Legge di bilancio: il Governo punta sugli anziani e lascia ai giovani solo bonus e mancette

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Se c’è una cosa che caratterizza in modo particolare la legge di bilancio per il 2017 è il totale squilibrio di risorse a favore degli anziani e a scapito dei giovani. Negli anni della crisi economica, l’Italia insieme a Spagna e Regno Unito, ha visto aumentare il tasso di disuguaglianza di reddito tra i cittadini a causa di un sistema di welfare sbilanciato a favore degli anziani e poco presente per i giovani.

Nelle politiche del Governo, i giovani, i cosiddetti Millennials, sono abbandonati a sé stessi: qualche mancia e bonus qua e là, ma nessun piano strutturato che guarda al futuro, che fornisca qualche speranza ad una generazione sfiduciata e con la valigia in mano.

E la legge di bilancio per il 2017, in modo particolare, parla agli anziani, a coloro che vogliono andare in pensione o che, già in pensione, riceveranno un aumento. E ai giovani? Soltanto le briciole, un bonus da 500 euro per i 18enni e uno student act per i giovani meno abbienti che vogliono studiare.

La miopia dimostrata dal Governo Renzi con questa legge di bilancio è disarmante. I giovani, lo dice l’ultimo rapporto della Caritas, sono i nuovi poveri dell’Italia: lavori precari e sottopagati oppure con contratti senza diritti; disoccupazione al 40% e alta percentuale di inattivi, cioè sfiduciati che hanno smesso di cercare un lavoro; migliaia di giovani ogni anno con valigia e passaporto in mano per cercare fortuna altrove. La maggioranza dei giovani d’oggi per vivere in modo dignitoso fa affidamento sulle risorse di genitori e nonni che, in mancanza di risposte concrete da parte dello Stato, rappresentano il welfare dei Millennials. Ma quando inevitabilmente le generazioni precedenti non ci saranno più, cosa accadrà? Quella dei Millennials sarà una generazione perduta, senza speranze, senza futuro. Così come l’Italia.

Legge di bilancio: interventi per giovani e anziani

E’ finalmente arrivato il testo della legge di bilancio e conferma i timori delle ultime settimane: il Governo ha deciso di puntare tutto sugli anziani, gettando la spugna sul capitolo giovani.

Basta guardare i numeri per capire come stanno davvero le cose, al netto degli annunci: il pacchetto pensioni vale 7,3 miliardi di europer i prossimi tre anni; per i giovani ci sono 700 milioni di fondi europei per gli sgravi contributivi per le assunzioni nel Mezzogiorno; 150 milioni messi sul capitolo scuola e 135 milioni nel prossimo triennio per le assunzioni dei giovani che svolgono un tirocinio con l'alternanza scuola-lavoro.

Per gli anziani, il Governo ha messo su un pacchetto previdenziale interessante: ci sono le uscite anticipate per le categorie più svantaggiate di lavoratori o disoccupati, la possibilità di andare in pensione anticipata per scelta e scivoli contributi per precoci e lavoratori usurati. A questo si aggiunge l’allargamento della no tax area e la quattordicesima mensilità per i pensionati più poveri.

Per i giovani al contrario c’è ben poco. Il Governo due anni fa ha introdotto gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni, ma dopo un boom di contratti nel 2015, il potere salvifico del provvedimento si è esaurito. La disoccupazione giovanile resta tra le più alte d’Europa (dopo Grecia e Spagna), ma l’esecutivo non ha lavorato ad un progetto per stimolare l’occupazione giovanile. Si fa affidamento su Garanzia Giovani, il programma europeo che, per come è gestito in Italia, non fornisce né lavoro né soldi ai giovani. Gli sgravi contributivi del 2015 (e del 2016) sono finiti; nel 2017 saranno previste soltanto agevolazioni per le assunzioni nel Sud Italia finanziate, oltretutto con fondi europei. L’unica vera spesa del Governo italiano per i giovani è su scuola e Università e per l'assunzione dei giovani studenti che hanno svolto un tirocinio tramite l'alternanza scuola-lavoro, a cui si aggiunge il bonus di 500 euro ai 18enni introdotto lo scorso anno. Solo bonus, piccole mancette, nessun progetto serio e strutturato per evitare che quella dei Millennials sia una generazione di talenti perdutie inespressi perché alla costante ricerca di un lavoro degno di questo nome o di un Paese che dia loro un'opportunità.

Perché si scommette sugli anziani

La legge di bilancio scommette chiaramente sugli anziani, un controsenso in essere per un Paese che vuole tornare a crescere, a produrre, a innovare. Ma la domanda è: perché? Le motivazioni principali possono essere due: una di tipo politico e una economica.

La politica italiana non riesce a guardare più in là del suo naso, cioè delle prossime consultazioni elettorali. E quando si tratta si andare a votare, gli anziani pesano di più, registrano un minor tasso di astensione e sono meno propensi a fare salti nel vuoto. Il 4 dicembre il Governo Renzi ha un appuntamento elettorale cruciale per il suo futuro ed è disposto a mettere in gioco il futuro del Paese per portare a casa la vittoria del “sì” al referendum costituzionale. Non è difficile incontrare lavoratori vicini alla pensione che promettono di votare “no” al referendum, senza entrare nel merito della riforma, ma soltanto perché Renzi assicura loro la tanto desiderata pensione. Ma ridurre la questione a puro opportunismo politico sarebbe troppo semplicistico.

La miopia della legge di bilancio si può spiegare anche in altro modo.Come spiega Francesco Bruno su Econopoly, è molto più semplice dare agli anziani ciò che vogliono piuttosto che trovare una soluzione per il dramma dei giovani. Una volta che si sono trovate le risorse da spendere, basta ridistribuirle tra lavoratori e pensionati ed il gioco è fatto. Per aiutare i giovani, al contrario, servirebbe un piano strutturale a medio-lungo termine di taglio del cuneo fiscale e politiche attive di inserimento nel mondo del lavoro. Per non parlare dell’istruzione. Tra il 2008 e il 2013, la spesa pubblica italiana per l’istruzione è diminuita del 14% a fronte di una diminuzione degli altri capitoli di spesa inferiore al 2%. La spesa pubblica totale per l’istruzione nel 2013 è stata pari al 4% del PIL, con una media OCSE pari al 5,2%.

Aiutare i giovani significa partire da interventi in grado di migliorare l’istruzione; spingere al massimo i progetti di alternanza scuola-lavoro; tornare a puntare sulla ricerca e sulle idee; ridurre il costo del lavoro; ridurre al minimo lo sfruttamento spacciato per “gavetta” e gli anni di limbo passati da un lavoro precario all’altro; assicurare una qualche forma di welfare e la possibilità un giorno di avere una pensione che non sia per forza da fame. E’ un percorso lungo e faticoso, non si tratta solo di trovare le risorse, ma di mettere a punto un progetto di riforma profondo e strutturale del sistema scolastico, fiscale e del mercato del lavoro.Una fatica che il Governo Renzi, al momento, non ha intenzione di fare.

Perché la legge di bilancio è sbagliata

Tra i principali critici della legge di bilancio per il 2017, c'è il presidente dell'INPS Tito Boeri che ha fortemente criticato la scelta del Governo di spendere gran parte delle risorse per gli anziani. "Per il Paese è fondamentale tornare a crescere - sostiene Boeri - negli ultimi 20 anni la povertà è aumentata soprattutto tra i giovani. Isalari d’ingresso quando si entra sono molto bassi e negli ultimi 25 anni sono diminuiti di un altro 25%, la disoccupazione è sotto gli occhi di tutti e poi ci sono molti giovani che vanno all’estero. Il problema nostro è questo: un Paese che smette di investire sui giovani è un Paese che non ha grandi prospettive di crescita”.

La posizione di Boeri trova conferma nel Rapporto 2016 sulla povertà e l’esclusione sociale della Caritas: "Un elemento inedito messo in luce nel rapporto e che stravolge il vecchio modello di povertà italiano è che oggi la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato (o meglio, sta ancora penalizzando) soprattutto giovani e giovanissimi in cerca “di una prima/nuova occupazione” e gli adulti rimasti senza un impiego". Negli anni precedenti alla grande crisi economica, era tutto al contrario: la povertà cresceva con l'aumentare dell'età e gli over 65 risultavano la categoria più svantaggiata. 

Ma oggi - spiega la Caritas - "degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6% risulta under 34; in termini assoluti si tratta di 2 milioni 144 mila individui, dei quali 1 milione 131 mila minori". Questo accade perché nei sette anni di crisi economica gli anziani hanno potuto contare sul bene casa (nell'80% dei casi di proprietà) e sulle tutele del sistema pensionistico, mentre i giovani devono ancora combattere con un lavoro precario e l'impossibilità di comprarsi una casa. 

Il recente Rapporto McKinsey “Poorer than their parents: a new perspective on income inequality” sottolinea che per la prima volta dal dopoguerra c’è il serio rischio che i figli "finiscano la loro vita più poveri dei loro padri" e questo accade in modo particolare in Italia, indicato come "il paese in cui tale sconvolgimento generazionale è più prorompente".

L'Italia, insieme a Spagna e Regno Unito, secondo uno studio pubblicato dal think tank Bruegel ("An anatomy of inclusive growth in Europe"), presentano tassi di disuguaglianza tra giovani e anziani molto più significativi rispetto ai colleghi Europei. Secondo lo studio per ridurre le disuguaglianze è necessario modificare i sistemi di welfare nazionali cambiando la distribuzione delle risorse. Non si tratta di una questione di quantità, ma bensì di qualità della spesa, di come la spesa sociale venga distribuita tra le varie generazioni. Lo studio nota che alcuni Stati dell'UE, come l'Italia, hanno risposto alla crisi tagliando gli investimenti in istruzione e ricerca e i sussidi a famiglie e infanzia, mentre i pensionati non sono stati toccati.

Da questo punto di vista, la legge di bilancio italiana, va nella direzione sbagliata. L'ingente spesa pubblica per il capitolo pensioni avrà un effetto ancora più distorsivo sulla distribuzione della ricchezza italiana. Ai giovani non viene offerta alcuna ancora di salvezza: finché i governi lavoreranno in continua campagna elettorale e con lo sguardo fisso sul breve termine, ai giovani andranno solo bonus e mancette e l'Italia perderà, ogni giorno che passa, l'opportunità di tornare a crescere. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-bilancio-il-governo-punta-sugli-anziani-e-lascia-ai-giovani-solo-bonus-e-mancette-1471961

 

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