Banche: Basilea 4, principio contabile IFRS 9 e nuovi requisiti della BCE. Altri problemi in arrivo per gli istituti italiani

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Nel 2016 tutti i riflettori sono stati puntati sulle banche italiane (ed europee) costantemente sotto pressione in Borsa a causa di carenze strutturali e di una montagna di crediti in sofferenza sempre più minacciosa. La supervisione europea della BCE e i requisiti più rigidi introdotti dopo la crisi finanziaria del 2008 hanno costretto molte banche a correre ai ripari con aumenti di capitale o altre operazioni di rafforzamento patrimoniale.

L’operazione però non è ancora finita.Anzi rischiamo di essere soltanto all’inizio. Tra il 2017 e il 2018 infatti, entreranno in vigore altre regole che cambieranno il quadro normativo in cui le banche andranno ad operare e il rischio è che siano necessarie nuove operazioni di rafforzamento di capitale per le banche più deboli del sistema italiano. Entro la fine del 2016, il Comitato di Basilea potrebbe varare nuove regole per il calcolo del capitale delle banche che secondo le Federazione bancaria europea comporteranno la necessità di patrimonio aggiuntivo delle banche per circa 900 miliardi di euro. Dal primo gennaio 2018 poi entreranno in vigore la disciplina fiscale dell’IFRS 9, anch’essa portatrice di nuovi grattacapi per le banche del sistema europeo. La buona notizia invece, è che la BCE ha aperto una consultazione per la messa a punto di nuove requisiti di “eleggibilità” per i banchieri con lo scopo di mettere ai vertici delle banche europee persone in grado di gestire nel modo più corretto possibile il delicato compito assegnato loro.

Basilea 4: problemi in arrivo

Detto in due parole: il Comitato di Basilea (dal nome della sua sede) è un'organizzazione internazionale istituita dai governatori delle Banche centrali del G10 alla fine del 1974 per la supervisione bancaria. Lo scopo di Basilea è quello di coordinare la cooperazione tra le banche centrali e gli altri enti economici per cercare di garantire la stabilità monetaria e finanziaria.

Attualmente il Comitato di Basilea sta lavorando ad una revisione dei quadri regolamentari in materia di “rischio di controparte” e di “revisione fondamentale del rischio di mercato” per le banche europee. Quella che doveva essere nelle intenzioni di tutti soltanto una “revisione” delle norme previste da Basilea 3, in realtà pare essere diventata a tutti gli effetti una nuova regolamentazione del sistema bancario, già rinominata Basilea 4.

Ricordiamo che le regole di Basilea 3 hanno costretto le banche europee a ricapitalizzazioni per oltre 520 miliardi tra il 2011 e il 2015 per rispettare i requisiti di capitale rafforzati dopo la crisi finanziaria.

Le nuove proposte del Comitato di Basilea, secondo le prime analisi, potrebbero comportare un incremento, rispetto ai requisiti attuali, del 55% del ratio patrimoniale CET1. La Federazione bancaria europea spiega che c’è la possibilità che Basilea 4 introduca una novità per armonizzare i calcoli delle attività ponderate per il rischio per le banche che adottano i modelli interni. Si tratta del cosiddetto “output floor”, cioè una limitazione che scatta nel caso in cui i requisiti patrimoniali che scaturiscono dal modello interno comportino una riduzione troppo marcata rispetto a quelli standard. Pare ci sia anche l'ipotesi di cancellare la possibilità per le banche di avere da parte delle banche modelli interni per il rischio operativo per il timore che non siano in grado di individuare efficacemente il rischio. Contro le nuove regole che Basilea 4 potrebbe introdurre a breve si sono schierati compatte tutte le banche europee.

In particolare le banche italiane sono preoccupate di dover mettere in campo nuove operazioni di rafforzamento di capitale per poter rispondere ai requisiti più stringenti. Secondo l’Associazione bancaria italiana, il conto di Basilea 4, insieme ad altre riforme contabili (come IFRS 9) potrebbe valere circa 1.300 miliardi per il sistema bancario europeo.

IFRS 9: la riforma fiscale

Un’altra gelata per le banche italiane potrebbe arrivare dall’imminente adozione del principio contabile IFRS 9, che prevede nuovi modelli statistici di previsione delle perdite su crediti.

Sul sito si legge che il Consiglio di amministrazione dell’International Accounting Standards, nel luglio del 2014, ha varato una serie di norme in risposta alla crisi finanziaria globale del 2008. Il pacchetto fiscale previsto dall’IFRS 9 prevede un modello logico per la classificazione e valutazione del rischio bancario e un approccio sostanzialmente riformato “a copertura contabile” delle perdite. La pubblicazione nel 2014 dell’IFRS 9, che è andata a sostituite le regole precedenti, entrerà a regime a partire dal primo gennaio 2018. 

Il progetto prevede tre fasi: la prima fase di “classificazione e misurazione” che “determina come le attività e le passività finanziarie sono contabilizzate in bilancio e, in particolare, il modo in cui sono misurate su base continuativa”. La fase due riguarda la perdita di valore sui crediti: durante la crisi finanziaria il ritardo con cui banche e autorità di controllo si sono accorte della crescita delle sofferenze e dell’indebolimento del valore dei crediti ha favorito il diffondersi e il protarsi della crisi. Così l’IFRS introduce nuove regole per la valutazione dei crediti e delle perdite. La terza fase introduce un modello sostanzialmente riformato per il calcolo delle coperture dei crediti e una maggior attenzione per la gestione del rischio.

Tutte le novità contenute dall’IFRS, valide dal primo gennaio del 2018, rischiano di produrre un’ulteriore stretta creditizia, in un momento in cui si intravedono i primi segnali di ripresa e la necessità di fare nuove operazioni di aumento di capitale in una fase delicata, in cui il comparto bancario è davvero poco appetibile per gli investitori. Il combinato disposto delle modifiche fiscali e normative rischia di far emergere altre criticità del sistema bancario e di scoprire altra polvere nascosta sotto il tappeto del comparto italiano.

BCE: requisiti vertici

Una novità normativa positiva invece, potrebbe arrivare dalla BCE che sta valutando l’introduzione di nuovi requisiti per coloro che dovranno gestire i vertici bancaria.

Nel documento pubblicato sul sito della Vigilanza bancaria unica della BCE si legge che “dal 4 novembre 2014 la Banca centrale europea (BCE) è competente per le decisioni in materia di verifica dell’idoneità di tutti i membri degli organi di amministrazione degli enti creditizi significativi sottoposti alla sua vigilanza diretta”.

E ancora “la finalità del presente progetto di guida è spiegare in maggior dettaglio le politiche, le prassi e i processi applicati dalla BCE nella valutazione dell’idoneità dei componenti degli organi di amministrazione degli enti creditizi significativi”.

La BCE ha avviato una consultazione che si chiuderà il 20 gennaio 2017 che servirà per redigere la guida definitiva che entrerà in vigore nel secondo trimestre del 2017. La valutazione dei requisiti di professionalità ed onorabilità di coloro che sono candidati a guidare una banca dovrebbe basarsi su cinque criteri: esperienza; onorabilità; conflitti di interesse e indipendenza di giudizio; disponibilità di tempo; idoneità complessiva.

Il “Progetto di guida alla verifica dei requisiti di professionalità e onorabilità” è un passaggio importante per il sistema bancario anche perché prevede che la BCE abbia il potere “di rimuovere in qualsiasi momento i componenti dell’organo di amministrazione di un soggetto vigilato significativo che non soddisfano i requisiti previsti”.

Per il comparto bancario italiano questa non può che essere una bella notizia. Considerando che i principali responsabili delle condizioni drammatiche in cui versa oggi il credito in Italia sono i vertici sconsiderati di banche utilizzate come bancomat personali, la supervisione europea sui nuovi rappresenta un elemento positivo. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-basilea-4-principio-contabile-ifrs-9-e-nuovi-requisiti-della-bce-altri-problemi-arrivo-gli

 

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