Francia: Fillon "si vendica" di Sarkozy e sbanca alle primarie. Sarà lui a sfidare Le Pen per l'Eliseo?

E-mail Stampa PDF

Fuori Nicolas Sarkozy, dentro François Fillon, gollista duro e puro, cattolico praticante, cinque figli e una lunga carriera politica alle spalle.

I giornali di oggi lo descrivono come l’outsider della corsa a tre dei Repubblicani nella quale figura anche l’ex Premier Alain Juppé, con il quale si sfiderà al ballottaggio di domenica 27 novembre. La realtà è che nelle ultime settimane i sondaggi avevano registrato la sua rimonta silenziosa, anche se nessuno si sarebbe mai immaginato né lo scarto con il quale si è palesata (dodici punti percentuali di vantaggio rispetto a Juppé, arrivato secondo), né il dato relativo all’affluenza che testimonia la partecipazione alle primarie di circa 4 milioni di votanti, quasi il doppio di quelli che si espressero alle primarie del Partito Socialista del 2011.

Domenica prossima Juppé e Fillon saranno i due protagonisti del secondo turno delle primarie del partito di centrodestra francese. Volgendo lo sguardo un po’ più avanti, chi vincerà andrà probabilmente ad affrontare Marine Le Pen alle elezioni presidenziali che si terranno nell’aprile del 2017. A meno che, ovviamente, il partito socialista non riesca a mettere in scena un recupero da Guinness dei primati o il candidato indipendente Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia, non riesca a sparigliare le carte. Entrambe opzioni di difficile realizzazione.

A fare notizia, oggi, è anche la sconfitta di Nicolas Sarkozy, che dopo aver conosciuto il risultato delle urne, che ha sancito per lui un inaspettato terzo posto e dunque il mancato accesso al ballottaggio che si terrà fra sei giorni, ha pensato bene di annunciare il proprio ritiro dalla politica. Di nuovo. «È l'ora per me di affrontare una vita con più passioni private e meno pubbliche». Il suo discorso equilibrato e istituzionale è stato accolto da tutti con commozione e stupore, peccato che non sia la prima volta che l’ex Presidente dichiara la sua volontà di fare un passo indietro. Lo aveva fatto anche nel 2012, dopo la sconfitta contro François Hollande. Per molti però stavolta potrebbe essere quella buona.

Il 27 novembre dunque Alain Juppé e François Fillon si sfideranno a viso aperto. Per sondaggisti (che in questo caso hanno di nuovo sbagliato, ma solo a metà) e commentatori non ci sarà partita. Sia per la distanza che il secondo è riuscito ad imporre (12 punti lo ricordiamo), sia perché Sarkozy ha deciso di dare una mano al suo ex Primo Ministro, forse per farsi perdonare il trattamento riservatogli nei suoi anni di presidenza quando lo definì un semplice “collaboratore” (Fillon era il Premier, lo ricordiamo) e un vero e proprio “mister nobody”.

«Ho stima per Juppé. Ma le scelte politiche di Fillon mi sono più vicine. È quello che ha capito meglio le sfide che ci aspettano. Io voterò per lui», ha affermato Sarkozy, invitando i suoi sostenitori a fare lo stesso. Domenica prossima dunque, “l’outsider” potrebbe aggiungere ai propri voti quelli dell’ex presidente, vincendo a mani basse (dati gli ultimi sconvolgimenti politici, il “se” rimane comunque d’obbligo).

Oggi sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo per l’esclusione di Sarkozy dalla corsa alle primarie e soprattutto da quella all’Eliseo. Soprattutto dopo le derive populiste e oltranziste da lui toccate in campagna elettorale allo scopo di conquistare l’elettorato “ancora più a destra” che al momento è tutto a favore di Le Pen.

Ma siamo proprio sicuri che Fillon sia meglio? A pochi minuti dalla sua vittoria è, come da tradizione, cominciata la parata di chi trova spiegazioni coerenti e pertinenti ad una vittoria che (come tutti) non si aspettava. I giornali francesi stanno fornendo diverse motivazioni plausibili. Alla base di ognuna di esse c’è comunque la lunga crisi che la destra francese (e non solo) sta affrontando nel corso degli ultimi anni, nei quali la ricerca di un vero leader, un numero uno in grado di riaggregare ciò che si è disgregato, non è mai andata veramente a buon fine, così come quella riguardante il recupero di un’identità vera, chiara e forte.

A dimostrarlo sono anche i programmi, le strategie e la “reputazione” dei tre candidati più forti alle primarie de Les Republicains (in tutto erano sette). Ciò che intendeva fare Sarkozy lo abbiamo già detto ed è sempre stato chiaro come il sole: rubare voti al Front National utilizzando una politica populista, a volte ai limiti della xenofobia, spesso anche in contraddizione con le scelte dichiarate ed effettuate negli anni in cui era all’Eliseo.

Juppé, dal canto suo, ha deciso di portare avanti una strategia opposta: vale a dire cercare di recuperare i voti dell’elettorato progressista che ha abbandonato Hollande (il presidente meno popolare della Quinta Repubblica) e il partito socialista.

In mezzo, possiamo dire, c’è invece François Fillon, che ha cercato di porsi come un politico serio e autorevole, fautore una destra liberale dal punto di vista economico, ma con un piglio tradizionale, cattolico, conservatore sul fronte sociale e politico.

L’ex ministro dell’Istruzione, degli Affari sociali, delle Telecomunicazioni, delle Tecnologie dell’informazione e delle Poste, nonché ex Premier, dal punto di vista economico propone 110 miliardi di tagli alla spesa pubblica, una riduzione della pressione fiscale diretta di 50 miliardi che però è accompagnata da un aumento del 2% dell’IVA. Cancellazione della patrimoniale, abolizione delle 35 ore di lavoro, aumento dell’età pensionistica a 65 anni ed equiparazione tra dipendenti pubblici e privati, abolizione delle pensioni “speciali” e taglio di 600mila funzionari pubblici.

Una ricetta, aggressiva per sua stessa ammissione, che però secondo lui rappresenterebbe l’unica chance per far riprendere l’economia. Una soluzione molto diversa rispetto a quella proposta da Juppé, da Sarkozy e dalla stessa Marine Le Pen.

Differente anche la posizione tenuta in relazione alla politica estera. Fillon, fautore di un certo antiamericanismo, è invece convinto che per la Francia sia necessario avviare maggiori relazioni con Putin , provando a rasserenare i rapporti esistenti con la Russia.

Sui temi però strettamente politici, sociali, identitari, quelli legati all’immigrazione e alla religione per essere chiari, Fillon non si discosta poi così tanto dalla destra populista e rigida presentata dagli altri candidati, anzi. Lo scopo, leggendo il suo programma, sembra essere il medesimo: vale a dire sfruttare la sensazione di insicurezza provata dai francesi a causa dei fatti accaduti negli ultimi due anni, promuovendo politiche di chiusura e di difesa della “sovranità nazionale”. Nel suo elenco di proposte troviamo infatti l’introduzione di sanzioni pesanti per chi intrattiene rapporti con Daesh, con condanne fino a 30 anni per i “colpevoli di collusione con il nemico”; l’espulsione immediata degli stranieri che vengono considerati un rischio per la sicurezza nazionale, la nascita di “quote” per l’immigrazione legale, un sistema di controllo amministrativo del culto musulmano. Non a caso ha pubblicato un libro dal titolo: Contro il totalitarismo islamico. E ancora: più armi alla polizia municipale, nuove carceri, l’abolizione dell’Aiuto medico d’urgenza per gli immigrati irregolari e aiuti sociali solo per coloro che avranno “maturato” due anni di residenza in Francia.

La differenza rispetto agli altri risiede più che altro nel modo in cui Fillon intende attuare le sue politiche, vale a dire sfruttando i margini di applicabilità delle leggi già esistenti senza introdurne di nuove.

Per strizzare l’occhio all’elettorato cattolico, il vincitore del primo turno delle primarie, convinto antiabortista per “ragioni di fede”, propone infine di modificare l’attuale legge sul matrimonio omosessuale allo scopo di impedire alle coppie dello stesso di adottare un bambino.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/francia-fillon-si-vendica-di-sarkozy-e-sbanca-alle-primarie-sara-lui-sfidare-le-pen-leliseo-1475124

 

Menu Principale

Risorse Utili