MPS: dall'assemblea via libera al salvataggio, ma comunque vada sarà un disastro

E-mail Stampa PDF

Comunque vada a finire, sarà un disastro. L’assemblea straordinaria degli azionisti ha dato il via libera al piano di salvataggio di MPS, un puzzle di delicati passaggi che per andare in porto dovrà trovare la collaborazione dei soci e l’interesse del mercato. Se qualcosa dovesse andare storto, la strada per la risoluzione delle banca senese e il bail-in è già segnata.

Ma anche se il piano per la cessione delle sofferenze e l’aumento di capitale andasse in porto come previsto, la vicenda MPS sarebbe comunque un disastro. I soci, nonostante la rabbia e la frustrazione, hanno dovuto votare a favore del terzo aumento di capitale in tre anni. Cinque miliardi, più tre miliardi, più altri cinque miliardi: negli ultimi 36 mesi, la banca senese ha deliberato aumenti di capitale per 13 miliardi di euro. Una cifra mostruosa, soprattutto considerando che ad oggi, la capitalizzazione dell’intera banca vale intorno ai 500 milioni di euro.

Comunque vada sarà un disastro

Il piano di risanamento di MPS sarà un disastro per i dipendenti: l’assemblea ha aperto la pratica per la prima tranche da 600 esuberi, ma il piano industriale prevede la chiusura o l’accorpamento di decine di filiali e il licenziamento di 2.900 persone. Sarà un disastro per i soci attuali, persone che hanno investito quando le azioni MPS valevano molto più dei due spiccioli attuali: il raggruppamento delle azioni ordinarie votato ieri prevede il riconoscimento di una nuova azione ordinaria ogni 100 azioni esistenti e l’aumento di capitale avrà un effetto iper-diluitivo sul loro investimento.

E sarà un disastro, a maggior ragione, se dopo tutti gli sforzi e le spese per mettere in sicurezza il Monte, alla fine il piano dovesse saltare. Se l’aumento di capitale non dovesse andare a buon fine la banca dovrebbe rivolgersi alle autorità di vigilanza (Bankitalia e BCE) per capire come procedere, ma la risoluzione sarebbe l’unica strada possibile. In caso di bail-in, ha spiegato ieri l’amministratore delegato MPS, le passività della banca soggette al bail-in sarebbero pari a 13 miliardi di euro su un complesso di passività potenzialmente interessate pari a 64,8 miliardi. In caso di risoluzione sarebbe un disastro per l’intero comparto bancario italiano, perché l’incertezza e la volatibilità si diffonderebbero a macchio d’olio su tutti gli altri istituti italiani.

Questa drammatica situazione dovrebbe insegnarci qualcosa. MPS, che ci ostiniamo a chiamare terza banca del Paese, non è arrivata a questo punto perché il mondo è brutto e cattivo, ma perché è stata guidata per anni da un manipolo di delinquenti che l’ha gestita come fosse un bancomat personale e merce di scambio per interessi politici.

Ad oggi, udite udite, banca MPS è una banca “sana”, che funziona, se no fosse per un piccolo problema: la montagna di sofferenze messe a bilancio con scarse coperture. Gli stress test della BCE hanno evidenziato che in caso di nuovo shock dell’economia, MPS non sarebbe in grado di reggere il colpo perché sommersa dalle sofferenze che altro non sono che i prestiti dati agli amici degli amici e mai restituiti. Al netto di una quota fisiologica di crediti incagliati (presenti in tutte le banche), i miliardi di sofferenze che appesantiscono MPS sono il risultato di una gestione scelletara del credito e della banca da parte di gestioni precedenti e della politica che non ha mai vigilato come si deve sul loro operato.

E adesso le conseguenze dell’irresponsabilità di pochi vanno a ricadere sulla testa di migliaia di soci e di dipendenti che da innocenti sono finiti nel tritacarne del piano di salvataggio. E chissà se le azioni legali contro i vecchi vertici della banca saranno una consolazione sufficiente per tutti coloro che si troveranno con un investimento azzerato o senza lavoro.

PER APPROFONDIRE: MPS: piano industriale, esuberi, bilancio, sofferenze e aumento di capitale. Ecco il futuro della banca spiegato in 5 punti

Le prossime tappe

Durante l’assemblea straordianaria, l’amministratore delegato di MPS, Marco Morelli ha illustrato le prossime tappe verso il piano di salvataggio. I soci, obtorto collo, hanno approvato tutti i punti all’ordine del giorno, tra questi: la situazione patrimoniale al 30 settembre e la proposta di riduzione del capitale sociale a copertura delle perdite pregresse; il raggruppamento di azioni ordinarie nel rapporto di una nuova azione ordinaria ogni 100 azioni esistenti; e l'aumento di capitale fino a cinque miliardi. Hanno anche eletto anche Alessandro Falciai alla presidenza, mentre Massimo Egidi entra in consiglio al posto di Massimo Tononi.

Lunedì 28 novembre partità l’offerta per la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni MPS che si chiuderà venerdì 2 dicembre. Da questa operazioni l’AD Morelli si aspetta di raccogliere 1,04 miliardi ma sostanzialmente spera di riuscire a fare di più. In base ai risultati ottenuti in questa fase si potranno avere indicazioni circa l’aumento di capitale che dovrebbe fermarsi poco sotto i 4 miliardi.

La forchetta di prezzo per l’aumento di capitale, che probabilmente sarà di pochi centesimi per azione, dovrebbe essere messa nero su bianco nel prospetto per la conversione dei bond atteso entro questo fine settimana, in vista del lancio lunedì. L’operazione, ha precisato Morelli, partirà il 7 o l’8 dicembre, dopo il referendum sulla riforma costituzionale, per chiudersi entro Natale.Questa sarà la fase più delicata e incerta anche perché alcuni investitori di peso, come il Fondo sovrano del Qatar, che sta trattando con MPS per partecipare, non si sbilanciano prendendosi l’impegno di portare a compimento l’operazione. Per assurdo anche all’interno di MPS la fiducia nell’aumento di capitale è scarsa. Fondazione MPS ha recentemente abbassato la sua partecipazione nella banca, e anche i messicani di Fintech si sono sfilati. Lo stesso neo presidente Falciai ha detto che non ha ancora deciso se aderire all’aumento di capitale, un segnale tutt’altro che positivo.

LEGGI ANCHE: MPS: conversione volontaria dei bond o risoluzione della banca. Il CDA mette nero su bianco i rischi del salvataggio

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-dallassemblea-libera-al-salvataggio-ma-comunque-vada-sara-un-disastro-1476157

 

Menu Principale

Risorse Utili