Dal Sardex al Tallero: benefici e rischi del variegato universo delle valute alternative all'euro

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Nel mondo sono oltre 5mila, in Italia qualche decina, ma sono in forte crescita dallo scoppio della crisi finanziaria del 2007: le monete complementari rappresentano un mondo affascinante e al tempo stesso complesso e variegato. In Italia la più famosa è probabilmente il Sardex che sta facendo proseliti anche tra le altre regioni d’Italia, ma in realtà tutti i cittadini utilizzano monete complementari ogni giorno. Nella loro definizione più ampia infatti, queste comprendono anche buoni pasto, punti fedeltà dei supermercati, chilometri o miglia accumulati da chi viaggia in aereo o treno.

La verità è che l’Universo delle monete complementari è molto variegato: si va semplici buoni sconti, a modalità di baratto vecchio stampo, o monete elettroniche che aspirano a fare concorrenza alla valuta ufficiale. In generale le monete complementari nascono dall’accordo di persone, società, imprese, associazioni, comunità che decidono di “prendere per buona” una nuova valuta non ufficiale per lo scambio o l'acquisto di beni e servizi. L’obiettivo, soprattutto in tempo di crisi, è fornire nuova liquidità ai cittadini, spingere i consumi all’interno di una comunità, portare risparmi a coloro che aderiscono sostenendo di fatto l’economia reale.

Monete complementari commerciali

Tentando una classificazione delle diverse monete complementari, la prima, più banale e utilizzata è la moneta complementare commerciale. In questa categoria possiamo inserire tutte quelle modalità di risparmio che si basano sul rapporto cittadino-impresa che comportano da una parte l’affiliazione del cliente e dell’altra un risparmio che di solito oscilla tra il 10 e il 30%.

Basti pensare ai punti fedeltà dei supermercati che alla fine della raccolta si trasformano in risparmi per il cliente che fa la spesa oppure regali e premi contenuti in catalogo. Molte compagnie aeree o ferroviarie hanno creato la moneta complementare rappresentata dalle miglia o dai chilometri macinati durante i viaggi, che al raggiungimento di una certa soglia, danno diritto ad uno sconto sul prossimo viaggio.

Rientra in questa categoria anche il buono-pasto, una moneta che il datore di lavoro dà al dipendente in aggiunta allo stipendio utile a risparmiare sul costo del pranzo. I ristoranti o i supermercati che li accettano hanno il vantaggio di affiliarsi il cliente.

Ultimo esempio di questa categoria può essere il tallero, appena introdotto dal Comune di Livorno. Nei giorni scorsi il sindaco grillino Filippo Nogarin ha presentato la nuova moneta complementare livornese che in realtà è un buono sconto che dà diritto ai cittadini ad un risparmio fino al 30% sui prodotti acquistati all’interno di un centro commerciale della città. Il progetto ha l’ambizione di spingere i consumi e far girare maggiormente l’economia locale all’interno del centro. Al momento si tratta soltanto di una sperimentazione che, in un futuro, potrebbe allargarsi ad altre zone di Livorno. Le monete complementari sono un tema che interessa molto al Movimento di Beppe Grillo: di recente anche il sindaco Virginia Raggi ha annunciato un progetto simile per il Comune di Roma.

Una tipologia particolare di moneta complementare commerciale è quella locale: in questo caso gli esempi italiani sono racchiusi nell’Arcipelago SCEC. Si tratta di una particolare moneta complementare, chiamato anche Buono Locale di Solidarietà o Sconto che cammina. È un buono sconto commerciale allargato però fuori dai confini di un supermercato a tutta la comunità che vuole aderire. Gli SCEC vengono stampati in tagli diversi e valgono uno sconto corrispondente al valore dello SCEC che può essere utilizzato in tutti i negozi o presso prestatori di servizi aderenti.

Nati come progetti locali, gli SCEC sono arrivati in 12 regioni italiane e si stima che producano un giro d’affari di circa 3 milioni. Considerando il successo, i singoli progetti si sono riuniti sotto un’unica regia, quella dell’Arcipelago SCEC, associazione nata a Napoli nel 2008.

Monete complementari per baratto o compensazione

Un’altra grande famiglia di monete complementari si basa sul principio del baratto e della compensazione. Coloro che aderiscono acquistano e vendono beni e servizi attraverso un sistema di crediti e debiti a tasso zero. In questo caso non ci sono monete fisiche, ma soltanto uno scambio di beni e servizi tra aziende, un baratto alla vecchia maniera.

Il protagonista indiscusso di questa grande famiglia è il Sardex, la moneta complementare nata come valuta locale in Sardegna nel 2009 e diventata negli anni il principale esempio di moneta complementare utilizzata in Italia con oltre 3mila imprese che hanno generato scambi commerciali per oltre 50 milioni di euro nel 2015.

Le imprese interessate ad entrare nel circuito pagano una specie di quota associativa per l’apertura di un conto sul quale l’azienda potrà scambiare credito commerciale. Come si legge sul sito del Sardex “ad ogni azienda è accordata la possibilità di “andare in rosso”, entro determinati limiti, e attraverso questo "scoperto" può effettuare acquisti presso altri iscritti alla rete. Ad ogni acquisto il conto dell’acquirente viene addebitato per un ammontare pari al prezzo di vendita del bene/servizio acquistato. Viceversa il conto del fornitore sarà accreditato per un pari importo. Le aziende che evidenziano un saldo negativo potranno portare a pareggio il proprio saldo semplicemente effettuando vendite presso altre aziende aderenti al Circuito. Allo stesso modo, le aziende con saldo attivo, potranno monetizzare i Crediti Sardex accumulati facendo acquisti presso le altre imprese iscritte”.

In questo caso quindi, non esistono monete cartacee, ma un sistema di crediti e debiti da monitorare tramite il proprio conto. Come spiega Paolo Biffis su Noisefromamerika questa soluzione, per spingere i consumi all’interno di una società senza intaccare la liquidità in euro, presenta però, alcuni svantaggi. In primis l’obbligo di dover scambiare beni e servizi soltanto all’interno del circuito, non potendo in alcun modo utilizzare o monetizzare il Sardex al suo esterno.

Inoltre, il sistema del Sardex sembra ben funzionare soltanto se ci sono molte imprese attive all’interno del circuito, se qualcosa va storto o rallenta lo scambio, l’affare si complica, come spiega Biffis: “Si creano avanzi e e disavanzi finanziari che possono essere compensati se, e solo se, fra i partecipanti vi sono correnti continue di domanda e di offerta di un numero limitato di quantità e di qualità di merci; in caso contrario si espandono i crediti e i debiti commerciali in capo ai partecipanti”.

Dare un giudizio sulle monete complementari, essendo un universo così diversificato e variegato, è molto complesso. L’impressione però, è che i progetti più semplici basati sulle monete complementari commerciali siano anche quelli più sicurie dalla contropartita immediata per coloro che li utilizzano. Al contrario gli esperimenti più articolati, come per esempio il Sardex, si basano sulla fiducia tra partecipanti e nei confronti di chi li gestisce: se il sistema va in cortocircuito, le imprese aderenti rischiano di perdere “soldi veri”, non complementari. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/dal-sardex-al-tallero-benefici-e-rischi-del-variegato-universo-delle-valute-alternative-alleuro

 

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