere a punto i dettagli della manovra e soprattutto l’entità dell’investimento stanziato dallo Stato. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato 6 miliardi di euro in tre anni sul pacchetto pensioni. Ciò significa che per il prossimo anno le novità sulle pensioni saranno finanziate con appena 2 miliardi, una cifra irrisoria di fronte al menù di provvedimenti annunciati.

Intanto vediamo cosa prevede la prima bozza di intesa pubblicata dal Fattoquotidiano: APE, RITA, quattordicesima, no tax area, ricongiungimenti e interventi per precoci e lavoratori usurati che vogliono andare in pensione.

APE: l’assegno per la pensione anticipata

La riforma Fornero ha rinviato i tempi per l’accesso alla pensione di milioni di italiani. La legge di stabilità 2016 intende introdurre maggior flessibilità in uscita per i lavoratori che vogliono andare in pensione in anticipo rispetto ai requisiti indicati dalla riforma Fornero.

Le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d’importo non inferiore a un certo limite (ancora da stabilire) potranno accedere su base volontaria all’APE, ovvero l’anticipo pensionistico. Si tratta in pratica di un prestito che il lavoratore chiede ad una banca o altro ente per finanziarsi la pensione fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia. L’APE, però, e soprattutto il suo costo cambiano in base al lavoratore, il Governo ha pensato a tre diverse situazioni:

  • APE volontaria per coloro che vogliono andare in pensione anticipata: in questo caso il costo dell’operazione è a carico del lavoratore che chiede un prestito e deve sottoscrivere un’assicurazione contro il rischio di premorienza con una compagnia assicuratrice. La restituzione del prestito (comprensiva degli interessi bancari e degli oneri relativi alla polizza assicurativa) avviene a partire dal pensionamento con rate di rimborso costanti per una durata di 20 anni. In caso di decesso del soggetto che ha avuto accesso all’APE, il capitale residuo sarà rimborsato dall’assicurazione con la quale è stata stipulata la polizza contro il rischio premorienza, e quindi non si rifletterà sull'eventuale pensione di reversibilità o sugli eredi.
  • APE agevolata per coloro che sono disoccupati, esodati, che svolgono un lavoro particolarmente gravoso oppure presentano particolari condizioni di salute. In questo caso sono previsti bonus fiscali aggiuntivi o di trasferimenti monetari diretti, per garantire che il costo del reddito ponte erogato dalla banca sia totalmente a carico dello Stato.
  • APE per le imprese che intendono fare una ristrutturazione aziendale e taglio del personale. In questo caso il datore di lavoro può sostenere i costi dell’APE attraverso un versamento all’INPS di una contribuzione correlata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto di lavoro, in modo da produrre un aumento della pensione che vada a compensare gli oneri relativi alla concessione dell’APE. A questo si aggiunge l’impegno del Governo a definire interventi di agevolazione fiscale per favorire quote di contribuzione aggiuntiva non ordinaria da parte del datore di lavoro alla previdenza complementare, al fine di potenziare la rendita temporanea erogata dalla previdenza complementare o la pensione integrativa per compensare gli oneri dell’APE.

RITA: Rendita integrativa temporanea anticipata

Il Governo vuole introdurre delle modifiche al sistema delle pensioni per adeguare le prestazioni della previdenza complementare alla flessibilità per l’uscita dal mercato del lavoro. In parole povere, la legge di stabilità permetterà al lavoratore che ha maturato che ha versato contributi in un fondo integrativo di attingere da questo tesoretto, prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione, per avere una rendita temporanea in attesa dell’età di pensionamento. Questo strumento sarà agevolato fiscalmente con una tassazione inferiore a quella attualmente prevista per le anticipazioni.

Pensione per lavoratori precoci

Governo e sindacati hanno sottoscritto l’obiettivo comune di “favorire le carriere lavorative lunghe e iniziate in età molto giovane dai cosiddetti lavoratori precoci” (cioè, per tutti quelli con 12 mesi di contributi legati a lavoro effettivo anche non continuativo prima del compimento del diciannovesimo anno d’età). In particolare, l’intervento allo studio prevede di eliminare le penalizzazioni sulla pensione in caso di pensionamento anticipato prima di 62 anni d’età; consentire l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi per disoccupati senza ammortizzatori sociali, con disabilità e lavoratori occupati in alcune attività particolarmente gravose.

Pensione per lavoratori usurati

Scivolo verso la pensione anche per coloro che svolgono lavori considerati usuranti. Il Governo intende consentire l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi rispetto ai requisiti richiesti dalla riforma delle pensioni Fornero per coloro che hanno svolto una o più attività lavorative usuranti per almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa oppure per un numero di anni almeno pari alla metà dell’intera vita lavorativa. Inoltre si pensa di eliminare l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita a decorrere dal 2019 e di “valutare la fattibilità amministrativa di semplificazioni relative alla documentazione necessaria per la certificazione del diritto di accesso al beneficio”.

Ricongiungimenti contributivi

Un’altra importante novità riguarda i ricongiungimenti contributivi: la legge di stabilità dovrebbe dare la possibilità di cumulare tutti i contributi previdenziali maturati in gestioni pensionistiche diverse, compresi i periodi di riscatto della laurea, ai fini sia della pensione di vecchiaia sia della pensione anticipata. Questa opzione potrà essere esercitata senza oneri da tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive. Il ricongiungimento contributivo può tagliare i tempi necessari ad avere accesso alla pensione senza costi aggiuntivi da parte del lavoratore.

Intervento sulla quattordicesima mensilità della pensione

Governo e parti sociali hanno concordato la necessità di intervenire a favore di coloro che sono già in pensione, ma con un assegno minimo. In questo caso l’intervento riguarda la quattordicesima mensilità che dovrebbe aumentare sia negli importi che nella platea dei pensionati interessati. Si tratta quindi di un doppio intervento: un aumento dell’importo per gli attuali beneficiari (circa 2,1 milioni di pensionati con redditi fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo INPS), sia attraverso l’erogazione della quattordicesima anche ai pensionati con redditi fino a 2 volte il trattamento annuo minimo INPS (circa mille euro mensili nel 2016) nella misura prevista oggi.

No tax area per pensioni minime

Infine, il Governo intende introdurre, per i pensionati con più di 74 anni, l’aumento della detrazione d’imposta (riconosciuta fino a 55mila euro) per uniformare la no tax area di coloro che sono già in pensione a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro).

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/riforma-pensioni-tutte-le-novita-arrivo-spiegate-sette-punti-1468595

 

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