Elezioni USA, le ricette economiche di Clinton e Trump: cosa accadrà sui mercati all'indomani del voto?

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Martedì 8 novembre gli statunitensi sono chiamati a scegliere il nuovo presidente. Lo scontro è tra due nomi popolarmente molto noti: in un angolo del ring c’è la prima donna in corsa per la Casa Bianca, moglie di un ex presidente USA, ex senatrice ed ex Segretario di Stato, la democratica Hillary Clinton, e nell’angolo opposto c’è un miliardario populista con il pallino dell’uomo forte al comando, il democratico Donald Trump.

Nelle ultime settimane, la corsa alla Casa Bianca, che sarebbe dovuta essere una passeggiata di salute per Clinton, si è rivelata un serrato testa a testa: gli ultimi sondaggi vedono Clinton ancora in vantaggio (a meno che i sondaggi non si stiano sbagliando in massa) sia in termini di voti che in termini di Grandi Elettori, ma la corsa si è fatta molto, molto più incerta rispetto ad appena due settimane fa, a causa dei ben noti guai della candidata democratica.

Le elezioni USA e i numerosi sondaggi che accompagnano giorno dopo giorno gli statunitensi al voto stanno tenendo con il fiato sospeso non soltanto i cittadini di mezzo mondo, ma anche e soprattutto i mercati e gli operatori finanziari. Raramente, nella storia degli Stati Uniti, l’ipotesi del nuovo inquilino della Casa Bianca ha gettato nel panico i mercati come quest’anno. Tradizionalmente l’andamento dei mercati finanziari all’indomani delle elezioni presidenziali USA ha premiato l’elezione del candidato democratico, ma in questo caso particolare l’eventuale vittoria di Donald Trump è vissuta come un vero e proprio disastro economico per il Paese.

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I due candidati hanno ricette economiche completamente diverse anche se concordano sulla necessità di investire in modo massiccio sulle infrastrutture degli USA. L’unica certezza è che Wall Street “vota” per Hillary Clinton considerata non solo più affidabile e credibile come presidente degli Stati Uniti, ma anche per le sue posizioni più concilianti con il settore bancario e le società finanziarie che Trump accusa di essere al centro di un complotto dei poteri forti, nonché, ovviamente, di brogli elettorali che sembrano piuttosto improbabili.

Ma vediamo meglio quali sono le ricette economiche dei due candidati e cosa potrebbe succedere sui mercati all’indomani del voto USA.

Elezioni USA: la ricetta di Hillary Clinton

Il principale tema su cui i due candidati alla Casa Bianca concordano è la necessità di investire su strade, ferrovie e ponti USA per un cifra intorno al 2% del PIL all’anno. Ma le ricette per reperire i miliardi di dollari necessari sono ovviamente contrapposte e rappresentano in pieno le proposte economiche dei due candidati. Per reperire le risorse necessarie agli investimenti infrastrutturali Clinton propone una tassa sui profitti parcheggiati all’estero dalle società a stelle e strisce: il suo piano prevede 250 miliardi di investimenti in cinque anni e cui si aggiungono lo stanziamento di risorse private stimolato da altri 25 miliardi di soldi pubblici.

Il progetto rientra comunque in una più ampia riforma fiscale che ha l’obiettivo di aumentare le imposte sui redditi più alti rimodulando le aliquote e aggiungendone una. In sostanza la candidata repubblicana propone un aumento della pressione fiscale per la fascia più ricca della popolazione introducendo una nuova aliquota fiscale con una sovrattassa del 4% per i redditi oltre 5 milioni. La lotta alle scappatoie fiscali per le aziende e la nuova aliquota sui super ricchi, secondo le stime, potrebbe generare un maggior incasso dello Stato di 1.400 miliardi di dollari nei primi 10 anni, soldi che Clinton promette di investire sull’istruzione e le politiche attive per il lavoro.

Elezioni USA: la ricetta di Donald Trump

Per quanto riguarda le infrastrutture il candidato repubblicano Trump non ha fornito un piano dettagliato per reperire risorse, ma ha promesso che raddoppierà la cifra proposta dalla sua avversaria. La ricetta economica di Trump si basa su tre pilastri principali: deregulation, taglio della pressione fiscale, riduzione delle spese federali e degli sprechi.

Secondo Trump la cancellazione di circa il 70% delle norme attualmente in vigore negli USA, che interessano tutti gli ambiti (dalla finanzia, all’alimentare, fino alla salute e all’ambiente), porterà ad un raddoppio della crescita del PIL USA. Il candidato propone anche un taglio generalizzato delle tasse e, al contrario di Clinton, una riduzione delle aliquote fiscali: taglio dell’aliquota individuale dal 39,6% al 33% e aziendale dal 35% al 15%. Questa ricetta, che andrebbe e beneficio di redditi alti e aziende, secondo una previsione del Tax Policy Center andrebbe però, a pesare sulle casse federali, sotto forma di minori entrate per oltre 7mila miliardi di dollari nei primi 10 anni e 21mila miliardi nei 10 anni successivi.

Secondo gli esperti l’ambizioso programma fiscale di Trump manca infatti della copertura finanziaria necessaria e rischia di far lievitare come non mai il deficit federale costringendo a tagliare notevolmente la spesa per salute, walfare, istruzione o altro.

Cosa accadrà sui mercati all’indomani delle elezioni USA

Nonostante Clinton abbia promesso aumenti delle tasse e un controllo più severo sulla finanza speculativa e sulle imprese che portano capitali all’estero i mercati continuano a preferirla a Donald Trump. Operatori del settore e mercati sono concordi nel ritenere la vittoria di Trump un vero e proprio rischio per il futuro economico del Paese.

In generale, è interessante notare come la vittoria dei candidati democratici, nella storia USA, abbia sempre spinto in positivo il mercato a stelle e strisce. La società di trading IG ha analizzato l’impatto delle elezioni presidenziali statunitensi sui mercati finanziari a partire dal 1921 ad oggi scoprendo che tradizionalmente, il partito democratico ha prodotto rendimenti azionari migliori rispetto a quelli dei suoi rivali: il Dow Jones è salito in media dell'86% con i democratici al potere, rispetto al 58% durante il periodo dei repubblicani; l’S&P 500 è cresciuto del 62% rispetto al 10% della guida repubblicana; infine il NASDAQ è aumentato del 206% rispetto al 53% del periodo repubblicano.

In questo caso particolare poi, la prospettive di una vittoria di Trump sta palesemente deprimendo i corsi azionari: nei momento della campagna elettorale in cui Clinton sembrava più forte e quindi più vicina alla Casa Bianca il mercato vira in positivo, e viceversa.

Gli economisti sono concordi nel ritenere che la vittoria di Trump negli USA potrebbe abbassare i prezzi azionari, indebolire l'economia e portare gli USA in recessione. I rischi che si prospettano per l’economia USA sono due.Uno a breve termine: un’eventuale vittoria di Trump farebbe crollare il mercato azionario così come accaduto all’indomani della vittoria della Brexit al referendum che si è svolto nel Regno Unito il 23 giugno scorso. Dopo la reazione emotiva poi, ci sarebbero le conseguenze concrete derivanti dall’applicazione della ricetta economica di Trump. L’ultimo rapporto sull’occupazione USA indica una crescita ininterrotta dei posti di lavoro negli ultimi 6 anni.

Ma secondo gli economisti l’impatto dei provvedimenti di Trump potrebbe peggiorare la situazione: l’incertezza degli investitori potrebbe frenare le assunzioni da parte delle aziende; le minori entrare (che derivano dalla drastica riduzione delle tasse) potrebbero comportare tagli alla spesa per il welfare e per la sanità; la sua ricetta protezionista e aggressiva nei confronti degli altri Paesi potrebbe avere effetti negativi sul commercio USA, frenando import ed export con gli attuali partner.

La scorsa settimana circa 380 economisti, tra cui otto premi Nobel, hanno firmato una lettera in cui sostengono che votare Trump alle presidenziali sarebbe una “scelta pericolosa e distruttiva” per gli Stati Uniti, una sorta di appello agli statunitensi a votare con la testa e non con la “pancia”.

Manca davvero poco all’election day a stelle e strisce e tra accuse reciproche, fuochi incrociati e sondaggi ballerini, l’unica certezza è che il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui una donna è diventata la persona più potente del mondo, oppure l’anno in cui l’America ha eletto un populista caricaturale alla Casa Bianca pronto ad abbattere ogni principio di civiltà e democrazia, oltre, ovviamente, all'economia. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/elezioni-usa-le-ricette-economiche-di-clinton-e-trump-cosa-accadra-sui-mercati-allindomani-del-voto

 

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