CNEL: costi, funzioni e risultati. Tutto ciò che dovete sapere sull’ente che la riforma Costituzionale vuole abolire

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Per qualcuno è un carrozzone, un groviglio di sprechi che niente aggiunge alla funzione legislativa dello Stato, per altri si tratta di un importante organo ausiliario che andrebbe soltanto ripensato e rilanciato mettendone a frutto le potenzialità.

Il CNEL, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è uno dei capitoli più controversi della riforma Costituzionale che ne prevede la totale abolizione. Cavallo di battaglia del rottamatore Renzi fin dai primi giorni del suo mandato, la cancellazione del CNEL è presentata come un ingente risparmio di spesa pubblica e poltrone. Ma negli ultimi anni, le spese per il personale del CNEL e la gestione dell’imponente Villa Lubin, nel cuore di Villa Borghese a Roma, sono già notevolmente diminuiti. Per questo motivo sono in molti ad accusare il premier di voler fare soltanto un’operazione di facciata, di voler distruggere anziché riformare.

A meno di un mese dal referendum costituzionale del 4 dicembre, è importante capire cosa fa, quanto costa e qual’è il contributo che il CNEL dà alla politica e alla società italiana per valutare la necessità o meno di abolirlo per sempre.

CNEL: cos’è

Il CNEL è un organo ausiliario dello Stato, previsto dall’articolo 99 della Costituzione:

“Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. E` organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge”.

Ideatore e promotore del CNEL fu lo statista Meuccio Ruini che si immaginò il CNEL come una fucina di pensiero, un punto di incontro delle categorie produttive e sociali del Paese, un luogo per confrontarsi e formulare iniziative e pareri utili alla politica per interpretare i bisogni del Paese.

Il CNEL è stato istituito dalla legge numero 33 del 5 gennaio 1957, ma la composizione e le attribuzioni sono disciplinate dalla legge numero 936 del 30 dicembre 1986.

CNEL: cosa fa

Come spiega l’articolo 99 della Costituzione il CNEL è un organo ausiliario consultivo, a cui Governo, Camera, Senato o Regioni possono chiedere un parere o uno studio in materia di lavoro e società civile. Le funzioni del CNEL sono principalmente due: la promozione di iniziative legislative in materia economico-sociale; esprimere pareri.

Questi, però, sono forniti su richiesta e non sono in alcun modo vincolanti. Per questo motivo poco o niente di ciò è che uscito da Villa Lubin è effettivamente entrato in discussione in Parlamento, la maggior parte dei documenti redatti dal CNEL sono finiti nei cassetti di Palazzo Chigi e giacciono lì sotterrati da centimetri di polvere.

Complessivamente, nel corso di quasi 60 anni di attività, il CNEL ha elaborato 970 documenti:

  • 96 Pareri;
  • 350 testi di osservazioni e proposte;
  • 14 disegni di legge;
  • 270 rapporti e studi;
  • 90 relazioni;
  • 130 dossier che raccolgono gli atti di convegni ospitati al CNEL;
  • 20 protocolli e collaborazioni istituzionali.

L’ultimo documento redatto dal CNEL è datato 7 novembre ed è il risultato della tradizionale audizione in Parlamento del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro sul “Disegno di legge di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019”. Sono 10 pagine in cui il CNEL fornisce il proprio parere sulla legge di stabilità evidenziando luci e ombre della manovra messa a punto dal Governo Renzi. Un documento che, almeno per il momento, non sembra aver stuzzicato l’attenzione né della politica, né della stampa.

CNEL: composizione e costi

Come si legge sul sito del CNEL, il consiglio è formato, oltre che da presidente e vice presidente, da 64 consiglieri:

  • 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali 8 nominati dal presidente della Repubblica e 2 proposti dal presidente del Consiglio dei Ministri;
  • 48 rappresentanti delle categorie produttive, dei quali 22 in rappresentanza del lavoro dipendente, di cui 3 in rappresentanza dei dirigenti e quadri pubblici e privati, 9 in rappresentanza del lavoro autonomo e 17 in rappresentanza delle imprese:
  • 6 in rappresentanza delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, dei quali, rispettivamente, 3 designati dall'Osservatorio nazionale dell'associazionismo e 3 designati dall'Osservatorio nazionale per il volontariato. I membri del Consiglio durano in carica 5 anni e possono essere riconfermati.

La volontà di abolire il CNEL si basa su due presupposti: l’inutilità del suo ruolo e il risparmio di circa 20 milioni di euro l’anno erogati dallo Stato per il suo mantenimento. Sul primo punto si può discutere e le posizioni tra sostenitori e rottamatori del CNEL sono molti distanti. Sul secondo invece, ci vengono in soccorso i documenti ufficiali.

Negli ultimi anni, il costo per il CNEL a carico dello Stato si è molto ridotto e attualmente ammonta a 8,8 milioni, come si legge nel bilancio 2015 dell’ente. La spesa a cui fa riferimento il ministro Maria Elena Boschi, madrina della riforma Costituzionale, si riferisce ai vecchi costi del CNEL, prima che il numero dei consiglieri venisse dimezzato e prima che la legge di stabilità 2015 ne abolisse rimborsi spese e indennità.

Nel 2011 il CNEL, ancora al gran completo e nei suoi anni di vacche grasse, contava 121 consiglieri e il costo per stipendi e mantenimento della gigantesca villa Lubin era di circa 19 milioni di euro l’anno a carico delle finanze pubbliche.

Nel 2015 però, il numero dei consiglieri è stato ridotto a 64 e la legge di stabilità ha abolito diversi privilegi: indennità, rimborsi spese e soldi per attività varie, trasferte e consulenze. Nel bilancio 2015 infatti, si leggeche “Il CNEL ha potuto contare su entrate provenienti dal bilancio dello Stato per un importo di euro 8,715 milioni”.

E nel bilancio di previsione per il 2016, sempre disponibile sul sito del CNEL, si legge che alla voce “entrate provenienti dal bilancio dello Stato di fonte pubblica” l’ammontare indicato è pari a 8,877 milioni di euro. Ad oggi spiega il vice presidente Gian Paolo Gualaccini, in vista dello smantellamento del CNEL i consiglieri rimasti sono 24, “lavoriamo per spirito di servizio, gratuitamente e senza far spendere soldi allo Stato”.

A spese dello Stato è rimasto solo il personale della struttura, tra i 4 e 5 milioni di euro l’anno, e il costo di Villa Lubin, una struttura meravigliosa ma vecchia che necessita di circa 3 milioni di euro per essere mantenuta in piedi.  

CNEL abolizione sì o no?

Inutile carrozzone, sciupone e sprecone: è stato detto di tutto al CNEL dal fronte per l’abolizione. Il Governo con la riforma costituzionale intende abolire l’articolo 99 della Costituzione che disciplina il Comitato ospitato da Villa Lubin. L’obiettivo è chiaro: risparmiare togliendo di mezzo un ente che poco o niente serve alla politica e alla società italiana.

Sul fronte opposto ci sono invece coloro che, pur ammettendo gli errori di alcune passate gestioni (spendaccione e assenteiste), chiedono al Governo di non buttare via il bambino con l’acqua sporca. 

Tra questi c’è il vicepresidente Gualaccini che in un’intervista a Linkiesta sottolinea che il Paese ha bisogno di un luogo istituzionale in rappresentanza delle parti sociali: “L’attuale struttura del Cnel non ha funzionato, lavorando all’interno lo vedo benissimo. Però sono convinto che al Paese serva ancora una camera in grado di rappresentare le formazioni sociali, ma servono un’altra governance e un’altra mission. Devono cambiare il numero, il costo e la modalità di designazione dei suoi consiglieri”. Così come accade “in più di ottanta paesi dove esistono i CES, comitati economici e sociali. Sono camere di rappresentanza del mondo datoriale, sindacale, no profit. Anche in Europa esiste il CESE, Comitato economico e sociale europeo”.

E sul capitolo risparmi il vicepresidente Gualaccini sostiene che in gran parte i costi per personale e mantenimento di Villa Lubin saranno soltanto spostati, ma non aboliti: i dipendenti (che non possono essere licenziati) andranno tutti alla Corte dei Conti spostando su questo organo statale il loro costo. E sulla sede di Villa Borghese “non credo che sarà demolita. Chiunque prenderà Villa Lubin dovrà affrontare più o meno i costi di manutenzione attuali”.

Abolizione sì o abolizione no? Lo scopriremo solo il 4 dicembre.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/cnel-costi-funzioni-e-risultati-tutto-cio-che-dovete-sapere-sullente-che-la-riforma-costituzionale

 

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