Donald Trump: la ricetta economica del presidente USA distruggerà il Messico in quattro mosse

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Il peggior incubo dei messicani è diventato realtà: Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti.Colui che in campagna elettorale ha etichettato i vicini di casa come “spacciatori e stupratori” è destinato a guidare per i prossimi quattro anni gli Stati Uniti, il Paese a cui l’economia messicana è appesa da decenni. Un lasso di tempo sufficiente a distruggere l’economia del Paese vicino.

La ricetta economica di Trump, come abbiamo già spiegato, è basata sull’isolazionismo commerciale degli Stati Uniti, sul protezionismo, sulla lotta aggressiva all’immigrazione e alle multinazionali che vanno a produrre altrove per poi vendere negli USA. Tra i principali “nemici” individuati da Trump nel corso della sua campagna elettorale ci sono il vicino Messico, partner commerciale privilegiato degli USA e patria di milioni di migranti contro i quali il Tycoon vuole erigere un muro, e la Cina, Paese esportatore verso il quale il neo presidente vuole costruire un muro virtuale fatto di dazi per proteggere il mercato a stelle e strisce.

In particolare, nei confronti del Messico, il neo presidente degli Stati Uniti sembra avere le idee molto chiare. E anche se alcune delle posizioni più nette propagandate in campagna elettorale sono già state smussate nelle prime dichiarazioni rilasciate da Trump, al contrario, la posizione ostile nei confronti del Messico sembra essere rimasta intatta.  

La ricetta anti-messica di Trump si basa sulla rinegoziazione del NAFTA, il trattato commerciale tra USA, Canada e Messico; sulla tassazione dei prodotti di aziende USA che producono o assemblano oltreconfine; il sequestro dei soldiinviati in patria dai messicani; la costruzione di un muro al confine tra USA e Messico e la deportazione degli immigrati clandestini.

Messico: un’economia a stelle e strisce

L’economia messicana è legata a doppio filo a quella degli Stati Uniti: gli scambi commerciali tra i due partner superano i 350 miliardi di dollari, circa l’80% delle esportazioni messicane finisce sul mercato USA. Nonostante il calo del costo del petrolio che ha pesato sull’economia del Paese, il Messico continua a camminare sulla strada della ripresa e cresce di pari passo con l’economia degli Stati Uniti.

Secondo i dati OCSE, l’economia messicana nel 2015 ha registrato una crescita del 2,4% rispetto al +2,1% del 2014 e la ripresa dovrebbe prendere ulteriore slancio da qui al 2017 facendo affidamento su consumi privati, investimenti, e aumento delle esportazioni di prodotti manifatturieri grazie all’aggiustamento del tasso di cambio reale peso-dollaro e della ripresa economica negli USA.

La previsione dell’Organizzazione, che vede il PIL messicano a +3% nel 2016, passa quindi, per l’economia e i rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Per questo motivo la ricetta economica di Trump e le sue parole sul Messico stanno pesando come macigni sul pesos messicano dall’elezione del nuovo presidente.

Dall’elezione di Trump, la moneta messicana ha vissuto una delle settimane più critiche dal 2008, l’anno della bolla immobiliare degli Stati Uniti. Prima che si confermasse la prospettiva del Tycoon alla Casa Bianca per comprare un dollaro servivano 19 pesos, oggi quasi 22, per una svalutazione vicina al 10%. E gli addetti ai lavori scommettono che questo sia soltanto l’inizio: nei primi 100 giorni di Governo Trump, se il presidente portasse avanti la ricetta promessa, la valuta messicana potrebbe perdere fino al 25% del valore prima delle elezioni e il Paese sarebbe costretto a dire addio alla ripresa prospettata dall’OCSE.

Trump: i progetti sul Messico

“America first” è il motto di Donald Trump. E la sua ricetta economica rispecchia perfettamente lo slogan con cui Trump ha convinto gli elettori americani.

Il presidente repubblicano ha promesso ai suoi elettori di rinegoziare il NAFTA, il Trattato di libero scambio con il Messico in vigore dal 1994, perché, secondo lui, troppo sbilanciato a vantaggio del vicino di casa. Trump si è detto anche pronto a imporre dazi fino al 135% sui prodotti che le aziende USA vanno ad assemblare in Messicoper risparmiare sui costi della mano d’opera e sequestrare i soldi che gli immigrati messicani che lavorano in maniera illegale negli Stati Uniti mandano in patria.  

Infine, il famoso "muro di Trump", la promessa che più ha incuriosito durante la corsa del candidato repubblicano alla Casa Bianca. Trump propone la realizzazione di un muro (o di una recinsione) nel deserto, sul confine tra USA e Messico e l’espulsione di 2-3 milioni di trafficanti di droga e immigranti con precedenti penali. Il progetto, con un costo stimato tra i 12 e i 25 miliardi di dollari, sarà, secondo le promesse di Trump, totalmente a carico del Messico.

Non è però della stessa opinione Peña Nieto, il presidente del Messico, che deve aver accolto l’elezione di Trump come un vero e proprio flagello. Il muro, se mai si farà, non sarà pagato con i soldi messicani: è la replica del Governo messicano che ha subito annunciato la necessità di un incontro con Trump prima dell'inizio del suo mandato, il 20 gennaio.

L’unica speranza per il Messico è che, messo davvero piede alla Casa Bianca, le posizioni più estreme di Trump subiscano una ridimensionata. Le lobby delle grandi aziende che hanno delocalizzato la produzione in Messico potrebbero convincere Trump a usare i guanti bianchi con il Paese vicino, in modo da danneggiare il meno possibile gli scambi commerciali tra Messico e USA. Al contrario se il Tycoon dovesse andare avanti per la sua strada travolgerà come un panzer il commercio, la produzione e l’economia messicana. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/donald-trump-la-ricetta-economica-del-presidente-usa-distruggera-il-messico-quattro-mosse-1473897

 

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