Legge di stabilità 2016 e clausole di salvaguardia: l’Odissea non è ancora finita, ne riparliamo nel 2017

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Il premier Matteo Renzi ha promesso che dal primo gennaio non entreranno in vigore le famigerate clausole di salvaguardia che prevedono aumenti automatici dell’IVA e delle accise sulla benzina. La legge di stabilità, infatti, mette sul capitolo clausole di salvaguardia 15 miliardi, gran parte della risorse disponibili, lasciando il resto a tutti gli altri interventi. Per questo motivo, la legge di stabilità 2016 che dovrebbe valere tra i 23 e i 26 miliardi, tolto il costo delle clausole di salvaguardia, non avrà una grand potenza di fuoco. C’è già chi ha declassato la legge di stabilità del 2016 a “manovrina light”.

Ma se la legge di stabilità di quest’anno avrà a disposizione poche risorse per finanziare i provvedimenti, anche le prossime due manovre rischiano di non poter fare molto altro a meno che non si decida di far scattare le clausole di salvaguardia. Risolto il problema dei 15 miliardi del 2017, continuano a pesare sulla testa del Governo e soprattutto degli italiani aumenti di IVA e di accise per circa 19 miliardi per il 2018 e altrettanti per il 2019.

Le strade quindi sono due: o anche le prossime leggi di stabilità metteranno gran parte delle risorse per il disinnesco delle clausole di salvaguardia tralasciando gli interventi a sostegno dell’economia, oppure, il Governo attiverà (in tutto o in parte) le clausole di salvaguardia con aumenti di IVA e accise che andranno a pesare sui cittadini.

In ogni caso, la responsabilità è di tutti i Governi che dal 2011 in poi hanno fatto un uso sfrenato delle clausole di salvaguardia ponendo una pesante ipoteca sul futuro del Paese e sugli spazi di manovra per gli anni a venire.

Le clausole di salvaguardia in Italia

Le clausole di salvaguardia sono una sorta di “pagherò” utilizzati dai Governi per assicurarsi il rispetto degli obiettivi di bilancio legati a deficit e PIL. In pratica sono delle clausole che accompagnano le leggi di stabilità e che prevedono aumenti fiscali (di IVA, accise o altro) nel caso in cui alcune coperture indicate nella manovra non risultassero sufficienti.

Dal 2011 in poi, i Governi italiani hanno fatto ampio ricorso alle clausole di salvaguardia, una furbata per far quadrare i conti nell’immediato e rimandare all’anno successivo i problemi di copertura sperando che si risolvano da soli e che diventino il problema del prossimo Governo.

E infatti, le clausole di salvaguardia passano da un Governo all’altro fino ad arrivare ad oggi, quando sulla testa degli italiani pesano decine di miliardi di aumenti di IVA e accise.A dare il via alla furbata delle manovre con clausola di salvaguardia è stato il premier Silvio Berlusconi nel 2011 con 40 miliardi di clausole poste sul triennio 2012-2014. Queste cambiali fiscali sono state onorate dal governo Monti per 33 miliardi, e i restanti 7 miliardi sono arrivati come eredità sulla testa del Governo Letta. Quest’ultimo ha disinnescato le clausole di Berlusconi, ma ne ha prevista una a sua volta di circa 20 miliardi sul triennio 2015-2017. E così arriviamo al Governo Renzi che si è trovato sulla testa gli aumenti di IVA e accise previste da Letta, ma ne ha aggiunte altre, a sua volta, con la sua prima legge di stabilità.

Ad oggi, quindi, sull’Italia pesano 15,3 miliardi sul 2017 che prevedono l’aumento dell’IVA dal primo gennaio 2017 dal 10 al 13% e dal 22 al 24% e altri 19 miliardi di aumenti previsti per il 2018 e 2019.

Le prossime manovre

Per la legge di stabilità 2016, il Governo Renzi ha sostenuto fin dalle prime discussioni la necessità di disinnescare le clausole di salvaguardia che pesano sul 2017. Bene, ma la battaglia contro le clausole di salvaguardia non finirà con la loro sterilizzazione per il 2017. Fare programmi o previsioni per gli anni 2018-2019 sarebbe prematuro, ma la nota di aggiornamento al DEF fornisce alcuni indizi. Nella tabella che indica gli impatti macroeconomici delle misure contenute nella prossima legge di stabilità alla voce “rimodulazione imposte indirette” si passa dallo 0,3% stimato sul 2017 (anno in cui le clausole non scatteranno) allo 0,1% del 2018 e al -0,2% del 2019.

Questi dati fanno sospettare che il Governo abbia in mente soltanto una parziale sterilizzazione delle clausole per il prossimo biennio. Non solo. Per avere un quadro completo della situazione sarà necessario capire se, come probabile, il Governo intenda inserire un’altra clausola di salvaguardia nella manovra 2016. Tra le coperture, infatti, l’esecutivo ha inserito 4 miliardi di maggiori entrate dalla voluntary disclosure bis e dalla lotta all’evasione IVA che, alla fine, potrebbero anche non arrivare.

Per coperture incerte e difficilmente quantificabili come queste Bruxelles chiederà delle garanzie ed è probabile che il Governo risponda inserendo una bella clausola di salvaguardia a corredo della manovra.Insomma, per 15 miliardi di clausole che se ne vanno, restano 19 miliardi per il prossimo biennio e altri nuovi di zecca in arrivo. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-stabilita-2016-e-clausole-di-salvaguardia-lodissea-non-e-ancora-finita-ne-riparliamo-nel

 

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