Banche: anche il 2017 sarà un anno di passione, qualunque sia il risultato del referendum

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Il sistema bancario italiano sta passando uno dei periodi più complessi degli ultimi anni. Nel 2016 molti dei nodi di un comparto marcio e vulnerabile sono venuti al pettine e il mercato si è accanito sui titoli delle banche sotto costante pressione. E se quest’anno è stato un anno da dimenticare, il 2017 non sarà certo più sereno: il quadro regolatorio rischia di diventare più stringente, per evitare che altre banche italiane ed europee si trovino sull’orlo del fallimento, e il comparto italiano dovrà affrontare nuove sfide per il rafforzamento del proprio capitale.

Sullo sfondo di questa situazione, si dipana tutta la campagna elettorale per il referendum confermativo sulla riforma Costituzione promossa dal Governo Renzi. L’aver legato il futuro dell’esecutivo all’esito del referendum ha alzato la posta in gioco, provocando un aumento della volatilità sul mercato e attirando sul voto italiano gli occhi preoccupati di tecnici e osservatori. Ma come il voto sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump hanno già dimostrato, all’indomani del voto, qualunque sia il risultato non ci sarà nessuna invasione di cavallette né finirà il mondo. Le conseguenze politiche ed economiche di un’eventuale vittoria del No si vedranno soltanto nel medio periodo, proprio come accadrà per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e la presidenza USA di The Donald.

La situazione delle banche italiane è drammatica per la vulnerabilità strutturale del sistema e per una montagna di sofferenze in continua crescita e totalmente fuori controllo. E tutto ciò non ha niente a che fare con il referendum di Matteo Renzi che sta bloccando da mesi il Parlamento italiano che avrebbe ben altro a cui pensare. Che vinca il Sì o che vinca il No, le banche italiane restano immerse nei problemi fino al collo.

Banche: le nuove sfide del comparto

MPS sull’orlo di una crisi di nervi; il flop clamoroso dell’aumento di capitale di Veneto banca e Popolare di Vicenza; le quattro banche (Carichieti, Cariferrara, banca Marche e Etruria) che nessuno vuole comprare e che pesano sull’interno sistema bancario; Unicredit e il maxi aumento da 13 miliardi per coprire le sofferenze; il complicato matrimonio tra BPM e Banco Popolare: il quadro complessivo del comparto italiano è degno di un film horror.

Ma il bello rischia di non essere ancora arrivato.Come spiega Mario Seminerio sul suo Phastidio, nel 2017 tre novità del quadro regolatorio del settore potrebbero creare non pochi grattacapi alle banche italiane. Il 29 novembre, si riunisce il Comitato di Basilea che potrebbe avviare una revisione del modelli interni del credito bancario a cui si aggiunge l’introduzione a breve dell’IFRS, un nuovo modello logico per la valutazione e classificazione del rischio perdite come risposta alla crisi finanziaria globale. Novità preoccupanti potrebbero arrivare anche dalla BCE, alla quale i banchieri italiani stanno già lanciando preghiere di ogni genere: a breve la banca centrale indicherà il target di capitale che le banche poste sotto la sua supervisione dovranno raggiungere e potrebbe anche chiedere una copertura intorno al 70-80% delle sofferenze, per tentare di frenare la deriva.

Il combinato disposto di tutte queste novità, potrebbe creare nuovi buchi nei bilanci delle banche e richiedere altre operazioni di aumento di capitale, in un momento in cui gli investitori sono poco propensi a scommettere sul sistema bancario italiano. Questi rischi sono concreti e imminenti, indipendentemente dall’esito del referendum.

Quanto pesa il referendum sul futuro delle banche italiane

Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, Bankitalia certifica le turbolenze che il referendum sta creando sui mercati: "Gli indicatori segnalano un forte aumento della volatilità attesa per il mercato italiano" a ridosso del voto del 4 dicembre.

Il referendum italiano sulla riforma costituzionale è paragonato al voto sulla Brexit e alle presidenziali USA in termini di impatto sul futuro politico ed economico del Paese e non solo. All’inizio del 2016, analisti e osservatori sono andati avanti mesi dicendo che l’eventuale vittoria della Brexit e di Trump avrebbero provocato uno shock sui mercati finanziari paragonabile al fallimento della Lehman Brothers. All’indomani del fatidico 23 giugno, il voto del Regno Unito ha provocato il crollo della sterlina, ma i veri problemi per il Paese e l’Unione emergeranno solo con il tempo. Mentre l’elezione di Trump, dopo la sorpresa iniziale, sembra spingere in positivo il mercato. Insomma entrambi questi eventi rappresentanto delle incognite scomode sul medio-lungo periodo, questo è certo, ma non sono shock paragonabili alla bancarotta della Lehman.

Stesso discorso può essere fatto per il referendum italiano. Il voto del 4 dicembre sta facendo crescere la volatilità sui mercati e in caso di vittoria del No è prevedibile un aumento dell’incertezza, ma da qui a dire, come ha fatto il sindaco di Firenze e fedelissimo di Renzi, Dario Nardella, che “il Paese sarà in balìa di speculatori finanziari”, sembra eccessivo.

Le banche italiane soprattutto quelle alle prese con aumenti di capitale consistenti, in caso di vittoria del No, si troveranno a navigare a vista, soprattutto a causa della fase di incertezza politica che andrebbe ad aprirsi. Ma d’altro canto, la vittoria del Sì non cancellerebbe con un colpo di spugna tutti i problemi e i nuovi rischi spiegati nelle righe precedenti. Insomma, il No non farà per forza naufragare le operazioni di rilancio delle banche italiane e il Sì non le metterà in sicurezza: qualunque sia il risultato del referendum, il 2017 sarà un altro anno di passione per le banche italiane.

 

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-anche-il-2017-sara-un-anno-di-passione-qualunque-sia-il-risultato-del-referendum-1475118

 

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