Legge di bilancio: cosa c'è di vero nel "duello" fra Juncker e Renzi?

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Continua il tradizionale teatrino Roma-UE sui numeri della legge di stabilità. Ieri (7 novembre) è scattato l’ennesimo battibecco tra il presidente della commissione europea Juncker, stanco di sentire la solita filastrocca italiana dell’Unione brutta cattiva e austera e il premier Matteo Renzi che rivendica il diritto a spendere soldi in deficit per migranti e terremoto.

La verità è che la legge di bilancio per il 2017 stenta a decollare. Arrivata in parlamento in netto ritardo rispetto alla scadenza fissata dalla legge, la manovra colleziona critiche sia in Italia che in Europa. E il problema non sono le spese (sacrosante) per affrontare l’emergenza migranti e i danni del terremoto, ma piuttosto un impianto basato su bonus e mancette totalmente privo di un progetto economico organico per il rilancio del Paese e numeri che tornano poco, soprattutto per quanto riguarda le coperture.

Lite Renzi-Juncker

Continua il battibecco a distanza tra Juncker e il premier Renzi. Parlando a una conferenza dei sindacati europei il presidente Juncker dice: "Saggezza vorrebbe che tenessimo conto del costo dei rifugiati e del terremoto in italia, ma tali costi equivalgono allo 0,1% del Pil. L'Italia ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell'1,7% nel 2017, e ora ci propone il 2,4% (in realtà 2,3% nella legge di Bilancio)”.

Per il prossimo anno, invece, il bilancio italiano prevede spese per lo 0,4% del Pil "legate a fenomeni ritenuti di natura eccezionale: l’intensità dei recenti flussi migratori e l’elevata frequenza dei sismi negli ultimi anni".

Per Juncker l'Italia "non può più dire, e se lo si vuole dire lo può fare, ma me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza". L’Italia infatti, continua Juncker, “può spendere 19 miliardi in più che non avrebbe potuto spendere se non avessimo riformato il patto di Stabilità nel senso della flessibilità".

All’esternazione del numero uno dell’UE risponde piccato il premier italiano: “Non facciamo polemiche, solo che sulla sicurezza degli studenti non guardiamo in faccia a nessuno. Noi rispettiamo le regole, ma le regole devono andare incontro alla stabilità dei nostri figli. Si può discutere di austerity, ma sull'edilizia scolastica non c'è alcuna possibilità di bloccare la posizione italiana: noi quei soldi li mettiamo fuori dal patto di Stabilità, che piaccia o no ai funzionari di Bruxelles".

Il problema della manovra non è l’austerity

Matteo Renzi da buon politicante porta il confronto sul suo territorio di battaglia preferito: la polemica contro l’austerità. Il Governo attacca la commissione europea che storce il naso di fronte alla manovra, accusandola di voler imporre l’austerità di bilancio e impedire così all’Italia di spendere risorse per l’emergenza migranti e il rischio sismico.

Ma è come guardare il dito e non la luna che questo indica.La critiche che arrivano da più parti alla legge di bilancio si focalizzano sull’impianto stesso della manovra che non convince e sui numeri e le coperture che non tornano. La commissione europea ricorda al premier che lo scorso anno ha goduto di tutta la flessibilità possibile, potendo sfruttare a piacimento la clausola per le riforme, per gli investimenti e per il ciclo economico avverso. Alla luce della flessibilità concessa, che in pratica significa mettere in campo una manovra espansiva (che è il contrario dell’austerità), Roma aveva promesso il calo del rapporto deficit/PIL di 0,6 punti percentuali.

Ma le riforme del Governo Renzi non hanno sortito gli effetti sperati in termini di rilancio della produttività, dell’occupazione e dei consumi e quindi siamo di nuovo punto e a capo. Anziché tagliare il rapporto deficit/PIL dello 0,6%, nella legge di bilancio risulta in crescita dello 0,4%.

Il problema non è spendere soldi in deficit, ma come questi soldi vengono spesi.La legge di bilancio per il 2017 è l’ennesima occasione mancata, un’altra manovra espansiva del Governo Renzi che propone spese di cattiva qualità e coperture poco credibili. In vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, su cui il Governo si gioca il suo futuro politico, la manovra elargisce bonus e mancette qua e là senza un disegno organico di interventi economici per il rilancio del Paese.

La spesa maggiore va sulle clausole di salvaguardia, sugli sgravi fiscali e ammortamenti per le imprese, soprattutto quelle di grandi dimensioni (con strizzatina d’occhio a Confindustria) e sul capitolo pensioni per attirare le simpatie di pensionati e lavoratori che aspirano a godersi il meritato riposo. Ma niente si fa per spingere l’occupazione e i giovani sono completamente abbandonati a loro stessi.

Altro problema individuato dall’UE (e non solo) sono le coperture. Nel corso delle audizioni di ieri sulla legge di bilancio, l’Ufficio parlamentare di bilancio mette nel mirino le misure una tantum che costituiscono "circa metà delle maggiori entrate nette" (6,3 miliardi): dalla rottamazione delle cartelle all'accelerazione dei pagamenti IVA, dalla riapertura della voluntary disclosure, dall'asta per i diritti delle frequenze. Per l’UPB la bocciatura alla legge di bilancio è netta: presenta numerose “criticità” e anche le misura ritenute positive per alcune categorie di cittadini non rientrano “in un progetto organico”.

Nelle prossime ore dovrebbero uscire le nuove stime economiche comunitarie: secondo le indiscrezioni che arrivano da Bruxelles, le stime evidenziano un calo della crescita (allo 0,9%, dall’1,3% previsto in primavera), un aumento del deficit (al 2,4% del PIL, dall’1,9%) e la crescita del debito (al 133,1% dal 131,8%)

Se queste cifre venissero confermate, forse sarebbe chiaro una volta per tutte che dietro le inquietudini della Commissione non ci sono manie di austerità vagheggiate dal premier, o stupide fissazioni su zero virgola di spese per migranti e terremoto, ma bensì una concreta preoccupazione sull’andamento dei conti pubblici italiani e su una manovra che non va nella giusta direzione.

 

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/legge-di-bilancio-cosa-ce-di-vero-nel-duello-fra-juncker-e-renzi-1472904

 

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