MPS: conversione volontaria dei bond o risoluzione della banca. Il CDA mette nero su bianco i rischi del salvataggio

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Il Consiglio di amministrazioni di MPS lancia una richiesta di aiuto ai soci della banca mettendo, forse per la prima volta, nero su bianco il concreto rischio di un fallimento dell’aumento di capitale e l’obbligo, a quel punto, di ricorrere alla risoluzione della banca con ingenti perdite per azionisti e obbligazionisti.

MPS ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto su 11 milioni di obbligazioni subordinate, del valore complessivo di 4,289 miliardi di euro con l'obbligo per coloro che aderiranno di reinvestire il corrispettivo incassato nell'aumento di capitale da 5 miliardi. Al termine del consiglio di amministrazione, banca MPS ha pubblicato un comunicato in cui spiega chiaramente che la conversione dei bond subordinati in azioni è indispensabile per ridurre l’importo dell’aumento di capitale e per portare a compimento l’operazione di rafforzamento richiesta dalla BCE.

In caso contrario la banca finirà in risoluzione secondo la normativa europea sulle crisi bancarie (BRRD) che prevede la conversione forzata di azioni e titoli subordinati con ingenti perdite da parte degli investitori. In pratica, la nota di banca MPS dice tra le righe che la conversione dei bond subordinati in azioni è ormai imprescindibile e che sarà fatta con le buone (cioè aderendo volontariamente all’offerta) o con le cattive (in caso di risoluzione da parte delle autorità europee).

MPS: piano di rafforzamento del capitale

La situazione di banca MPS è più che nota, ma per capire bene gli ultimi sviluppi è necessario fare un passo indietro e ricapitolare velocemente le puntate precedenti. La BCE, in seguito ai risultati degli stress test (le verifiche europee sulla solidità delle banche considerate strategiche per il comparto bancario comunitario) ha chiesto a banca MPS un’operazione di rafforzamento del capitale che passa per la cessione di un pacchetto consistente di sofferenze. Dopo mesi di lavoro, proposte e controproposte il consiglio di amministrazione della banca ha approvato una schema di operazione fatto di due fasi: la cessione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde tramite cartolarizzazione e aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro.

Ieri (14 novembre) il consiglio di amministrazione di MPS ha deciso di affidare alla società Cerved la gestione della piattaforma Juliet, che si occuperà del recupero di 9 miliardi di sofferenze di Mps. Cerved era rimasta l'unica pretendente, dopo che nei giorni scorsi l'altro concorrente, DoBank, ha fatto un passo indietro a causa delle condizioni contrattuali poco soddisfacenti proposte dalla banca.

Il salvataggio di MPS è un’operazione delicata, soprattutto nella seconda fase, quella in cui la banca dovrà trovare investitori disponibili a immettere 5 miliardi di capitale fresco nella banca senese che, negli ultimi anni, ha bruciato gran parte del proprio valore. Per cercare di superare questo scoglio, JP Morgan e Mediobanca, i due advisor che coordinano l’operazione, hanno proposto la conversione volontaria dei bond.E ieri, il CDA ha messo nero su bianco che senza questo passaggio, MPS è destinata a finire in risoluzione.

MPS: conversione o morte

Conversione volontaria dei bond o morte di banca MPS. L’espressione è forte, ma sintetizza ciò che il consiglio di amministrazione di banca MPS ha messo ieri nero su bianco. La banca entro la fine del mese (dopo il via libera delle autorità bancarie italiane ed europee) darà la possibilità ai soci della banca di convertire i bond subordinati (11 milioni per 4,2 miliardi di euro) in azioni.

I prezzi di conversione sono fissati all'85% del valore nominale per i bond Tier 1 (capitale di primo livello) e al 100% per i bond Tier 2 (capitale di secondo livello, patrimonio supplementare), con l'eccezione di una piccola obbligazione per il cui riacquisto viene offerto solo il 20% del valore nominale. Si tratta di 28,6 milioni di bond Tier 1 (bond più rischiosi, ma in teoria più redditizi) emessi da MPS Capital Trust 2.

Nel documento di MPS, il consiglio ripercorre le tappe dell’operazione evidenziando che “ciascuna fase oltre a presentare caratteristiche di significativa complessità, è soggetta ad alcuni elementi di incertezza”.

In particolare, per quanto riguarda, l’aumento di capitale che “presenta dimensioni estremamente significative (circa 6.8 volte la capitalizzazione di mercato della Banca alla data del 11 novembre 2016), per cui l’intero collocamento dello stesso nell’ambito della sola offerta di sottoscrizione potrebbe risultare particolarmente incerto”.

Per questo motivo, continua banca MPS, “una elevata adesione all’LME (la conversione dei bond in azioni) da parte dei portatori dei titoli assume pertanto fondamentale importanza” perché “consentirebbe di ridurre l’importo dell’aumento di capitale da collocare nell’ambito dell’offerta di sottoscrizione e conseguentemente di aumentarne le probabilità di successo”.

A confermare la delicatezza dell’operazione c’è anche la posizione delle banche che fanno parte del Consorzio di garanzia e che hanno firmato un contratto per la sottoscrizione dell’eventuale inoptato (capitale invenduto) nell’ambito dell’aumento di capitale. L’intervento del Consorzio però è subordinato alla buona riuscita della conversione di bond in azioni MPS.

La nota di MPS, infatti, spiega che se la conversione “non avesse un esito soddisfacente” “verrebbe meno anche l’impegno dei garanti a sottoscrivere un contratto di garanzia per l’eventuale ammontare dell’aumento di capitale non sottoscritto, e di conseguenza l’offerente (cioè MPS) non riuscirebbe verosimilmente a portare a termine l’aumento di capitale”.

In pratica, il consorzio di garanzia, cioè le banche che in caso di scarso entusiamo degli investitori per l’aumento di capitale si sono impegnate a scendere in campo per portare a termine l’aumento di capitale, in caso di mancata conversione dei bond non saranno disponibili a soccorrere MPS.

Così, continua la nota, se l’istituto senese “non riuscisse a portare a termine l’aumento di capitale, non potrebbe completare il deconsolidamento del Portafoglio NPL (crediti deteriorati)” e questo potrebbe “comportare che il medesimo divenga soggetto ad azioni straordinarie da parte delle autorità competenti” come “l’applicazione degli strumenti di risoluzione” che prevede “la possibile conversione forzata dei titoli subordinati”.

Il consiglio ammette che in tal caso MPS “potrebbe subire un grave pregiudizio per la propria attività, fino a compromettere la sussistenza dei presupposti per la continuità aziendale, nonché importanti effetti negativi sulla propria situazione economica, patrimoniale e finanziaria”.

Le prossime tappe del piano di salvataggio

L’offerta di conversione partirà “entro la fine del mese corrente”, mentre il pagamento avverrà in funzione della tempistica dell’aumento di capitale previsto dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre, ma prima della fine dell’anno.

Per il 24 novembre è prevista l’assemblea straordinaria degli azionisti che dovranno conferire una delega al consiglio di amministrazione per l’avvio dell’operazione. A quel punto, con l’apertura dell’offerta di conversione, la palla sarà nel campo degli obbligazionisti che avranno la responsabilità, date queste premesse, di decidere del futuro di banca MPS: conversione o risoluzione. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-conversione-volontaria-dei-bond-o-risoluzione-della-banca-il-cda-mette-nero-su-bianco-i-rischi

 

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