Referendum: mercati in fibrillazione, cosa sta succedendo? Niente di strano

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Mancano poche ore al fatidico referendum sulla riforma costituzionale. Nelle ultime settimane di campagna elettorale i fronti del Sì e del No hanno detto e fatto di tutto per convincere gli italiani a votare contro o a favore della riforma costituzionale targata Governo Renzi.

Ad essere tirato spesso in ballo in questo teatrino in cui la politica (e i giornali) hanno dato il peggio di sè, è stato il “mercato”. Quell’entità astratta che sembra poter decidere delle sorti del mondo, ma che in realtà è costituita soltanto da persone che comprano e vendono secondo le regole basilari dell’economia. Il mercato ha mostrano segnali di nervosismo nelle ultime settimane prima del voto, tanto da spingere alcuni noti osservatori e giornalisti a prevedere l’invasione delle cavallette e la fine del mondo in caso di vittoria del No al referendum, cioè in caso di apertura di una fase di incertezza politica.

I rendimenti dei titoli di Stato salgono, lo spread torna vicino a quota 200 punti e Piazza Affari colleziona una serie di sedute in rosso, trascinata a fondo dai bancari. Cosa sta accadendo?

In realtà, niente di strano. Il mercato sta sentendo le pressioni dovute al crescente clima d'incertezza e per mettersi al riparo da eventuali scossoni post voto vende: invece di rischiare di perdere soldi a causa della volatilità che potrebbe esserci lunedì mattina (peraltro sotto Natale, quando servono soldi per comprare regali e cibarie), gli investitori stanno semplicemente decidendo di mettere i soldi al sicuro altrove, aspettando che sia passata la tempesta e riposizionare il proprio denaro tenendo conto della vittoria del Sì o di quella del No.

Shock dei mercati: Trump e Brexit docet

Sul comportamento del mercato i recenti esempi di Brexit e Trump sono indicativi. Prima del 23 giugno, gli analisti sono arrivati a paragonare l’eventuale vittoria della Brexit al fallimento della Lehman Brothers e allo scoppio della crisi finanziaria del 2008. All’indomani del referedum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa, la sterlina è (come previsto) crollata, ma nessun evento disastroso si è registrato per il Paese o il resto dell’UE. Le conseguenze economiche e politiche della Brexit, in realtà devono ancora arrivare, ma è chiaro che dopo un primo momento di debolezze il mercato è tornato in positivo. Stessa cosa per la vittoria di Donald Trump. Contro tutti i pronostici, il controverso candidato alla Casa Bianca ha vinto le elezioni e Wall Street non ha subito alcuno shock, anzi le grandi banche d’affari hanno salutato con euforia colui che ha promesso la deregulation in ambito finanziario.

Referendum e Piazza Affari: cosa sta succedendo?

Che il mercato italiano sia in fibrillazione in vista del referendum è sotto gli occhi di tutti. Nelle ultime settimane hanno iniziato a moltiplicarsi gli scenari apocalittici del dopo No al referendum descritti da politici, da quotidiani internazionali come il Financial Times, da osservatori e analisti. L’idea che, in caso di sconfitta del Governo, il destino dell’Italia, dell’euro e dell’Unione europea sia inevitabilmente avviato al fallimento è, diciamo una volta per tutte, alquanto eccessiva.

Al contrario, in caso di vittoria del No è giusto prevedere l’apertura di una fase di instabilità politica e in prima battuta qualche scossone sul mercato e sull’euro, ma niente che non possa essere recuperato nel giro di qualche seduta. Secondo Intermonte un calo nella prima seduta, e una certa debolezza nei giorni successivi, è da mettere in conto ma, “nell’arco di qualche settimana si porrebbero le basi per un recupero altrettanto marcato”.

Ancora meno tragica potrebbe essere la reazione sui titoli di Stato, soprattutto dopo l’annuncio della BCE che si è detta pronta ad intervenire in caso di scossoni violenti all’indomani del voto. Per tamponare eventuali crolli la BCE di Mario Draghi potrebbe lanciare sull’Italia il salvagente dell’acquisto di titoli di Stato italiani, utilizzando il Quantitative easing per contrastare un eventuale balzo dei rendimenti dei titoli di stato. La situazione sarà comunque costantemente monitorata da Francoforte che ha fissato una riunione del board per l’8 dicembre.

Il problema (economico) dell’Italia non è il referendum

Il punto centrale del discorso è soltanto uno: il risultato del referendum di domenica non cambierà lo stato dei conti pubblici italiani, l’anemica crescita del nostro Paese e la situazione disastrosa del banche.

Il debito pubblico continua a salire e, nonostante Bruxelles ci bacchetti in continuazione, il Governo è troppo impegnato a distribuire mancette per rimettere in ordine i nostri conti. Nel 2016 la crescita italiana dovrebbe sfiorare l’1%, un risultato sicuramente migliore degli ultimi anni, ma che considerato nel complesso del panorama europeo indica che l’Italia è tra i pochi Paesi ancora in coma profondo dopo la crisi economica. Per non parlare dell’occupazione ancora al palo, nonostante i miracoli promessi dal Jobs act, e la situazione sempre più precaria dei giovani.

Del sistema bancario abbiamo già parlato fino allo sfinimento: il bubbone delle banche italiane non è scoppiato nel 2016 perché è l’anno del referendum, ma perché il Governo Renzi non ha avuto il coraggio di prendere il toro per le corna prima risolvendo il problema. La drammatica condizione del sistema bancario italiano e tutte le sue fragilità non sono certo colpa di Matteo Renzi, ma trovano origine in una gestione clientelare e sconsiderata del comparto andata avanti per anni sotto gli occhi colpevoli di autorità e politica. Ma, detto questo, al premier si può certamente imputare la responsabilità di aver rimandato il problema, di aver nascosto la polvere sotto il tappeto, favorendo il contagio della fragilità tra le banche italiane.

Un’ipotetica vittoria del No al referendum potrebbe complicare la ricapitalizzazione di MPS e più in generale allungare i tempi per un rafforzamento del sistema bancario. Ma passata la reazione iniziale all’esito del referendum, in ogni caso, le criticità del sistema bancario resteranno quelle attuali. Il 5 dicembre, qualunque sarà il risultato del voto degli italiani, è facile prevede una fase iniziale di nervosismo, ma nessuna catastrofe si abbatterà su Piazza Affari. Quindi leggete la riforma (o la guida di IBTimes) fatevi un’idea e andate a votare nel merito, senza sentirvi una pistola puntata alla tempia.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/referendum-mercati-fibrillazione-cosa-sta-succedendo-niente-di-strano-1477070

 

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