Garanzia Giovani, il flop italiano: ai giovani non arrivano né i soldi, né il lavoro

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In Europa si torna a parlare di Garanzia Giovani da quando la Commissione europea ha proposto il rifinanziamento del progetto proposto nel 2013 per il contrasto della disoccupazione giovanile. A sostegno della sua proposta Bruxelles ha presentato un rapporto, una sorta di bilancio, sui primi anni di applicazione di Garanzia Giovani. Emergono alcuni dati interessati sull’occupazione dei giovani al termine del periodo di tirocinio, stage o formazione di Garanzia Giovani. In Italia, però, questi dati sono stati presi, camuffati e utilizzati per fare propaganda governativa, quando, oltretutto, si tratta di un progetto europeo, calato dall’alto e non introdotto dal premier Matteo Renzi.

In Italia, Garanzia Giovani di garanzie ne dà veramente poche: sono migliaia i giovani (compresa la sottoscritta) che da oltre un anno dall’inizio del tirocinio non hanno ancora ricevuto alcun pagamento e combattono da mesi contro il rimpallo delle responsabilità tra Regione, sede dello svolgimento del tirocinio di Garanzia Giovani, e l’INPS che dovrebbe erogare il pagamento.

Detto in altri termini, Garanzia Giovani, almeno per come è stato gestito in Italia è stato uno spreco di soldi europei, serviti a fornire lavoratori gratuiti ai datori di lavoro italiani, con scarsi risultati dal punto di vista dell’occupazione dei giovani e soprattutto un’enorme perdita di tempo tra trafile burocratiche e lotta per ottenere quando dovuto.

Garanzia Giovani: i risultati sull’occupazione

Il primo gennaio 2014 è stato attivato Garanzia Giovani, il programma europeo destinato ai giovani NEET (che non studiano e non lavorano “ufficialmente”) per cercare di accompagnarli nel mondo del lavoro.

Lo strumento principale per finanziare Garanzia Giovani è la Youth Employment Initiative di Bruxelles, che aveva una dotazione specifica per il progetto di 3,2 miliardi di euro dal Fondo sociale europeo. Inizialmente i finanziamenti dovevano essere spalmati su sette anni, ma su richiesta di alcuni Paesi, nei quali il progetto stentava a prendere forma (tra cui l’Italia), è stata approvata una quota di prefinanziamento che ha permesso di spendere prima le risorse stanziate.

Un paio di settimane fa la Commissione europea in sessione plenaria, ha presentato il suo documento di revisione di medio termine del quadro finanziario pluriennale proponendo di rifinanziare il progetto di Garanzia Giovani. A sostegno dell’iniziativa ha presentato alcuni dati sui risultati ottenuti da Garanzia Giovani.

Nell'Unione europea il 35,5% dei ragazzi e delle ragazze che hanno lasciato nel 2015 Garanzia Giovani sei mesi dopo avevano trovato lavoro o erano tornati a studiare, con punte del 71,4% in Irlanda e del 64,1% in Italia, fino al 37,7% della Spagna e al 30,4% dell'Ungheria, con la Danimarca al 49,9%.

Sono subito suonate le trombe della propaganda renziana. Sul sito DeputatiPd si legge: “I dati della Commissione europea parlano chiaro: in Italia oltre il 64 per cento dei giovani di età compresa fra i 14 e i 29 anni che hanno usufruito del programma attuato dal Governo Renzi “Garanzia Giovani” ha trovato un lavoro“.

Ma andando a guardare il documento pubblicato da Bruxelles sui risultati di Garanzia Giovani in Italia, il risultato è leggermente diverso. Intanto in Italia soltanto il 10,5% dei NEET hanno usufruito del programma di Garanzia Giovani e di questi il 64%, al termine del progetto, entro sei mesi, ha accettato un’offerta di "lavoro oppure di studio, stage o apprendistato", che sono cose molto diverse da un contratto di lavoro.

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Come fanno notare dall’associazione di studi di ricerche Adapt, in Italia spiccano i contratti di tirocinio attivati al termine di Garanzia Giovani, mentre negli altri Paesi europei la quota maggiore è rappresentata dai contratti di lavoro veri e propri. Il rapporto della Commissione europea indica chiaramente che nell’UE il 70% delle proposte arrivate ai ragazzi dopo Garanzia Giovani sono offerte di lavoro, mentre in Italia si registra un’anomalia perché qui prevalgono nettamente, con il 60%, le proposte di tirocinio, mentre le offerte di lavoro rappresentano il 30%.

Nessuna Garanzia per i Giovani

Il problema principale del progetto europeo, almeno per come è gestito in Italia, è che non fornisce alcuna garanzia per i giovani che partecipano al progetto. Sono ancora migliaia i giovani che dopo oltre un anno dalla fine del tirocinio svolto con Garanzia Giovani non hanno ancora ricevuto un pagamento. Il tirocinio prevede un numero minimo di ore di lavoro da svolgere e rappresenta un lavoro a tutti gli effetti, ma il pagamento arriva mesi (in alcuni casi anni) dopo mettendo in difficoltà economica coloro che hanno aderito al progetto, obbligandoli a fare un doppio lavoro (pagato in nero) o a rimanere sulle spalle dei genitori.

In molti casi le offerte di tirocinio tramite Garanzia Giovani sono per posizioni di segretaria, commesso, barista con esperienza. Altro che formazione, nella maggior parte dei casi il tirocinio di Garanzia Giovani è uno strumento messo a disposizione dei datori per trovare lavoratori gratuiti anziché per formare e avviare i giovani al lavoro.

Personalmente, l’esperienza di Garanzia Giovani è stata drammatica. Intanto perché nel 2016 è impensabile che sia necessario perdere numerose giornate al centro per l’impiego soltanto per firmare un foglio o portare un documento. Il numero di carte da riempire, firmare e consegnare ai centri per l’impiego è assurdo, così come l’obbligo per l’azienda che accoglie il giovane di andare all’ufficio regionale per firmare altrettanti documenti. Nessun passaggio è semplice o digitalizzato.

Ma la cosa più vergognosa è la battaglia che un giovane deve portare avanti per mesi prima di ricevere il primo pagamento, le file all’INPS per sentirsi dire che è competenza della Regione, le mail alla Regione senza risposta, il viottolo al centro dell’impiego sperando nel miracolo. Nel mio caso, benché già giornalista iscritta all’ordine (e quindi già passata la fase della famosa “gavetta”) ho lavorato presso una redazione romana che mi ha offerto un tirocinio tramite Garanzia Giovani perché non poteva pagare il mio lavoro. Il tirocinio è iniziato nel settembre 2015, ma ad oggi non ho visto ancora un euro, ma chissà quanti ne ho spesi tra viaggi a vuoti negli uffici e telefonate inutili. Intanto, però, ho trovato un altro lavoro, con contratto e regolarmente retribuito, ma certamente non grazie all’aiuto di Garanzia Giovani.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/garanzia-giovani-il-flop-italiano-ai-giovani-non-arrivano-ne-i-soldi-ne-il-lavoro-1468556

 

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