Legge di stabilità: il ministro Padoan dà i numeri sulla manovra, ma la coperta resta corta. Ecco cosa c’è e cosa manca

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Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha parlato alle commissioni bilancio di Camera e Senato, nel corso della seconda audizione fissata per discutere della nota di aggiornamento al DEF e della legge di stabilità che dovrà essere presentata entro la prossima settimana. Il nuovo intervento di Padoan è nato dalla necessità di ribattere alle obiezioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio che ha bocciato le Nota di aggiornamento al DEF presentata dal Governo nelle scorse settimane, puntando in particolare contro la previsione di crescita per il prossimo anno che Padoan stima, con molto ottimismo, all’1%.

Ma oltre al botta e risposta MEF-UPB sulle stime economiche, la seconda audizione del ministro è servita per chiarire i numeri della manovra. La legge di stabilità 2016 varrà 24,5 miliardi da spendere su tre capitoli: clausole di salvaguardia, pacchetto sociale e welfare, industria 4.0 e investimenti.

Ma da dove arrivano questi 24 miliardi?Anche la copertura economica per la legge di stabilità si basa su tre pilastri: le entrate fiscali permanenti, le entrate una tantum e il maggior deficit, sul quale si gioca la partita con l’Europa.

In questo senso, il Governo è agevolato dal referendum costituzionale in arrivo e dalla “minaccia” delle forze populiste. Nei giorni scorsi sono arrivati numerosi segnali di apertura da parte della commissione UE nei confronti del Governo italiano e delle richieste di flessibilità. L’impressione è che Bruxelles si sia schierata dalla parte di Renzi, mostrandosi anche disponibile a chiudere un occhio sul tema della flessibilità, per agevolare il Governo nella vittoria al referendum costituzionale che darebbe maggior stabilità politica al Paese.

Ma torniamo ai numeri della manovra economica per vedere come il Governo intende spendere i 24 miliardi della legge di stabilità e reperire le risorse necessarie.

Legge di stabilità: le uscite

La legge di stabilità 2016 varrà 24,5 miliardi di euro. Di questi, però, già 15 miliardi circa sono da impegnare nel disinnesco delle clausole di salvaguardia che altrimenti prevedono l’aumento dell’IVA dal primo gennaio 2017. Per sterilizzare gli aumenti, il Governo deve tappare il buco con 15,1 miliardi.

Restano meno di 9,5 miliardi: 4,2 andranno sul pacchetto di investimenti per le imprese e l’industria 4.0, circa 3,1 miliardi saranno spesi per le misure sociali e di sostegno al welfare e i restanti 2 miliardi andranno a finanziare misure approvate con la legge di stabilità 2015 che si sono trascinate anche nel 2016.

Il pacchetto sulle imprese è fatto di due capitoli: investimenti pubblici e stimoli pubblici a investimenti privati. Grande protagonista sarà l’industria 4.0, per la quale il Governo ha presentato qualche settimana fa una serie di interventi per lo sviluppo dell’”industria del futuro”. Il Governo ha annunciato incentivi fiscali per 13 miliardi di euro tra il 2018-2024, la mobilitazione di 10 miliardi di investimenti privati in più già nel 2017 e una spesa privata aggiuntiva in ricerca e sviluppo 11,3 miliardi. Inoltre è previsto un iperammortamento con incremento dell'aliquota dal 140% al 250% per beni legati all’industria 4.0; resta il superammortamento con aliquota al 140% per un anno ad eccezione dei veicoli e altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%; la proroga della norma sui beni strumentali e l’attivazione del fondo rotativo per le imprese dedicato a investimenti in industria 4.0.

A questo si aggiunge la proroga anche per il 2017 (e forse oltre) di bonus ristrutturazioni ed ecobonus con alcune novità che riguardano le modalità di rimborso e i lavori sui condomini.

E questo menù di interventi, secondo le stime di Padoan, sarà finanziato con una dotazione di soli 4 miliardi di euro. Alla luce dei numeri, il Governo ha già annunciato il rinvio al 2018 della rimodulazione della aliquote IRPEF e per quanto riguarda l’IRES dovrebbe essere confermato il taglio dal 27,5% al 24% già previsto e finanziato nella manovra 2015 con 3 miliardi.

Passiamo al pacchetto sociale e welfare finanziato con poco più di 3 miliardi. Sotto questo cappello dovrebbero rientrare sia le misure dedicate alla pensione (APE, RITA, intervento per precoci, usurati, ricongiunzioni, pensioni minime e quattordicesima), sia il piano contro la povertà, che il rinnovo del contratto degli statali. Anche in questo caso a fronte di un’ampia gamma di interventi la coperta economica è davvero corta. Sulla partita sociale il Governo ha giocato nettamente al ribasso. Per il pacchetto pensioni i sindacati avevano stimato una spesa di almeno 4 miliardi per rispondere alle esigenze di tutti i contribuenti coinvolti, ma il Ministro del Lavoro Poletti ha parlato di 6 miliardi di spesa in tre anni, 2 miliardi all’anno. Per lo sblocco dei contratti statali, sempre le associazioni sindacali hanno chiesto almeno 7 miliardi, alcune stime parlano di almeno 1,2 miliardi, ma il Governo ha annunciato una dotazione di circa 600 milioni per il 2017. Restano 4-500 milioni che probabilmente andranno a combattere la povertà e sostenere le famiglie numero. Una goccia nell’oceano dei 4,6 milioni di poveri presenti in Italia.

Insomma, tappato il buco creato con le clausole di salvaguardia, le risorse che restano non sono sufficienti a mantenere davvero tutte le promesse fatte negli ultimi mesi.

Legge di stabilità: le entrate

Il ministro Padoan ha anche spiegato da dover arriveranno i 24,5 miliardi della legge di stabilità 2016. Una parte importante di risorse arriverà dalle entrate fiscali: 5,8 miliardi saranno l’incasso previsto dal Governo per la lotta all’evasione IVA, mentre altri 2,6 miliardi sono attesi dalla seconda manche di voluntary disclosure, dai giochi e dalla riapertura dell’assegnazione agevolata e dalle rivalutazioni di terreni e partecipazioni.

Ma la maggior parte della legge di stabilità 2016 sarà finanziata, come nelle migliori tradizioni, in deficit.Dal rapporto deficit/PIL potrebbero arrivare oltre 13 miliardi: il Governo intende salire dall’1,6% di tendenziale a politiche invariate al 2% e, inoltre, chiedere a Bruxelles ulteriore flessibilità per altri 0,4 punti decimali di rapporto deficit/PIL. La richiesta arrivata alla Commissione UE si giustifica con le spese aggiuntive che l’Italia deve sostenere per la gestione dell’emergenza migranti e per far fronte alle opere di ricostruzione dei paesi del centro Italia colpiti dall’ultimo terremoto.

Sulla partita “entrate” per la legge di stabilità restano, quindi, due incognite: in primis il via libera da parte di Bruxelles alla flessibilità aggiuntiva e l’altra sulle entrate fiscali non permanenti che potrebbero rivelarsi inferiori alle stime e quindi rendere necessaria l’introduzione, a garanzia, di un’altra clausola di salvaguardia. La storia continua a ripetersi. 

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-stabilita-il-ministro-padoan-da-i-numeri-sulla-manovra-ma-la-coperta-resta-corta-ecco-cosa

 

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