Come si muoveranno gli indici dopo la vittoria di Trump? Rialzi nel breve-medio periodo, ma nel lungo i rischi sono aumentati

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Erano molti gli analisti che in caso di vittoria di Donald Trump alle elezioni USA si sarebbero attesi una brusca caduta degli indici. E in effetti subito dopo il risultato ufficiale della vittoria del tycoon del New Jersey i ribassi violenti, praticamente su ogni indice mondiale, ci sono stati, ma il recupero è avvenuto nel giro di poche ore e a fine giornata qualche indice è riuscito addirittura a terminare in territorio positivo. Anche con la Brexit abbiamo assistito ad un calo immediato degli indici e ad loro successivo recupero, anche se meno repentino (in questo caso ci sono voluti dei giorni).

Cerchiamo quindi di spiegare brevemente perché. Eventi come la Brexit (in questo caso il suo referendum) e l’elezione di Trump alla Casa Bianca, non solo sono inaspettati in quanto vanno contro ogni aspettativa dei sondaggi, ma rappresentano nell’immediato un elemento di forte incertezza con connotazione negativa.

Nel caso della Brexit ci attendeva un via libera quasi immediato dell’art. 50 di Lisbona per iniziare la procedura di uscita, con ripercussioni economiche più o meno gravi per l’economia britannica e quella europea (e anche quella mondiale). Dopo qualche giorno si è compreso che l’art. 50 non sarebbe stato avviato in poco tempo (e che forse non verrà avviato affatto) e che il referendum non avrebbe prodotto immediati effetti negativi sull’economia (almeno sulle grandi imprese), come pensavano molti economisti.

Le aspettative negative su una presidenza di Trump sono state alimentate dalla sua stessa retorica nel corso di tutta la campagna elettorale. Le argomentazioni usate da Donald Trump in questi ultimi mesi per fare breccia sull’elettorato sono state in molti casi così prive di senso e così cariche di negatività da creare l’immagine di un pazzoide pronto a far saltare in aria il pianeta. Subito dopo il risultato della vittoria, Trump si è tolto i panni del candidato per calarsi in quelli presidenziali e si è immediatamente visto un personaggio dai toni più pacati e rassicuranti. Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha promesso una nuova apertura alla Russia e sembra intenzionato a riallacciare i rapporti con quei paesi che hanno preso un po’ le distanze sotto l’amministrazione Obama (vedi Israele). Lo staff di Trump si è anche precipitato a cancellare comunicati un po’ sopra le righe usati come slogan durante la sua campagna elettorale, come quello di voler cacciare (e non voler fare entrare) i musulmani dal paese.

Insomma, il mercato ha percepito immediatamente il messaggio di avere di fronte un presidente probabilmente meno folle di quello che si attendeva alla vigilia e ha subito annullato le perdite.

imageLa reazione sul grafico a 5 min dello S&P 500 IBTimes Italia / XTB

I grafici a 5 minuti dei vari indici sono abbastanza eloquenti per evidenziare quello che è accaduto nelle ore successive al risultato del voto statunitense (in basso abbiamo riportato gli indici STOXX 50 e S&P 500).

Almeno a parole, ci troviamo in una situazione che vede una maggiore apertura verso paesi importanti come la Russia, a parità di relazioni con i paesi alleati, anche se lo stesso Trump ha fatto più volte capire che le alleanze con i paesi NATO possono essere messe in discussione per il bene degli Stati Uniti. Rimane però per ora un mistero su come nella pratica il nuovo presidente americano riuscirà a tradurre tutto questo, visto che le problematiche in Medio Oriente e questioni come quella della Crimea (che coinvolge anche l’Europa) sono troppo complesse per essere risolte con la semplice amicizia o simpatia verso il leader di un altro paese.

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Non si capisce poi come una minor apertura commerciale e restrizioni alla circolazione delle persone possano portare benefici economici agli Stati Uniti (e in particolare alla sua classe media). Quello che invece è certo è che l’elezione di Trump darà la carica ai partiti euroscettici, facendo salire le probabilità di sbriciolamento del progetto europeo e portare quindi i paesi a chiudersi in sé stessi.

Ed è una situazione che va tutta a vantaggio delle grandi multinazionali: aziende votate all’internazionalizzazione, con sedi in diverse parti del mondo, e che quindi non risentono molto degli effetti negativi di una maggior chiusura (almeno per un certo periodo di tempo). A subirne le conseguenze saranno le piccole imprese con inferiori capacità organizzative e la classe media di un paese, in particolar modo quella più giovane. Immaginiamo per assurdo un’Europa (o un mondo) dove la circolazione delle persone è limitata al paese di nascita e le piccole compagnie hanno difficoltà a commerciare con l’estero: i piccoli imprenditori non avrebbero più a disposizione manodopera a basso costo e riuscirebbero a sopravvivere solo quei segmenti la cui merce (o servizi) riesce ad essere assorbita dalla domanda interna. Un giovane laureato non potrà più viaggiare all’estero alla ricerca di un lavoro meglio retribuito e dovrà accontentarsi di lavori meno soddisfacenti o semplicemente di rimanere disoccupato (o di cercare di arrivare in un altro paese clandestinamente, come fanno oggi molti africani e persone che scappano da guerre e oppressione). Si tratta insomma di dover rinunciare a tutta una serie di opportunità che adesso vengono offerte dal libero mercato e dalla libertà di circolazione delle persone.

È comunque uno scenario di medio-lungo periodo, in quanto il processo potrebbe essere abbastanza lento.

imageSul grafico giornaliero l'inversione di tendenza è evidenziata dalla grande lower shadow IBTimes Italia / XTB

imageLo STOXX 50 sta nuovamente testando i massimi dell'anno IBTimes Italia /XTB

Nel breve periodo possiamo invece attenderci che le borse continuino a salire. La candela giornaliera, così come quella settimanale, che si è formata sia sullo STOXX 50 che sullo S&P 500 a seguito della vittoria di Trump lasciano ben sperare per l’inizio di un nuovo trend rialzista. Lo STOXX 50 si trova a testare per l’ennesima volta i massimi dell’anno e questa potrebbe essere quella buona per uscire da un canale laterale in cui è intrappolato da inizio gennaio. In caso di rottura l’indice è destinato a chiudere quanto meno il gap aperto a inizio anno, e successivamente andare a testare i massimi di dicembre 2015.

imagePossibile formazione di un testa-spalla sul grafico settimanale dello STOXX 50 IBTimes Italia / XTB

Sul grafico settimanale notiamo invece la formazione potenziale di un testa e spalla: in questo momento, se lo scenario rialzista è confermato, dovremmo andare a disegnare la seconda spalla. È una figura che in qualche modo ci induce a pensare che potremmo essere di fronte ad uno scenario rialzista di breve a cui dovrebbe far seguito un forte movimento al ribasso.

Dallo S&P 500 abbiamo invece meno spunti. L’indice sta testando i massimi di sempre e sembra del tutto intenzionato a far registrare nuovi massimi storici. In caso di rottura possiamo ipotizzare un target intorno ai 2300-2350 punti.

In definitiva, il ribasso post-Trump non c’è stato ed anzi gli indici sono ben impostati per proseguire il rialzo nel breve, ma è bene rendersi conto che si stanno creando le premesse per una nuova e violenta recessione, probabilmente anche più forte di quella del 2008. Quando e come questa si manifesterà è ancora difficile poterlo dire, ma in tal caso possiamo attenderci un ribasso molto forte di tutti gli indici.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/come-si-muoveranno-gli-indici-dopo-la-vittoria-di-trump-rialzi-nel-breve-medio-periodo-ma-nel-lungo

 

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