MPS: torna in ballo il piano Passera. Ecco le due strade alternative per il salvataggio della banca senese

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I tempi stringono ed MPS non ha ancora deciso che pesci prendere. Ieri (18 ottobre) il consiglio di amministrazione della banca senese ha rimesso sul tavolo il piano di salvataggio dell’ex Ministro Corrado Passera, presentato lo scorso 13 ottobre, senza però prendere una decisione definitiva sul da farsi. In una nota, MPS informa che dopo l’approvazione del piano industriale, prevista per il 24 ottobre, tornerà a valutare il piano di Passera per decidere quale strada seguire per l’operazione di cessione delle sofferenze e aumento di capitale.

L’ex ministro ha dalla sua la disponibilità di alcuni investitori istituzionali a scendere in campo nell’ambito di un aumento di capitale riservato per circa 3,5 miliardi. Passaggio che taglierebbe l’importo di denaro fresco da chiedere al mercato, senza bisogno di ricorrere alla conversione dei bond subordinati in azioni MPS.

Un nodo da sciogliere resta, però, quello degli esuberi. Per rendere appetibile MPS si parla della chiusura di numerose filiali e qualcosa come 3mila esuberi (in parte ereditati dal vecchio piano Profumo-Viola). I sindacati sono già sul piede di guerra, mentre il mercato esulta, con il titolo MPS che ieri ha chiuso in rialzo del 12,8% a 0,19 euro.

MPS: torna in ballo il piano Passera

MPS si trova ad un bivio e non ha ancora deciso quale strada imboccare. Da una parte c’è il piano di Corrado Passera, tornato in ballo nel corso del CDA di ieri, e dall’altra quello messo a punto (e approvato) a fine luglio da JP Morgan-Mediobanca sotto la vecchia guida di Fabrizio Viola. Dopo un lungo CDA, durato oltre 8 ore, l’attuale AD Marco Morelli ha soltanto detto che il consiglio ha deciso di valutare il piano di ricapitalizzazione proposto da Passera, ma soltanto dopo l’approvazione del piano industriale.

Prima viene il piano industriale: il 24 ottobre è stato convocato il board che voterà sul futuro assetto e sugli obiettivi di MPS anche per dare l’opportunità ad eventuali nuovi investitori di valutare le intenzioni del Monte.

Superato questo già delicato passaggio, MPS dovrà decidere quale schema di salvataggio adottare. Il CDA ha confermato “la ferma intenzione di proseguire nell’attuazione dell’operazione di ricapitalizzazione e contestuale cessione delle sofferenze precedentemente comunicata al mercato”. La meta quindi è confermata, cessione di quasi 10 miliardi di sofferenza nette e ricapitalizzazione per mettere in sicurezza il capitale del Monte, ma il percorso per raggiungerla non è ancora stato segnato. Il problema è che il tempo stringe.

L’intenzione sarebbe di far partire il piano all’indomani del referendum costituzionale del 4 dicembre, per chiedere l’operazione di ricapitalizzazione entro la fine dell’anno. I prossimi giorni saranno delicati e decisivi, per rimanere fedeli al cronoprogramma è necessario decidere quale piano adottare e iniziare le operazioni propedeutiche a metterlo in pratica.

Da una parte resta il piano JP Morgan-Mediobanca che prevede la maxi-cartolarizzazione di crediti con il fondo Atlante e la ricapitalizzazione di circa 5 miliardi. L’ipotesi trapelata nelle ultime settimane prevede anche la conversione volontaria dei bond subordinati in azioni MPS, operazione che avrebbe il doppio scopo di aumentare la capitalizzazione della banca e abbassare l’ammontare dell’aumento di capitale necessario per il risanamento dell’istituto. Così facendo MPS dovrebbe chiedere al mercato una cifra tra 3 e 4 miliardi a seconda di quanti investitori aderiranno all’offerta di conversione.

Dall’altra parte torna sul tavolo il piano presentato dall’ex ministro Passera lo scorso 13 ottobre, i cui dettagli, però, non sono stati pubblicati. Stando alle informazioni trapelate dal CDA il piano di Passera si poggia sull’arrivo di 3,5 miliardi di risorse fresche, garantite da investitori istituzionali disponibili a scommettere su MPS. Tra questi ci sarebbe il fondo Atlas di Bob Diamond, pronto a mettere sul tavolo 2,5 miliardi. Il resto del capitale poi andrebbe reperito tramite aumento in opzione ai soci attuali, senza bisogno di ricorrere alla conversione dei bond.

L’aumento di capitale, nel piano Passera, non avverrebbe in modo contestuale alla cartolarizzazione delle sofferenze, ma in un secondo momento: così facendo le tranche junior dei titoli cartolarizzati andrebbero ai nuovi azionisti di MPS e non a quelli attuali. Prima di partecipare al piano, però, gli investitori istituzionali raccolti da Passera avrebbero chiesto una due diligence su MPS.

MPS: esuberi e prossime tappe

Le prossime settimane saranno le più decisive della storia di MPS. L’AD Morelli in questi giorni sarà a lavoro per la messa a punto del piano industriale da presentare lunedì 24 ottobre al board, mentre gli advisor continueranno a valutare le due strade alternative per la cessione delle sofferenze e l’aumento di capitale.

A fine novembre poi è prevista la convocazione dell’assemblea dei soci che potrebbe tenersi tra il 24 e il 25, in modo da aprire la finestra per l’eventuale conversione dei bond lunedì 28 novembre e due settimane dopo (e dopo il referendum costituzionale) far partire l’aumento di capitale vero e proprio.

Intanto oggi i vertici di MPS hanno in programma un incontro con i sindacati per parlare della chiusura delle filiali e degli esuberi. Sul tavolo c’è l’ipotesi che il piano industriale preveda 3mila esuberi, di cui 1.500 in eredità dal precedente piano di epoca Profumo-Viola. Se da una parte alleggerire struttura e spese per il personale di MPS renderebbe più allettante investire nella banca senese, dall’altra sarebbe un dramma sociale per le famiglie dei dipendenti mandati a casa.

Per saperne di più sul piano industriale basterà attendere il board di lunedì 24 ottobre, mentre è probabile che la discussione sul piano di salvataggio prosegua fino a novembre. I tempi per mettere in sicurezza il Monte entro la fine del 2017 sono ogni giorno più stretti. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-torna-ballo-il-piano-passera-ecco-le-due-strade-alternative-il-salvataggio-della-banca-senese

 

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