Cosa attendersi da un settore bancario già a sconto? Analisi Intesa Sanpaolo, Unicredit e MPS

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IL SETTORE BANCARIO ITALIANO IN BREVE

Per coloro che non seguono regolarmente il settore bancario e si affacciano a questo articolo cercando di capirci qualcosa, vediamo di riassumere brevemente in che acque versano le banche italiane.

Inutile ricordare che quello bancario è uno dei settori più martoriati da quando è scoppiata la crisi del 2008 e che ha continuato a indebolirsi per via della crisi europea dei debiti sovrani del 2012, con l’Italia che è stata osservata speciale di Bruxelles, anche per la crisi politica che ha fatto immediatamente seguito. Tanto per snocciolare qualche numero, titoli quotati a Piazza Affari di istituti come Unicredit e Monte Paschi di Siena prima della crisi quotavano rispettivamente a 40 e 85 euro per azione e ora si trovano intorno a 2 e 0,24 euro per azione.

Quella che sta vivendo il settore bancario è quindi una crisi prolungata, apparentemente senza via d’uscita. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un peggioramento costante della salute dei nostri istituti di credito, a parte qualche rara eccezione (come Intesa Sanpaolo e poche altre), e nel 2015 (22 novembre) il governo italiano guidato da Renzi ha dovuto stanziare con decreto (il cosiddetto Salva Banche) un fondo per salvare quattro banche che si trovavano in dissesto finanziario: parliamo ovviamente di Banca delle Marche, Banca Etruria e delle Casse di Risparmio di Ferrara e Chieti.

Il salvataggio è avvenuto con la formula del bail in, come voluta dall’Unione europea: in pratica a pagare per il fallimento di queste società devono essere gli stessi investitori e non lo Stato (in quest’ultimo caso si parla di bail out). Sono state costituite quattro nuove società dove sono confluite le parti buone dei vecchi istituti di credito (sommariamente attivi e dipendenti), mentre la parte sporca sono state raccolte da nuove società a scatola vuota (sono state soprannominate bad banks). Il grosso del risanamento, circa 3,6 miliardi di euro, verrà sostenuto dall’insieme delle banche attraverso un Fondo di risoluzione a cui tutte sono chiamate a partecipare. Il Fondo di risoluzione fa parte del Meccanismo di risoluzione, come spiega la Banca d’Italia, e recepisce la direttiva europea 2014/59/UE in materia di risanamento e risoluzione degli istituti di credito, con cui si vogliono dare delle regole uniformi ai paesi membri dell’Unione europea. Ovviamente le banche (per ora alcune, non tutte) per far fronte a queste spese sono costrette ad alzare i costi dei conti correnti, facendo di fatto pagare parte del risanamento alla clientela.

Al di là di questo cavillo, la procedura indicata dalla direttiva europea ha permesso di tamponare una crisi che avrebbe potuto avere riscontri ben più negativi per il sistema paese. Fin qui quindi tutto bene, o quasi.

Il problema del sistema bancario italiano è che anche pesi massimi come Monte Paschi e Unicredit se la passano tutt’altro che bene. Da quando è scoppiata la crisi, le sofferenze bancarie di queste due banche sono costantemente aumentate e l’indicatore CET1 (un indicatore che cerca di misurare la solidità di una banca attraverso il rapporto tra capitale ordinario versato e attività ponderate per il rischio) è andato più di qualche occasione oltre i limiti di guardia, facendo salire le preoccupazioni su un possibile rischio default di questi due grandi.

Evitiamo qui di parlare di CET1 e sofferenze bancarie, dal momento che rischieremmo di scrivere le stesse cose riportate in un'altra nostra analisi rilasciata a maggio (rimandiamo quindi a quell’articolo per coloro che vogliono qualche informazione in più). È importante invece ricordare che per supportare queste banche in difficoltà sono stati aperti altri fondi - chiamati Atlante e Atlante 2 -, che avranno l’obiettivo di aiutare la gestione delle sofferenze e supportare i piani di aumento di capitale. Così, tra aumenti di capitali vari e stress test falliti (nello stress test del 29 luglio effettuato dall’Autorità Bancaria Europea MPS è risultato il peggiore tra tutti gli istituto di credito posti sotto esame), anche una banca tanto martoriata come MPS è riuscita fino ad oggi a galleggiare e il governo sta cercando di circoscrivere un problema che in caso di shock avrebbe conseguenze devastanti per tutto il Vecchio Continente.

AL PEGGIO NON C’È MAI FINE

Fin qui, nonostante la situazione patrimoniale di istuti prestigiosi come Unicredit e MPS non è certo delle migliori, le cose non sono andate poi tanto male, o almeno si è riusciti ad evitare il peggio: le banche stanno venendo lentamente ripulite dalla loro parte cattiva, ma c’è ancora parecchia strada da fare, come dimostrano le recenti difficoltàemerse intorno al piano di risanamento di Monte Paschi.

A complicare però un quadro già di per sé teso è stata la vittoria di Trump alle recenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti, che sta dando forza a tutti i movimenti estremisti sparsi per l’Europa. Nel caso italiano, abbiamo un aumento delle probabilità di vittoria del NO al Referendum Costituzionale in programma per il prossimo 4 dicembre, cosa che sta facendo nuovamente lievitare il rischio paese. Questo ovviamente sta impattando in maniera decisamente negativa per il nostro sistema bancario e si rischia di bruciare quel poco di buono fatto questi anni.

Oltre al rischio paese bisogna tenere in considerazione gli effetti che stanno producendo le aspettative sulle politiche economiche promesse da Trump, che dovrebbero spingere sull’inflazione e quindi indurre la FED ad alzare i tassi di interesse (forse in maniera più rapida e decisa di quanto inizialmente stimato). Questo sta avendo un effetto negativo generalizzato sui prezzi delle obbligazioni, cosa che dovrebbe portare ad un allargamento delle minusvalenze bancarie. In generale si dovrebbe avere un peggioramento dell’indice CET1 per un po’ tutti gli istituti bancari, anche se però l’effetto si potrebbe anche contenere grazie agli effetti positivi sulla cessione di credito alla clientela.

In generale quindi ci sentiamo di ribadire anche in questa occasione quello che ripetiamo ogni volta che riportiamo un’analisi per il settore bancario italiano: in più di qualche occasione le banche hanno dato la sensazione di aver toccato il fondo senza però essere mai riuscite a ripartire, meglio quindi continuare a rimanere alla larga (almeno fin quando non ci saranno segnali di svolta veri).

EPPURE QUALCOSA SI MUOVE…: COSA CI DICE L’ANALISI TECNICA

Per la nostra analisi tecnica prenderemo in considerazione i titoli di Impresa San Paolo, Unicredit e MPS, con il primo che ha un andamento leggermente migliore del resto del settore, mentre gli altri due continuano a rimanere in costante pressione.

Intesa Sanpaolo ha confermato finora di avere una prospettiva migliore tra i grandi gruppi finanziari italiani e a livello tecnico la situazione non è molto cambiata rispetto a quanto evidenziato nella precedente analisi.

imageBrutta candela sul grafico settimanale di Intesa San Paolo IBTimes Italia / XTB

Qualche segnale negativo lo possiamo però vedere sul grafico settimanale: qui abbiamo una brutta candela negativa, la seconda peggiore del 2016 dopo quella di inizio anno. Come possiamo notare il titolo ha trovato resistenza sull’EMA a 50 periodi e i prezzi si sono poi riportati sulla trendline rialzista disegnata a partire dai minimi di giugno.

imageSul grafico giornaliero di Intesa San Paolo notiamo un triangolo ascendente. IBTimes Italia / XTB

Sul timeframe giornaliero vediamo invece che i prezzi si stanno comprimendo all’interno di un triangolo ascendente, e l’uscita al rialzo o al ribasso da questi livelli dovrebbe segnalarci il prossimo trend di breve periodo: in caso di violazione della trendline rialzista i prezzi dovrebbero tornare su 1,5 euro per azione, mentre l’uscita al rialzo da questa figura proietterebbe il titolo verso i 2,7 euro per azione.

imageAnche sul grafico giornaliero di Unicredit è presente un triangolo ascendente IBTimes Italia / XTB

Sul grafico giornaliero del titolo Unicredit notiamo proprio la differenza di forza relativa con Intesa. La figura che ci troviamo di fronte è la stessa, ma la pendenza della linea rialzista è molto più bassa di quella vista sul titolo di Intesa Sanpaolo. Le considerazioni che possiamo fare comunque sono le stesse: in caso di rottura al ribasso avremmo un test dei minimi dell’anno a 1,7, mentre in caso di rottura al rialzo andremmo a testare i 3 euro per azione.

imageIl titolo Unicredit deve ancora effettuare il pullback sui minimi di ottobre 2014 IBTimes Italia / XTB

Ricordiamo infine che sul grafico settimanale c’è un mancato pullback sui minimi di ottobre 2014, quando il titolo quotava a circa 4,8 euro per azione. In caso di inversione di tendenza di medio periodo questo sarebbe un primo target.

imageSul grafico giornaliero di MPS notiamo la formazione di un megafono IBTimes Italia / XTB

Veniamo infine al titolo Monte Paschi di Siena, che a livello tecnico ci offre gli spunti più interessanti. Sul grafico giornaliero è interessante vedere la formazione di un megafono dovuta ai forti rialzi registrati nel mese di settembre. Parliamo di incrementi di prezzo molto sostenuti che hanno portato nel giro di poche settimane a toccare punte di 0,43 euro per azione dai minimi dell’anno di 0,1672 euro. La sensazione quindi è che il titolo MPS reagisca in modo molto sensibile alle notizie positive e che quando il peggio passerà dovrebbe sovraperformare facilmente il settore.  La figura del megafono è molto interessante e in caso di rottura al rialzo, quindi sopra i 0,45 euro per azione, avremmo un buon segnale di inversione di tendenza: in caso di inversione un primo target è da individuare su 1 euro per azione. Parliamo alla fine di una delle banche più grandi d’Europa e una volta sciolti i nodi che legano la gestione, dotata di una buona amministrazione, dovrebbe tornare a far registrare utili interessanti.

È bene comunque ribadire ancora una volta, qualora ci fossero dubbi, che sul titolo oltre ai rischi interni alla banca pesano ora il rischio paese e le forze negative esterne provenienti dagli Stati Uniti e dal resto dell’Unione europea. Elementi che potrebbero spingere per l’ennesima volta il titolo a far registrare nuovi minimi storici (prima a 0,10 e poi a 0,05 euri per azione). Per chi dunque acquista ora le azioni MPS in caso di rialzo i ritorni sarebbero molto allettanti, ma è bene ricordarsi dei rischi che gravano sul titolo (discorso analogo per Unicredit e il resto del settore bancario italiano). 

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imageIl quartier generale di Monte Paschi di Siena di notte REUTERS/Stefano Rellandini

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/cosa-attendersi-da-un-settore-bancario-gia-sconto-analisi-intesa-sanpaolo-unicredit-e-mps-1474918

 

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