Banche: oggi si decide il destino di MPS. Conversione, aumento di capitale e piano B, tutte le incognite

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Oggi è un giorno decisivo per il futuro di MPS.Stasera si chiude la finestra per la conversione volontaria dei bond in azioni dell’istituto e da questo dipenderà l’ammontare necessario per portare a termine l’operazione di rafforzamento di capitale del Monte.

Il tassello della conversione è necessario per abbassare l’importo dell’aumento di capitale, un passaggio molto delicato per una banca che negli ultimi tre anni circa ha già chiesto al mercato 8 miliardi di capitale fresco, senza riuscire a rimettersi in piedi. Inoltre, il contesto economico-politico italiano ed internazionale non è certamente dei migliori per portare a termine un’operazione così complessa su una banca considerata bollita.

Chiusa oggi la conversione, il prossimo appuntamento con il destino per MPS è fissato per lunedì 5 dicembre, all’indomani del voto sul referendum costituzionale. Un consiglio di amministrazione farà il punto sull’esito della conversione ed entro martedì dovrebbe dare il via libera all’aumento di capitale da aprire nei giorni seguenti decidendo la forchetta di prezzo e l’ammontare definitivo. Le incognite restano numerose e, anche se né la banca, né il Governo lo ammettono, c’è una trattativa in corso con Bruxelles per mettere a punto un eventuale piano B, nel caso in cui l’aumento di capitale fallisse. Se la soluzione “di mercato”, così fortemente voluta dal Governo per non dover affrontare orde di piccoli investitori imbestialiti, dovesse naufragare sarebbe necessario l’intervento dello Stato, ma anche la risoluzione della banca. Con buona pace degli obbligazionisti che, dopo tutto questo teatrino, si ritroveranno con in mano un pugno di mosche.

Conversione bond in azioni

Quando nei mesi estivi si parlava del piano in due fasi per il salvataggio di MPS è stato subito chiaro che un aumento di capitale da 5 miliardi sarebbe stato un azzardo. Il Monte è considerato un’istituto bollito, che ha bruciato miliardi di patrimonio e gettato al vento aumenti di capitale ed era difficile pensare che il mercato fosse disposto a buttare altri 5 miliardi nel tentativo di tirarlo fuori dalla palude. Era necessario trovare un modo per ridurre l’ammontare da chiedere agli investitori. Alla fine, ha prevalso l’ipotesi di proporre ai soci la conversione dei bond in azioni di MPS: nel prospetto la banca ha indicato come obiettivo da raggiungere 1,5 miliardi di euro. L’offerta in realtà è suonata alle orecchie dei soci come un vero e proprio “prendere o lasciare” perché, nel prospetto presentato da MPS alla Consob c’è scritto chiaramente nero su bianco che in caso di mancata conversione, l’aumento di capitale sarebbe destinato al fallimento e la banca alla risoluzione con conseguente azzeramento dei bond subordinati.

La finestra per le adesioni si è aperta lunedì scorso e si chiude oggi. Poche le notizie ufficiali, ma una è molto positiva per MPS. Generali ha aderito alla conversione portando in dote oltre 400 milioni di bond. Ora resta da vedere se il resto degli investitori istituzionali insieme ai piccoli soci aderiranno per un altro miliardo circa.

Aumento di capitale in arrivo

Lunedì il consiglio di amministrazione farà il punto sull’esito della conversione. Secondo i ben informati in queste ore a Rocca Salimbeni si respira aria di ottimismo, ma se MPS non avrà raggiunto l’obiettivo di 1,5 miliardi, saranno davvero dolori.

In queste ore di campagna elettorale per il referendum, sono in molti a sostenere che l’esito del voto di domenica peserà come un macigno sull’operazione della banca senese. E questo è vero, almeno in parte, per quanto riguarda l’aumento di capitale: in caso di vittoria del No, l’apertura di una fase di incertezza politica potrebbe scoraggiare gli investitori ad aprire il portafoglio mettendo soldi in una banca italiana. Ma il referendum, per esempio, non ha niente a che fare con la conversione: se il Monte non avrà centrato l’obiettivo, l’aumento di capitale potrebbe saltare senza nemmeno iniziare.

Ma confidiamo nell’ottimismo dei vertici della banca e diamo per scontato il raggiungimento dell’1,5 miliardi di bond convertiti. Tra lunedì e martedì il board di MPS darà il via libera all’aumento di capitale che si aprirà il 7 o l’8per chiudersi entro fine anno: obiettivo 5 miliardi (meno l’ammontare raccolto grazie alla conversione). Su questo passaggio il Governo sta trattando con la Commissione europea: il Tesoro infatti, detiene il 4% e non è ancora chiaro se e quanto lo Stato possa partecipare all’aumento di capitale senza incorrere nei divieti legati agli aiuti pubblici (vietati a livello europeo).

In ogni caso, una cosa è certa: un salvataggio riuscito sarebbe il miglior regalo di Natale per i vertici della banca, il Governo e i soci. 

MPS e il piano B

Mettiamo per un attimo da parte l’ottimismo e guardiamo in faccia alla realtà: l’operazione di salvataggio di MPS è molto delicata e per arrivare all’obiettivo è necessario che tutta una serie di tasselli vadano al posto giusto, nel puzzle più complicato che il sistema bancario italiano abbia mai visto.

Dopo l’esito negativo degli stress test della BCE, quest’estate è stato chiaro che MPS avrebbe avuto bisogno di un piano di salvataggio. La Commissione UE presentò al Governo italiano un piano che prevedeva la nazionalizzazione della banca, il bail (quindi l’azzeramento) dei bond più rischiosi e una salvagente per piccoli soci e famiglie. Secondo i ben informati, il Governo Renzi prese in esame il piano, ma poi declinò l’offerta preferendo una "soluzione di mercato" ad una risoluzione che avrebbe scatenato le ire di opposizioni e soci della banca. Una prospettiva che, dopo la tempesta legata al salvataggio di Banca Etruria, non è sembrata poi così allettante.

Il problema è che ad oggi sul piano B è ancora, inevitabilmente, sul tavolo. La nazionalizzazione di MPS è ancora in ballo e potrebbe rendersi necessaria subito, se la conversione non fosse andata come previsto, oppure in seguito, se l’aumento di capitale naufragasse. Anche su questo punto il Governo sta trattando con Bruxelles: prima dell’introduzione della normativa europea sulle risoluzioni bancarie infatti, lo Stato poteva intervenire liberamente per salvare le banche con costi che però, alla fine, andavano a ricadere sulla collettività. Per questo dal primo gennaio 2016 è stato introdotto il bail-in, un meccanismo di salvataggio interno, che spalma i costi del fallimento bancario su azionisti, obbligazionisti e in ultima istanza correntisti (sopra i 100mila euro).

Se lo Stato sarà costretto ad intervenire per salvare MPS quindi, dovrà essere attivata la risoluzione europea e il bail-in. Ma in questo caso, saranno i dettagli a fare la differenza. La trattativa tra Governo e Commissione sarà decisiva per stabilire chi e quanto sarà coinvolto nel bail-in e se ci saranno forme di protezione per famiglie e piccoli soci. Un salvataggio maldestro, come quello fatto con il decreto Salvabanche del 22 novembre 2015, potrebbe ulteriormente danneggiare il rapporto tra cittadini e sistema bancario e mettere a repentaglio le altre operazioni sulle banche italiane.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-oggi-si-decide-il-destino-di-mps-conversione-aumento-di-capitale-e-piano-b-tutte-le-incognite

 

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