Rinnovo contratto statali: i sindacati chiedono 7 miliardi, il Governo stanzia 600 milioni. Ma la partita è anche sulle regole

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I sindacati hanno chiesto una cifra intorno ai 7 miliardi per il rinnovo dei contratti degli oltre 3 milioni di statali italiani, ma il Governo sembra intenzionato a stanziare soltanto 600 milioni che vanno ad aggiungersi ai 300 dello scorso anno. La distanza tra fantasia (o meglio richieste) e realtà dei conti pubblici resta abissale. Ma la partita tra Governo e sindacati sul rinnovo del contratti dei lavoratori statali si gioca sul doppio binario di risorse economiche e regole per la distribuzione dei bonus. L’ultima riforma del pubblico impiego, infatti, quella targata Renato Brunetta ha introdotto il concetto di “meritocrazia” per la distribuzione dei bonus produttività previsti dal contratti degli statali. Ciò significa che se la coperta è corta per tutti, visto la stanziamento del Governo, sarà praticamente invisibile per gli statali che non rientrano nella categoria di coloro che si meritano il bonus produttività.

Nelle prossime settimane sindacati e Governo dovrebbero tornare a incontrarsi per fare il punto sul rinnovo dei contratti per i lavoratoti statali, bloccati da circa sette anni. La discussione, quindi, sarà non soltanto sulle risorse che il Governo intende spendere nella Legge di stabilità per i contratti statali, ma anche le regole con cui intende procedere al rinnovo dei contratti.

Contratti dei lavoratori statali: riepilogo delle puntate precedenti

La vicenda del rinnovo dei contratti statali è annosa e complessa. Tutto è iniziato nel 2010, quando il quarto Governo Berlusconi impose per decreto il blocco delle retribuzioni di circa 3,3 milioni di dipendenti statali per gli anni 2011-2012-2013. Non revocato dal Governo Monti, il blocco degli stipendi statali è stato rinnovato dall’esecutivo Letta fino alla fine del 2014. Il Governo Renzi, con il neo ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia promise lo sblocco degli stipendi statali nelle legge di stabilità per il 2015, ma a settembre gelò i dipendenti statali dicendo che le risorse disponibili non erano sufficienti.

Nel giugno scorso la Consulta a cui si era rivolto il Tribunale di Ravenna (a sua volta interpellato dal sindacato degli statali) ha stabilito l’illegittimità del blocco degli stipendi dei dipendenti statali, ma senza azione retroattiva. Una bella notizia per il Governo Renzi che altrimenti, in caso di bocciatura in toto, avrebbe dovuto sborsare una cifra enorme, intorno ai 35 miliardi di euro per i rimborsi più 13 miliardi a regime.

Rinnovo contratto statali: il problema risorse

In pratica la sentenza della Consulta ha “approvato” il congelamento dei contratti degli statali degli anni precedenti, ma ha giudicato illegittima la riconferma del blocco riaprendo di fatto la partita tra Governo e sindacati. Ad oggi, quindi, l’esecutivo è obbligato a riprendere il dossier sui contratti degli statali per seguire le indicazioni della Suprema Corte.

Nella scorsa legge di stabilità il Governo ha stanziato 300 milioni per gli statali, una cifra ridicola che, infatti, lo stesso premier ha definito “simbolica”. Secondo le stime dei sindacati, sono necessari circa 7 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti statali per il prossimo triennio e il pagamento degli arretrati del 2015.

Secondo i calcoli del Sole 24 Ore, invece, il recupero della bassa inflazione nel triennio 2015-2017 (0,7% nel 2015, 0,5% nel 2016 e 1% stimato per il 2017) avrebbe un costo di circa 1,22 miliardi per le casse pubbliche che spalmati sugli stipendi di oltre 3 milioni di statali produrrebbero un incremento minimo: tra i 16 e i 40 euro a seconda delle retribuzioni medie degli statali.

Il Governo, però, è di tutt’altra intenzione. Secondo le prime indicazioni fornite sulla prossima legge di stabilità l'esecutivo intende finanziare il rinnovo dei contratti statali con 600 milioni per il triennio a cui si sommano i 300 già stanziati lo scorso anno. Insomma, i 3,3 milioni di statali italiani, secondo Renzi, devono accontentarsi di 900 milioni di euro spalmati sul prossimo triennio. Del tema risorse parleranno nei prossimo giorni Governo e sindacati.

Rinnovo contratto statali: il nodo regole e “meritocrazia”

Un altro importante problema da risolvere riguarda le regole. L’ultima riforma del pubblico impiego di Renato Brunetta risale a circa 7 anni fa, ma non è mai entrata davvero in vigore, almeno per quanto riguarda lo stipendio degli statali, perché la legge di stabilità dello stesso Governo Berlusconi ha disposto il congelamento dei contratti statali. 

In breve, la riforma Brunetta prevede che oltre il 50% del salario accessorio, cioè i soldi che i contratti integrativi aggiungono allo stipendio base del contratto nazionale, sia destinato al salario di “produttività”, una sorta di premio individuale. Tale salario di produttività che assorbe gran parte delle risorse stanziate, quindi, deve essere distribuito ai lavoratori statali divisi in tre fasce: il 50% dei premi va al 25% degli statali più meritevoli; l’altra metà dei premi al 50% degli statali “intermedi” e il restante 25% degli statali meno meritevoli resta a bocca asciutta. In pratica quindi per 700-800 mila persone, cioè per quel 25% di lavoratori pubblici che dovrebbero rimanere senza premi, il rinnovo del contratto rischia di essere una bella fregatura.

La questione è complicata perché cancellare la norma Brunetta significa tornare ai bonus "a pioggia" e archiviare la “meritocrazia” sostenuta anche dal Governo Renzi. Per ovviare a questa disposizione i sindacati chiedono di spostare alcune materie (oggi legate alla legge nazionale), tra cui la suddivisione dei premi di produttività, sotto il cappello della contrattazione.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/rinnovo-contratto-statali-i-sindacati-chiedono-7-miliardi-il-governo-stanzia-600-milioni-ma-la

 

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