Good bank: slitta ancora la vendita e la strada è sempre più in salita

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Tra le partite più complicate sul settore bancario italiano, in piena tempesta da mesi, c’è di certo quella che riguarda le quattro good bank, le banche “pulite” nate dal salvataggio di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara, lo scorso 22 novembre.

La vendita, nonostante il Governo professasse profondo ottimismo, è più difficile del previsto e si concretizza l’impressione che il salvataggio delle quattro banche sia stata un’ingente perdita di soldi e di tempo. Se, infatti, non si dovesse trovare un acquirente interessato all’acquisto delle good bank, Commissione europea e BCE chiederanno all’Italia di attivare la risoluzione e il bail-in vanificando mesi di spese e sforzi per il salvataggio di quattro istituto falliti.

Ma secondo il presidente delle quattro banche Roberto Nicastro, qualcosa bolle in pentola anche se la strada per arrivare al traguardo della vendita è tappezza di difficoltà e insidie. Intanto la Commissione europea, in questi giorni, ha rinviato anche una volta la scadenza fissata per la vendita della quattro banche, quella che avrebbe dovuto segnare l’ora della risoluzione in caso di mancata cessione. Già slittata più volte per le difficoltà di mettere a punto un dossier sui quattro istituti, anche l’ultima scadenza, fissata al 30 settembre, è stata definitivamente archiviata. Lo conferma una nota di Bruxelles che auspica “una soluzione complessiva per le banche in linea con le regole UE. Il processo di vendita mira a massimizzare il valore delle quattro banche, minimizzando i costi per i contribuenti e assicurando che non diventino necessari nuovi aiuti di Stato”.

“Per proteggere l'efficacia del processo di vendita, i tempi (della proroga) sono mantenuti confidenziali” aggiunge la nota della Commissione. Insomma, la scadenza del 30 settembre è saltata e la Commissione è stata convinta da Nicastro o dal MEF a concedere altro tempo per tentare il salvataggio definitivo delle quattro banche. La nuova scadenza, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe essere stata fissata a fine ottobre, ma vedendo lo stato dell’arte sarà difficile trovare in tempo una soluzione adeguata e aderente alle regole UE.

Good bank: i nodi della vendita e i possibili acquirenti

Facendo un passo indietro ricordiamo che alla scadenza estiva (fissata al 21 luglio) sono state due le offerte vincolanti arrivate al presidente Nicastro per le quattro banche: quella dei fondi Apollo e Lone Star, (mentre l’altro pretendente ancora in gara, Apax Partners, ha deciso di tirarsi indietro all’ultimo). Entrambe le offerte tra i 300 e i 500 milioni di euro per tutte e quattro le banche sono state considerate insufficienti per proseguire nell’iter di vendita. Annullato di fatto il primo tentativo di vendita, è stato riaperto il bando per raccogliere altre offerte vincolanti.

Il problema è che intanto le quattro banche continuano a macinare perdite e accumulare sofferenze. Nel primo semestre del 2016 le quattro banche “sane” hanno comunicato di aver riportato perdite per 133,9 milioni di euro dopo rettifiche per 109,6 milioni e hanno accumulato altri 3,4 miliardi di sofferenze che il nuovo acquirente dovrebbe accollarsi.

Tra i possibili acquirenti il cavallo su cui punta il MEF è UBI banca, ma la soluzione proposta dalla banca italiana non convince la BCE che chiede un ulteriore aumento di capitale da 600 milioni per rimettere in ordine i conti delle quattro banche. Per quanto riguarda l’aumento di capitale UBI non è disposta a superare i 3-400 milioni e chiede l’intervento del Fondo Atlante, il Fondo interbancario o di Cassa Depositi e Prestiti per la pulizia delle nuove sofferenze.

La trattativa con UBI banca, (interessata a Banca Marche, Etruria e Carichieti) è in una fase di stallo a causa delle richieste della banca, da una parte, e le regole europee e la sorveglianza della BCE, dall’altra.

La Banca lombarda, infatti, chiede alla Vigilanza il riconoscimento contabile di 1,1 miliardi di badwill (ovvero di “avviamento negativo”), la possibilità di utilizzare i crediti fiscali delle good bank e di applicare loro il suo modello avanzato di valutazione dei portafogli di crediti in modo da abbassare il valore dell’aumento di capitale necessario. Si tratta di opzioni che complessivamente potrebbero valere qualche centinaio di milioni di euro e sulle quali la BCE storce il naso perché non vuole creare pericolosi precedenti, vista la situazione complessiva del comparto bancario europeo.

Il piano di UBI è sul tavolo di Nicastro, anche se non sembra essere ancora arrivata un’offerta formale da parte della banca lombarda proprio perché l’affare dipende dall’accettazione o meno delle condizioni poste da UBI. Il consigliere delegato Victor Massiah, pur confermando le trattative in corso ha sottolineato che la banca “non è disponibile a pagare i costi di un salvataggio”.

Secondo indiscrezioni di stampa sarebbero state tirate in ballo anche Banca Intesa ed Unicredit, le banche che insieme a Ubi hanno erogato il prestito ponte di 1,6 miliardi necessario per il salvataggio delle quattro banche nel novembre scorso. A loro, magari con il sostegno del Fondo Atlante o di CDP si chiede di liberare le banche “sane” (si fa per dire) dai 3,4 miliardi di nuove sofferenze in modo da spianare la strada all’acquisto da parte di UBI. Nonostante il pressing del MEF, però, le due banche non sembrano intenzionate a scendere di nuovo in campo.

Insomma, la partita è ancora tutta da giocare, ma prende sempre più forma l’impressione che il salvataggio dello scorso anno, pesato sulle spalle dell’intero sistema bancario italiano e dei suoi contribuenti, sia stato soltanto una toppa che non ha impedito l’allargarsi del buco. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/good-bank-slitta-ancora-la-vendita-e-la-strada-e-sempre-piu-salita-1469212

 

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