Netflix: boom del titolo dopo la trimestrale, ma attenzione alla facile euforia

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A poche ore dalla conferenza stampa per il rilascio della trimestrale, sono arrivate indiscrezioni che Netflix potrebbe lanciare un servizio offlineper consentire agli abbonati di scaricare il contenuto desiderato sui propri dispositivi e vederlo quando meglio credono. Non è nulla di particolarmente sconvolgente e si inserisce nell'ottica della compagnia di offrire un servizio sempre più completo agli utenti.

Non troppo sconvolgenti anche i dati arrivati con la trimestrale rilasciata il 17 ottobre: i ricavi continuano a crescere e il bacino di utenti all'estero è in espansione, ma rimangono problemi legati alla generazione dei profitti e all'indebitamento (tra l'altro il segmento esteri è quello che fatica di più a generare utili). Tanto comunque è bastato per far balzare il titolo dopo la chiusura di quasi venti punti percentuali.

Netflix è una delle compagnie multimediali che ha fatto registrare una delle crescite più significative nel corso degli ultimi tre anni, e che è penetrata nel 2016 anche nel mercato italiano (qui trovate il catalogo dei film consigliati per il mese di ottobre). Nata nel 1997 con lo scopo di offrire in noleggio film e videogiochi, l’azienda californiana ha iniziato negli anni successivi a puntare prepotentemente sullo streaming online e in poco tempo è riuscita a conquistare il mercato casalingo degli Stati Uniti. La crescita quasi incontrastata nel mercato domestico ha spinto l’azienda ad allargare i suoi piani di penetrazione all’estero in quanti più paesi possibili.

Netflix è oggi leader nel segmento dello streaming on demand e i piani di espansione all’estero stanno portando ad una crescita continua del numero di abbonati (ad oggi si contano più di 70 milioni di abbonati). Le partnership strette con le compagnie di intrattenimento stanno consentendo a Netflix di offrire un numero crescente di contenuti originali: una strategia semplice e sperimentata già dai media tradizionali e che sta riuscendo ad attirare il favore di una buona fetta di pubblico (del resto è abbastanza ovvio e scontato che per attirare gli utenti bisogna offrire loro contenuti esclusivi e di qualità).

Netflix non sta facendo altro che cavalcare l’onda generata dal successo delle varie piattaforme multimediali di rete (vedi Youtube), che hanno spalancato le porte dei contenuti multimediali e di streaming, inserendosi quindi di prepotenza in un settore che viene definito da anni dagli analisti come il futuro della televisione. Del resto quello di Netflix non né il primo né il solo tentativo di questo genere, ma è sicuramente quello finora meglio riuscito e può essere considerato il primo vero marchio globale di TV online on demand.  

Non bisogna quindi stupirsi più di tanto se il titolo della compagnia ha fatto registrare dal 2012 un balzo impressionante delle sue quotazioni, passando da minimi di circa 5,50 dollari per azione ai massimi di 130 dollari per azione toccati nell’estate del 2015 (parliamo di un incremento superiore al 2.000 per cento. In pratica chi avesse investito all’epoca 1.000 euro avrebbe avuto la possibilità di avere un montante superiore ai 20.000 euro). Del resto, visti gli appetitosi piani di dominazione globale sulla TV streaming, considerando che il settore è dato in continua crescita, e vista la quasi totale assenza (per ora) di una seria concorrenza, l’azienda riesce ad attirare veramente con molta facilità capitali da impiegare negli investimenti.

NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA: ATTENZIONE AL RISCHIO INDEBITAMENTO

Dando uno sguardo al bilancio della società (qui l'ultimo rapporto annuale) si riesce a capire meglio come è realmente impostata Netflix e dove sta andando (e soprattutto quali sono i pericoli che si celano dietro a quello che sembra un pozzo pieno d’oro).

Innanzitutto dobbiamo dire, come è facile attendersi, che i ricavi della compagnia sono in continua crescita: a fine 2015 hanno toccato i 6,779 miliardi di dollari, mentre a fine 2012 erano a 3,609 miliardi di dollari (insomma, nel giro di soli 3 anni i ricavi sono quasi raddoppiati). In buona parte l’aumento dei ricavi è stato conseguito grazie alla penetrazione del servizio in altri paesi e quindi riflette in pieno l’espansione avuta nel periodo preso in esame.

Ovviamente in un’azienda che si espande crescono anche i costi, ma il problema di Netflix è che questi stanno crescendo ad un ritmo quasi più alto dei ricavi e di conseguenza l’utile netto fa fatica a decollare e l’azienda non riesce a riempire i suoi forzieri come dovrebbe. Parliamo comunque di una compagnia che ha sempre avuto un margine di profitto abbastanza ridotto a causa dei suoi alti costi di gestione, e che sta tentando di aggredire altri paesi anche perché le difficoltà di aumentare i profitti nella già conquistata madre patria. Ad ogni modo, Netflix sembra voler guardare anche e soprattutto al lungo periodo ed è in tale prospettiva che andrebbe valutata la mossa di espandersi sul mercato internazionale.

La cosa comunque più interessante ricavabile dal bilancio è il debt-equity ratio, ovvero il rapporto tra debito e patrimonio dell’azienda. Negli ultimi anni questo rapporto è quasi sempre salito e nel 2015 ha superato la soglia critica di 1: un rapporto debito-patrimonio superiore a 1 sta ad indicare che l’indebitamento ha superato il patrimonio netto. Questo ovviamente è un aspetto negativo che inizia a mettere in dubbio la capacità di Netflix di far fronte ai propri impegni. Per un’azienda che continua a espandersi e a investire ma che non ha fonti di guadagno troppo alte non ci sono altre soluzioni che prendere fonti da terzi (e questo si vede chiaramente nel rendiconto finanziario). Una delle cose su cui quindi stanno facendo molto attenzione gli investitori è proprio sulle potenzialità di Netflix di iniziare a macinare entrate.

L'ultima trimestrale conferma il miglioramento, su tutti i fronti, che sta facendo registrare la compagnia rispetto l'anno precedente, ma non sono dati che fanno pensare ad una svolta e l'utile di bilancio del 2016 dovrebbe comunque essere inferiore a quello del 2014. 

Anche se i piani dell’azienda sembrano in questo frangente maggiormente focalizzati ad un’espansione strategica in quanti più paesi possibili bisogna tener conto anche dei potenziali competitor che si affacceranno sul mercato e che rischiano di portare via quote importanti di consumatori. Gli oltre 70 milioni di abbonati potrebbero sembrare un grande traguardo eppure se lo paragoniamo all’oltre miliardo di utenti potenzialmente raggiungibile ci rendiamo conto che parliamo di un settore che è ancora in fase di conquista. In tal senso, le difficoltà di poter continuare a investire a causa dei bassi profitti rischiano di impedire a Netflix di mettere la definitiva ipoteca su un settore che deve ancora esprimere in pieno il suo potenziale.

COSA CI DICE L’ANALISI TECNICA

Per quanto concerne l'analisi tecnica, una delle cose che salta maggiormente all'occhio è l'impennata quasi verticale fatta registrare dal titolo a partire dal 2012, come possiamo vedere sul grafico mensile.

imageIl grafico mensile del titolo Netflix. Come si può vedere il titolo deve effettuare un throwback sulla rottura dei massimi del 2014. IBTimes Italia / XTB

Su questo timeframe si può notare che abbiamo assistito a due ondate, intervallate da movimenti laterali: la prima iniziata a fine 2012 e terminata a inizio 2014 - in quest'anno ha proseguito in laterale; la seconda iniziata a metà 2015 e terminata a fine 2015 - con 2016 che sta avendo andamento laterale. 

Altra cosa ben visibile è il mancato throwback sulla rottura dei massimi del 2014. Questo è un livello da tenere sotto controllo, perché è molto probabile che il titolo passi di qui prima di riprendere la via rialzista. Il ritorno sui 70 dollari per azione porterebbe anche a rompere la trendline rialzista disegnata sui minimi crescenti a partire dal 2012 e si inizierebbe a intravedere la formazione di una figura testa-spalle.

imageSul grafico settimanale di Netflix possiamo notare un triangolo discendente. IBTimes Italia / XTB

L'adamento laterale che si sta facendo registrare in questo 2016 è meglio osservabile sul timeframe settimanale. Qui è presente un triangolo discendente, che il titolo sta cercando di rompere al rialzo. La rottura al ribasso o al rialzo di questa figura dovrebbe indicare con buon probabilità il prossimo andamento di breve-medio periodo.

imageIl titolo ha fatto fatica a proseguire al rialzo dopo aver chiuso il gap di aprile. Possibile un re-test dei minimi dell'anno (e successivo throwback sulla rottura dei massimi del 2014) IBTimes Italia / XTB

Infine, sul grafico giornaliero possiamo vedere che il titolo ha faticato a proseguire al rialzo dopo aver chiuso il gap down di aprile e aver testato la trendline ribassista. Questo è qualcosa che ci induce a pensare che il titolo possa tornare sui minimi dell'anno, andando a chiudere il gap up di luglio. Da questi livelli, in caso di rottura dei minimi, è possibile andare a chiudere il throwback individuato sul timeframe mensile.

In generale, il titolo Netflix rimane impostato al rialzo ma in questo momento sta prendendo una pausa, in coerenza anche con il fatto che la compagnia fatica a fare profitti e cassa. Se nel 2012 l'acquisto si sarebbe rilevato un affare a questi livelli meglio farsi venire qualche dubbio. Il mercato delle TV streaming ha un futuro radioso davanti a sé e i margini di penetrazione sono ancora abbondanti, ma al momento i problemi strutturali di Netflix ne stanno in qualche modo tarpando le ali.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/netflix-boom-del-titolo-dopo-la-trimestrale-ma-attenzione-alla-facile-euforia-1469972

 

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