Regno Unito e Brexit: perché le grandi banche sono sul punto di lasciare Londra (e dove sono dirette)

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I negoziati per l’addio del Regno Unito all’Unione Europea non sono ancora iniziati, ma i loro effetti già si fanno sentire forti e chiari. In queste ore si sta spargendo la notizia di una fuga della grandi banche dalla City di Londra. A lanciare l’allarme non sono fonti anonime o indiscrezioni di stampa, ma Anthony Browne, il presidente della British Bankers' Association (BBA) che in un articolo pubblicato sul quotidiano The Observer ha annunciato che le grandi banche britanniche si preparano a trasferirsi fuori dal Regno Unito nel primo trimestre del 2017, mentre le piccole preparano il trasloco già prima di Natale.  

Il referendum del 23 giugno scorso ha cambiato la storia del Regno Unito e dell’Unione europea. Le conseguenze, al momento, sono soltanto ipotizzate, perché il processo di uscita del Regno Unito dell’Unione non è ancora iniziato, ma la strada ormai è tracciata. Dal giorno del referendum che ha deciso l’addio di Londra dall’UE la sterlina ha perso il 15% sul dollaro e la Bank of England ha tagliato i tassi dallo 0,5% allo 0,25%. Ma si tratta soltanto delle prime avvisaglie, il bello deve ancora venire. Le grandi banche del Regno Unito stanno preparando le valigie perché convinte che il Paese abbia imboccato la strada per una “hard Brexit”, cioè uno strappo violento in contrapposizione alla “soft Brexit” che in molti al di là della Manica invocano.

Dalle dichiarazioni dei leader inglesi che dovranno accompagnare il Regno Unito fuori dall’UE è chiaro che vorrebbero prendere i vantaggi della Brexit, senza accollarsi le criticità di uno strappo con l’Unione. Cosa che i negoziatori UE non potranno permettere. Le trattative, che dovrebbero iniziare a marzo 2017, saranno serrate e le banche britanniche potrebbero aver già traslocato altrove.

Perchè le banche scappano dal Regno Unito

Il 23 giugno, è ormai cosa arci-nota, i britannici hanno votato per il “Leave”, ovvero per lasciare il Regno Unito. Il processo di separazione vero e proprio inizierà quando la premier Theresa May (che ha preso il posto di David Cameron) invocherà l’articolo 50 del Trattato sull’UE che prevede un meccanismo di recesso in caso di decisione volontaria e unilaterale di un Paese membro. Da quel momento, che dovrebbe arrivare “entro marzo 2017” inizieranno i negoziati per la nascita di un’Unione europea a 27 Paesi e la regolamentazione dei nuovi rapporti economici e commerciali con il Regno Unito.

I leader politici inglesi puntano molto sul tema dell’immigrazione e pongono come obiettivo primario delle trattative la chiusura delle frontiere e un maggior controllo degli ingressi nel Paese. Sarà quindi la fine della libera circolazione. Dal canto suo l’Unione europea non può permettere al Regno Unito di prendere soltanto i vantaggi dall’addio all’Unione senza accollarsi alcun onere. Per questo motivo le banche britanniche sono già con la valigia in mano. Il negoziato si preannuncia duro e il Paese si prepara ad una “hard Brexit”, cioè un’uscita violenta del Regno Unito dell’UE.

In questo caso le banche con base a Londra saranno costrette a lavorare nell’UE come soggetti extracomunitari a cui dovranno essere applicate restrizioni tariffarie e legislative. I grandi gruppi bancari o assicurativi abituati a operare nella City, la più grande piazza finanziaria europea, rischiano di registrare pesanti perdite dal punto di vista dei ricavi.

Il trasloco delle banche britanniche fuori dell’UE potrebbe essere un duro colpo per l’economia del Regno Unito che dal suo ruolo di City finanziaria europea ha tratto notevoli guadagni. L’offerta di servizi di consulenza, di assicurazioni, legali, e finanziari rappresentano il 12% del prodotto interno lordo britannico e dà lavoro a circa 2,2 milioni di persone.

Ma a rimetterci non sarà soltanto Londra. Il presidente della British Bankers' Association avverte che porre barriere al commercio nel sistema finanziario metterà tutti in difficoltà: le banche basate a Londra prestano al sistema economico europeo 1,1 trilioni di sterline.

Dove vanno le banche britanniche

Le banche britanniche sono pronte a fare le valigie per lasciare il Regno Unito e mettere radici sul Continente europeo per continuare ad operare come soggetti comunitari. Ma dove sono dirette le banche britanniche?

Anthony Browne non cita le banche che si stanno preparando al trasloco, né anticipa dove sono dirette. Ma tra le città papabili, secondo le prime indiscrezioni di stampa, ci sarebbero Parigi, Vienna, Milano, Dublino e Francoforte.

Quest’ultima, in particolare, secondo Bloomberg, ha tutte le carte in regola per diventare la nuova City finanziaria europea. I motivi sono semplici: è già una capitale finanziaria nel cuore della principale economia europea; è la sede della BCE, di una serie di agenzie che regolano il settore assicurativo e bancario; aspira a diventare la nuova sede dell’Autorità bancaria europea; e la Borsa di Francoforte, il più grande operatore europeo, sta per acquistare il London Stock Exchange Group.

Qualunque sia la meta finale delle banche britanniche in fuga per le conseguenze della Brexit, l'impressione è che non saranno gli unici soggetti a lasciare il Regno Unito in caso di una "hard Brexit" che comporti restrizioni fiscali e legislative per coloro che restano al di là della Manica. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/regno-unito-e-brexit-perche-le-grandi-banche-sono-sul-punto-di-lasciare-londra-e-dove-sono-dirette

 

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