Costi della politica: perché le proposte taglia-stipendi del PD e del MS5 sono inutili e demagogiche

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Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si stanno sfidando a colpi di demagogia sull’antico terreno dei costi della politica.Il parlamento e il dibattito pubblico è prigioniero da giorni della proposta del M5S che vuole ridurre l’indennità dei parlamentari e proporsi come alternativa alla riforma costituzionale che si vanta di ridurre i costi della politica. Ma in entrambi i casi stiamo parlando di una goccia nell’Oceano, di due spiccioli di fronte ad una spesa pubblica abnorme e sprechi che andrebbero cercati con altrettanta veemenza (anche) da tutt’altra parte.

È necessaria una premessa.Gli anni delle vacche grasse in Italia sono finiti da un pezzo: se ne sono accorti bene gli italiani a cui sono stati chiesti sacrifici per sopportare le riforme lacrime e sangue utili a superare la crisi economica e rimettere in piedi il Paese che negli ultimi anni ha visto la crescita in frenata, la disoccupazione alle stelle e i cittadini sempre più poveri. Se ne sono accorti molto meno i parlamentari i cui privilegi hanno passato indenni gli anni della crisi e dell’austerità. È insopportabile la persistenza alla guida del Paese di una classe politica parassitaria e incompetente ed è sacrosanta la richiesta populista (nella sua accezione positiva) di far partecipare i politici ai sacrifici dei cittadini perché dovrebbero essere loro in prima battuta a dare il buon esempio tagliandosi stipendi e rimborsi da favola.

Fatta la necessaria premessa, resta però un dato di fatto: le due proposte, PD e M5S di riduzione degli stipendi dei parlamentari presentano cifre ridicole di fronte alla spesa pubblica e ai costi della politica in generale. La riduzione degli stipendi è un obbligo morale, ma si tratta di un semplice gesto simbolico su cui si stanno sprecando davvero troppe energie, perché l’impatto sulla spesa pubblica sarebbe pari allo 0,018% (zero virgola zero uno otto per cento). Guardiamo qualche numero.

La spesa pubblica in Italia

Il sito della Ragioneria dello Stato fornisce alcune interessanti informazioni circa la spesa pubblica italiana. Secondo la previsione di cassa, nel 2016 la spesa pubblica italiana ammonterà nel complesso a 839,8 miliardi di euro e nel 2017 è prevista in crescita a 875 miliardi. A questa cifra si arriva con trasferimenti, rimborsi, contributi e costo personale dei vari ministeri: quello dell’Economia e della Finanze costa circa 587 miliardi, mentre quello dell’Istruzione 55,7 miliardi, dei Beni culturali 2,3 miliardi e quello della Salute 1,5 miliardi.

Le entrate previste, sempre per il 2016, ammontano a circa 519 miliardi: ciò significa che lo Stato italiano dovrà ricorrere al mercato per reperire i 320 miliardi mancanti.

In questo quadro i costi della politica, centrale e locale, sono stimati in oltre 23 miliardi all’anno. Secondo un rapporto UIL sui costi della politica, in Italia sono oltre 1,1 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica, il 5% del totale degli occupati.

Un esercito composto da oltre 144 mila tra Parlamentari, Ministri e Amministratori locali di cui 1.041 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.270 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 3.446 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.834 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali. A questi si aggiungono i consiglieri di amministrazione delle società pubbliche; il personale amministrativo degli uffici politici, portaborse, collaboratori, personale con incarichi di consulenze.

Le proposte per il taglio degli stipendi

La spesa pubblica italiana ammonta a quasi 840 miliardi di euro, di cui 23 miliardi sono riconducibili alla spesa complessiva della politica (che coinvolge 144mila persone). Le due proposte PD e M5S di riduzione degli stipendi dei parlamentari valgono in termini di risparmi dagli 87 ai 150 milioni di euro (secondo le loro stime, che sono molto ottimiste) e coinvolgono al massimo 630 persone. I numeri servono a dare il giusto valore alle cose.

In breve:

  • la riforma costituzionale promossa dal Partito Democratico propone, in termini di risparmi sui costi della politica, l’abolizione del CNEL, delle province, tagli ai consigli regionali e ai senatori (che si riducono a 100 senza stipendio). Nel complesso la riforma costituzionale (secondo le stime del PD) porterà un risparmio di 500 milioni l’anno, di cui 150 provengono dal taglio degli stipendi dei parlamentari.
  • la controproposta del M5S prevede il taglio del 50% delle indennità parlamentari, vale a dire della parte fissa dello stipendio che, passa da 11mila euro lordi (5mila netti) a 5 lordi (2.500 euro netti). Per un totale di risparmi (stimati dal M5S) di circa 87 milioni di euro l’anno.

In sostanza, quindi, le due proposte taglia-stipendi che hanno tenuto in ostaggio per giorni il parlamento e il pubblico dibattito valgono tra gli 87 e i 150 milioni di euro a fronte di una spesa pubblica dello Stato di 840 miliardi e un costo della politica di 23 miliardi , una spesa oltre 150 volte più grande. È come se un uomo disoccupato, con moglie e figli a carico e mutuo sulle spalle impiegasse tutte le sue energie per smettere di fumare credendo di risolvere tutti i suoi problemi risparmiando 5 euro di sigarette.

Per quanto sacrosanto, il taglio degli stipendi dei parlamentari sarebbe soltanto un gesto simbolico, che non sposterebbe di una virgola i problemi economici del Paese. Di altra entità (si è parlato di cifre tra i 10 e i 20 miliardi) sono i dossier sulla spending review messi a punto da tutti i commissari alla spesa chiamati dai Governi e poi cacciati poco dopo. Solo per citare l’ultimo di una lunga lista di commissari defenestrati: Roberto Perotti aveva proposto tagli per oltre 10 miliardiandando a cercare sacchi di sprechi nei ministeri, nelle ambasciate, e frugando tra i privilegi di politica e cittadini facoltosi.

Ma puntualmente i dossier dei commissari alla spending review finiscono in un nascosto cassetto di Palazzo Chigi, nessuno ha mai il coraggio di metterli in pratica e anche le opposizioni fanno finta che non esistano. Salvo poi scannarsi in Parlamento su proposte che risparmiano spiccioli e che non hanno alcun impatto sulla vita della gente.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/costi-della-politica-perche-le-proposte-taglia-stipendi-del-pd-e-del-ms5-sono-inutili-e-demagogiche

 

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