Riforma pensioni, legge di bilancio: APE, esodati, precoci, quattordicesima, usurati. Ecco la guida alle novità del 2017

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È finalmente arrivato in Parlamento il testo definitivo della legge di bilancio che punta 7,3 miliardi di euro (nei prossimi tre anni) sulla riforma delle pensioni.Nel pacchetto previdenziale messo a punto dal Governo Renzi ce n’è per tutti: pensione anticipata tramite l’APE, scivolo verso la pensione per precoci e usurati, aumento della quattordicesima mensilità per coloro che sono già in pensione, ricongiungimento dei contributi e nuova salvaguardia per gli esodati della riforma Fornero.

Dopo settimane di ipotesi e indiscrezioni, con il testo ufficiale della legge di bilancio, possiamo sapere con precisione cosa cambia per le pensioni e i pensionati a partire dal 2017.

APE: l’assegno per la pensione anticipata

La grande protagonista della legge di bilancio è l’APE, l’assegno per la pensione anticipata che entrerà in vigore dal primo maggio 2017: i lavoratori con almeno 20 anni di contributi e una pensione maturata di almeno 700 euro possono andare in pensione fino a 3 anni e 7 mesi in anticipo grazie ad un prestito-ponte erogato da una banca fino al momento del raggiungimento dei requisiti per la pensione previsti dalla riforma Fornero. A quel punto, maturata la pensione vera e propria, sarà l’INPS tramite una decurtazione dell’assegno, a rimborsare in 20 anni il prestito alla banca, gli interessi e l’assicurazione di premorienza.

La legge di bilancio indica tre diverse tipologie di anticipo pensionistico. L’APE volontaria per i dipendenti che decidono di andare in pensione anticipata chiedendo un prestito da un minimo del 60% ad un massimo del 90% della pensione per un periodo minimo di 6 mesi e massimo di 43 mesi. In questo caso il costo dell’operazione è a carico del pensionato. L’APE aziendale prevede che il costo dell’anticipo pensionistico sia suddiviso tra lavoratore e azienda impegnata in un processo di ristrutturazione. E infine, l’APE socialche in realtà è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti. Alcune categorie di lavoratori svantaggiati riceveranno dallo Stato un rendita mensile fino alla maturazione dei requisiti per la pensione vera e propria. In questo caso non si sono prestiti da parte delle banche perché l’operazione è totalmente a carico della finanza pubblica.

Per approfondire sull’APE leggi: Legge di bilancio e pensioni: destinatari, requisiti, tempi e costi dell'APE. Ecco la guida in quattro punti

Legge di bilancio: le novità per i precoci

Scivolo verso la pensione per i lavoratori precoci che, in presenza di certe condizioni, possono avere accesso alla pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Vediamo cosa prevede la legge di bilancio.

Il requisito principale per poter beneficiare delle novità previste per i lavoratori precoci è la maturazione di 12 mesi di contribuzione effettiva prima del raggiungimento dei 19 anni di età.

Verificata la presenze di questo requisito il lavoratore deve trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • siano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione da almeno tre mesi;
  • assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap;
  • abbiano una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • siano lavoratori dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa attività lavorative quali: operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; professori di scuola pre-primaria; facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

In questo caso il requisito contributivo per avere accesso alla pensione è ridotto a 41 anni.

RITA: rendita integrativa temporanea anticipata

La legge di bilancio introduce la possibilità, per i lavoratori che ne faranno richiesta, di godere di una rendita integrativa temporanea, anticipata dal proprio fondo pensione, fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione.

All’articolo 27, la legge di bilancio prevede che "a decorrere dal 1 maggio 2017, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, per i lavoratori in possesso dei requisiti di età, contributivi e di maturazione del diritto a pensione di vecchiaia e a seguito della cessazione del rapporto di lavoro, le prestazioni delle forme pensionistiche complementari possono essere erogate, in tutto o in parte, su richiesta dell'aderente, in forma di rendita temporanea".

La RITA sarà erogata dal momento dell'accettazione della richiesta del lavoratore fino al conseguimento dei requisiti di accesso alla pensione (previsti dalla riforma delle pensioni Fornero) e consistente nell'erogazione frazionata, per il periodo considerato, del montante accumulato richiesto. La legge non specifica le modalità di erogazione, ma a quanto pare, al contrario di quanto ipotizzato nelle ultime settimane, il lavoratore potrà chiedere l’intero montante contributivo versato fino al momento della richiesta di RITA.

Per quanto riguarda la tassazione, la legge di bilancio fissa “l'aliquota del 15 per cento ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali”. In parole povere, si applica il 15% per gli iscritti al fondo pensione fino a 15 anni; l'aliquota scende poi di uno 0,3% all’anno per i successivi fino al minimo del 9% dal 35esimo anno di iscrizione in poi.

Lavori usuranti: le novità

Le legge di bilancio modifica la disciplina per l’accesso alla pensione di coloro che svolgono lavori considerati usuranti per anticipare la loro uscita dal lavoro.

Intanto l’articolo 31 della manovra elimina il divieto di accesso allo scivolo verso la pensione che, dal 2018, sarebbe stato riservato soltanto a chi avesse svolto mansioni usuranti per almeno metà della propria vita lavorativa (requisito che dal 2017 diventa alternativo). Salta anche l’obbligo di aver esercitato un’attività usurante nell’anno stesso di maturazione del requisito. In pratica, la legge di bilancio considera lavoratori usurati coloro che hanno svolto lavori notturni o particolarmente usuranti (secondo quanto già previsto dal Dlgs 67/2011, vale a dire lavori in cave, gallerie...) per almeno 7 degli ultimi 10 anni di attività oppure per metà della propria vita lavorativa.

La legge di bilancio mantiene il requisito per la pensione dei lavoratori usuranti attualmente in vigore: cioè il raggiungimento della quota minima di 97,6, raggiunta sommando gli anni di età anagrafica e anzianità contributiva, con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età; (per turnisti e notturnisti vengono confermate le quote 98,6 e 99,6, a seconda dei turni di lavoro svolti negli anni di servizio). Ma la manovra elimina le finestre mobili introdotte dalla riforma delle pensioni Fornero (che ritardano di fatto la pensione di circa 12 mesi) e gli incrementi di requisiti previsti per l’adeguamento alla speranza di vita.

Alla fine dei giochi, quindi, la legge di bilancio allarga le maglie di coloro che possono entrare nella categoria di lavoratori usuranti e fa risparmiare loro 12-18 mesi sui tempi per la pensione.

No tax area per i pensionati

Per quanto riguarda la no tax area, la legge di bilancio estende a tutti i pensionati le detrazioni oggi spettanti per i soli pensionati con almeno 75 anni di età, cioè:

  • una detrazione dall'imposta lorda rapportata al periodo di pensione nell'anno pari a 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro;
  • una detrazione dall'imposta lorda rapportata al periodo di pensione nell'anno pari a 1.297 euro, aumentata del prodotto fra 583 euro e l'importo corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;
  • una detrazione dall'imposta lorda rapportata al periodo di pensione nell'anno pari a 1.297 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

Aumento della quattordicesima per i pensionati

L’articolo 23 della legge di bilancio aumenta anche la quattordicesima mensilità per alcune categorie di pensionati e allarga la platea dei beneficiari: la quattordicesima aumenta del 30% per i 2,1 milioni di pensionati che già la ricevono (coloro che hanno una pensione fino a 1,5 volte il minimo) e sarà estesa a 1,2 milioni di altri pensionati (con una pensione tra 1,5 e 2 volte il minimo).

La legge distingue i pensionati che hanno una pensione fino a 1,5 volte il minimo (750 euro circa al mese, 9.786,86 euro l’anno) oppure fra 1,5 e 2 volte il minimo (fino a 10.290,86 euro). Le soglie indicate però comprendono anche tutti gli altri redditi percepiti, a esclusione di assegni familiari, indennità di accompagnamento, reddito della casa di abitazione, trattamenti di fine rapporto, competenze arretrate, pensioni di guerra, indennità per i ciechi parziali e per i sordomuti.

Inoltre, l’aumento della quattordicesima cambia anche in base agli anni di contribuzione e il lavoratore era autonomo o dipendente. L’incremento quindi vale:

  • 437 euro per redditi fino a 1,5 volte il minimo con contribuzione fino a 15 anni se la pensione è da lavoro dipendente oppure 18 anni in caso di lavoro autonomo;
  • 546 euro per redditi fino a 1,5 volte il minimo con contribuzione tra 15-25 anni se la pensione è da lavoro dipendente oppure tra 18-28 anni in caso di lavoro autonomo;
  • 655 euro per redditi fino a 1,5 volte il minimo con contribuzione oltre 25 anni se la pensione è da lavoro dipendente oppure oltre i 28 anni in caso di lavoro autonomo;
  • 336 euro per redditi fino a 2 volte il minimo con contribuzione fino a 15 anni se la pensione è da lavoro dipendente oppure 18 anni in caso di lavoro autonomo;
  • 420 euro per redditi fino a 2 volte il minimo con contribuzione tra 15-25 anni se la pensione è da lavoro dipendente oppure tra 18-28 anni in caso di lavoro autonomo;
  • 504 euro per redditi fino a 2 volte il minimo e oltre 25 anni di contributi oppure 28 anni da lavoro autonomo.

Legge di bilancio: cumulo dei contributi

La legge di bilancio, all’articolo 29 interviene anche sul tema dei contributi, spesso versati presso diverse gestioni assicurative. Secondo la normativa attuale, il cumulo dei contributi permette di sommare tutti i periodi contributivi non coincidenti nelle diverse gestioni pensionistiche per avere accesso alla pensione per invalidi o superstiti e alla pensione di vecchiaia solo se non si ha già maturato il requisito richiesto di 20 anni di contributi presso una delle gestioni pensionistiche.

Con la manovra per il 2017, si introduce il cumulo dei contributi versati a diverse gestioni anche in caso di pensione anticipata. Restano fuori dalle nuove prescrizioni gli iscritti a forme di previdenza private.

Ottava salvaguardia per gli esodati

La legge di bilancio, all’articolo 33, prevede l’ottava salvaguardia per coloro, dopo la riforma delle pensioni Fornero, sono rimasti senza lavoro e senza pensione. Secondo le stime interesserà 27.700 persone che dal 2017 al 2019 potranno andare in pensione con i requisiti previsti prima della riforma Fornero.

L’intervento sposta il termine per maturare i vecchi requisiti per la pensione dall’attuale 6 gennaio 2017 fino al 6 gennaio 2019. Le categorie interessate sono quelle coinvolte dalle salvaguardie precedenti:

  • lavoratori autorizzati al versamento volontario dei contributi;
  • coloro che hanno lasciato il posto di lavoro a seguito di accordi con l’azienda o che sono stati licenziati tra il 2007 e il 2011;
  • i lavoratori in congedo per assistere figli disabili;
  • coloro che hanno concluso un lavoro a tempo determinato tra il 2007 e il 2011 e poi non hanno trovato un impiego a tempo indeterminato.
  • Per i lavoratori in mobilità o coloro che beneficiano del trattamento speciale edile, la salvaguardia riguarda chi ha cessato l’attività entro il 2012 e matura i requisiti entro 36 mesi dalla fine del l’erogazione del sostegno al reddito.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/riforma-pensioni-legge-di-bilancio-ape-esodati-precoci-quattordicesima-usurati-ecco-la-guida-alle

 

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