Banche: continuano i licenziamenti di massa, oggi tocca alla popolare di Vicenza e Veneto banca

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Si apre il confronto sul futuro della popolare di Vicenza e di Veneto banca, le due sorelle del credito del nord est finite nel frullatore della crisi bancaria e uscite malconce dal piano per il loro salvataggio.

I due istituti, al momento, hanno in comune il socio di maggioranza: il fondo privato Atlante detiene oltre il 90% di entrambe e ora deve decidere del loro futuro. Oggi (28 ottobre) a Milano, è in programma un incontro tra i due presidenti della popolare di Vicenza e Veneto banca e Alessandro Penati, numero uno del Fondo Atlante.

La strada tracciata è quella dell’integrazione tra i due istituti, ma le incognite restano numerose. Intanto perché la BCE, che preme per una rapida soluzione, chiede ulteriori accantonamenti sui crediti incagliati delle due banche rendendo sempre più impellente una ricapitalizzazione degli istituti. A questo si aggiunge, in caso di integrazione, il probabile bagno di sangue dei dipendenti: la Popolare di Vicenza e Veneto banca insistono sullo stesso territorio e prima di convolare a nozze devono mettere in campo una drastica riduzione delle filiali e dei dipendenti.

Passaggio ormai obbligato per tutto il comparto bancario.La crisi del settore da una parte e le nuove frontiere della tecnologia dall’altra, che hanno modificato il comportamento e le esigenze dei clienti, stanno ponendo un interrogativo a tutto il sistema sulla ragion d’esistere di filiali fisiche e migliaia di dipendenti. A partire da Banca Montepaschi di Siena, passando per la Popolare di Vicenza, Carige, Veneto Banca fino alle quattro banche salvate a novembre scorso: tutte le banche appesantite dalle sofferenze bancarie stanno pensando alla chiusura di filiali e al taglio dei costi.

Popolare di Vicenza e Veneto banca: matrimonio in vista

A qualche mese dai disastrosi aumenti di capitale di Veneto banca e della popolare di Vicenza è arrivato il momento di parlare del futuro dei due istitui che evidentemente non sono più in grado di reggersi in piedi da soli.

Ricapitoliamo in breve come siamo arrivati a questo punto. La gestione scellerata e clientelare di Zonin&Co., in continuo conflitto di interessi, ha distrutto uno dei pilastri portanti dell’economia del Nord est: la popolare di Vicenza. I soci, spinti a comprare le azioni a 62 euro, hanno dovuto assistere ad un aumento di capitale da 1,75 miliardi con azioni vendute a 10 centesimi. il 7,66% (115 milioni) è stato comprato da attuali soci della Popolare di Vicenza e investitori istituzionali (il 5% da Mediobanca); il restante 93% è stato rastrellato dal Fondo Atlante intervenuto per evitare che l’aumento di capitale fallisse e la banca andasse in risoluzione. La mancanza del flottante necessario (pari al 25%) ha fatto saltare la quotazione in Borsa.

Stesso copione per Veneto banca. L’aumento di capitale da un miliardo, iniziato subito dopo quello della popolare di Vicenza, si è concluso con lo stesso flop. Alla chiusura dell’operazione, infatti, i soci hanno sottoscritto soltanto il 2,2% dell’opzione. A questo si aggiunge la partecipazione degli investitori istituzionali che si è fermata allo 0,01%. Tutto il resto è andato al fondo Atlante. Anche in questo caso, per coloro che avevano comprato le azioni nel periodo d’oro della banca, a 40 euro, le perdite sono state di circa 99% del valore dell’investimento. L’ipotesi di quotazione a Piazza Affari di Veneto banca è naufragata per la mancanza del flottante richiesto da Borsa Italiana per l’ammissione sul listino.

Morale della favola: le due operazioni di aumento di capitale sono state un flop, per i soci di Veneto banca e popolare di Vicenza un bagno di sangue e ora i due istituti hanno come principale azionista il fondo Atlante che deve decidere del loro futuro. In tutto ciò resta il nodo dei crediti inesigibili che ancora pesano sui bilanci: la BCE ha chiesto ulteriori verifiche e accantonamenti per circa 2 miliardi di euro.

È probabile che sia necessario un ulteriore rafforzamento di capitale per le due banche, ma la domanda è: fatto da chi? Considerato come sono andati i precedenti, la strada per una nuova ricapitalizzazione sarà tutta in salita. Il protagonista dell’operazione sarebbe ancora una volta Atlante, il fondo nato per aiutare il sistema bancario italiano, che ha già speso gran parte della sua dotazione per Veneto banca e la popolare di Vicenza.

Il passo successivo poi, sarebbe l’integrazione dei due istituti che comporterebbe una drastica dieta sul fronte occupazionale: per la popolare di Vicenza si parla di circa 1.500 esuberi, parte dei quali non potrebbero essere gestiti con i normali ammortizzatori sociali e per Veneto banca sarebbero altri 700. Dopo la fregatura per i soci delle due banche, adesso il loro matrimonio rischia di diventare dramma anche per i dipendenti. 

Dieta drastica di filiali e dipendenti: una strada segnata

Ormai il comparto bancario ha imboccato la strada dei licenziamenti collettivi.La banca, intesa come struttura fisica, si sta polverizzando, lasciando spazio alla digitalizzazione dei servizi e l’utilizzo di pc, tablet e smartphone anche per le operazioni bancarie più delicate. All’avanzamento tecnologico, si aggiunge il momento di profonda difficoltà che l’intero comparto bancario sta attraversamento da qualche mese a questa parte.

Nei giorni scorsi, MPS, soltanto l’ultima della lista, ha approvato il piano industriale che prevede 2.600 esuberie una riduzione dei costi per il personale del 9% entro il 2019.

Ma questa tendenza non interessa soltanto l’Italia: Commerzbank, Ing Group e Deutsche Bank sono solo le ultime sulla lista delle banche europee ad aver messo in campo una cura dimagrante per le loro filiali. Ing Group, principale società olandese di assicurazioni e banca ha annunciato il taglio di circa 7mila posti di lavoro tra il Belgio e i Paesi Bassi per una riduzione dei costi di 900 milioni da qui al 2021; la tedesca Commerzbank prevede di mandare in pensione o a casa quasi 10mila dipendenti e Deutsche Bank, il colosso del credito tedesco ha annunciato la riduzione del 9% della forza lavoro.

Lo scoppio del bubbone delle sofferenze, le delicate operazioni di rafforzamento di capitale e integrazione e, infine, l’avanzamento tecnologico stanno profondamente cambiando la natura del settore bancario con pesanti ripercussioni su soci e dipendenti. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-continuano-i-licenziamenti-di-massa-oggi-tocca-alla-popolare-di-vicenza-e-veneto-banca

 

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