MPS, Passera ritira l’offerta: investitori cercasi disperatamente. Le criticità (sempre più pesanti) del piano per il salvataggio

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Corrado Passera ha deciso di ritirare l'offerta per MPS. Con una lettera al consiglio di amministrazione della banca senese, l’ex ministro ha annunciato il ritiro del suo piano, presentato a luglio e poi rivisto a ottobre, per il salvataggio di MPS. La decisione arriva a causa “dell’atteggiamento di totale chiusura nei nostri confronti mostrato da parte della banca”.

Si tratta del piano che prevede la partecipazione di investitori istituzionali per circa 3-3,5 miliardi di euro che se fosse stata confermata avrebbe rappresentato una bella àncora di salvezza per MPS. Il piano di salvataggio infatti, naviga ancora in alto mare. É stato approvato dal consiglio di amministrazione, ma gli advisor JP Morgan e Mediobanca, a quanto pare, stanno incontrando notevoli difficoltà nel trovare investitori interessati a scommettere su MPS. Tanto che Alberto Nagel, amministratore delegato dell’istituto di Piazzetta Cuccia, ha ribadito che Mediobanca farà di tutto per trovare una soluzione per MPS, ma anche che “ci troviamo con il vento contro” e che “ci vuole anche un mercato positivo, non dipende tutto dal cda e dagli advisor”. Che sia un modo diplomatico per mettere le mani avanti?

Se dovesse saltare il piano A per il salvataggio (vendita sofferenze e aumento di capitale da 5 miliardi) per MPS resterebbe sono la strada della nazionalizzazione, BCE permettendo, e della risoluzione con conseguenze disastrose per soci e per tutto il comparto bancario. Basta pensare a ciò che è accaduto sul settore, dal salvataggio di novembre scorso delle quattro piccole banche per avere anche solo una vaga idea di ciò che potrebbe accadere se crollasse la terza banca italiana. 

Il passo indietro di Passera

L’ex ministro ha inviato una lettere al CDA di MPS per annunciare il ritiro della sua offerta. La motivazione sta nel rifiuto da parte di MPS di avviare la “due-diligence” sui conti del Gruppo. La banca senese ha dato a Passera (e agli investitori) l'accesso alle informazioni che verranno rese accessibili con la data-room, ma la richiesta dell’ex ministro era di andare oltre, con la possibilità di analizzare nei dettagli i numeri della Banca.

“Venti giorni trascorsi in modo improduttivo, con l'unico effetto dannoso, per noi e soprattutto per la Banca di essersi privata della possibilità di ricevere un'offerta definitiva e impegnativa” attacca Passera che critica il comportamento della banca e pone pesanti interrogativi circa la fattibilità del piano per il riassetto dell’istituto.

L’offerta di aiuto ritirata da Passera prevedeva un piano corredato da lettere di interesse ufficiali da parte di primari investitori internazionali per circa 2 miliardi di euro e dell'assunzione di un impegno a garantire l'aumento di capitale in opzione agli attuali azionisti per 1-1,5 miliardi di euro.

In una nota, MPS si dice “rammaricata” per la decisione dell’ex ministro basata oltretutto su “argomentazioni infondate e incompatibili” e ricorda che si tratta “di una proposta non vincolante, formulata per conto di investitori di cui non sono state rese note le generalità e non ancora ‘solidificata”.

Insomma MPS sostiene di non aver perso niente con il passo indietro di Passera, ma ora si apre uno scenario ancora più complesso per la ricerca di un investitore disponibile a svolgere il ruolo di socio di riferimento.

MPS, strada in salita

Un po’ per la situazione complessiva del sistema bancario italiano, un po’ per la pressione sul mercato, un po’ per la delicata condizione di MPS, un po’ per il referendum costituzionale in arrivo che aggiuge incertezza, fatto sta che la strada verso il riassetto di MPS sembra essere sempre più in salita.

Saltata l’offerta di Passera, che si è presentato a Siena con lettere di interesse ufficiali da parte di investitori per circa 3 miliardi, ora la patata bollente resta interamente in mano a JP Morgan e Mediobanca, gli advisor che hanno presentato il piano per il salvataggio, già approvato dal CDA della banca. Il problema è che, al momento, sembra che gli advisor abbiano notevoli difficoltà a trovare investitori interessati a prendere parte all’aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Dopo il dietrofront di Passera infatti, questa mattina il titolo di MPS ha aperto in asta di volatilità e poi stato ammesso agli scambi con una flessione del 6%. Le azioni della banca restano sotto i riflettori mentre l’amministratore delegato Marco Morelli è in giro per il mondo (Qatar, USA e Europa) per presentare il nuovo piano industriale e cercare di suscitare l'interesse degli investitori nei confronti dell'aumento di capitale. Intanto oggi il consiglio di amministrazione di MPS torna a riunirsi a Milano, con Morelli in collegamento via conference.

L’aumento di capitale, cioè la fase più delicata del piano, dovrebbe partire subito dopo il referendum del 4 dicembre, ma è indispensabile che MPS raccolga manifestazioni di interessa da parte degli investitori o di un eventuale socio di riferimento. L’ipotesi di conversione volontaria dei bond in azioni è ancora sul tavolo, ma rischia di non dare gli effetti sperati e quindi di non essere sufficiente a mettere al sicuro l’operazione.

L’incertezza che regna sul mercato e le dichiarazioni del numero uno di Mediobanca che sembra voler mettere le mani avanti sul possibile naufragio del piano aprono scenari inquietanti per MPS. Se fallisse l’aumento di capitale, la strada verso la risoluzione della terza banca del Paese sarebbe segnata, a meno che non intervenga il Tesoro (che è anche azionista di MPS) “nazionalizzando” la banca, ma chissà a quali condizioni imposte dalla BCE. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-passera-ritira-lofferta-investitori-cercasi-disperatamente-le-criticita-sempre-piu-pesanti-del

 

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