Referendum: il No vince. Ecco perché la strategia delle mancette ha fallito (e andrebbe cancellata)

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Dal punto di vista politico, ha perso una riforma della Costituzione poco chiara e (evidentemente) poco convicente per gli italiani. Dal punto di vista economico ha perso un Governo che ha messo la campagna elettorale prima di tutto, i bonus e le mancette prima delle vere esigenze del Paese.

Per evitare i problemi con soci e obbligazionisti il Governo ha continuato a nascondere la polvere delle banche sotto al tappeto. Dopo il decreto Salvabanche che l’esecutivo è stato costretto a firmare il 22 novembre 2015, la voragine delle quattro banche salvate (Etruria, Carichieti, Cariferrara e Marche) ha continuato ad allargarsi e l’epidemia di fragilità ha colpito tutto il sistema bancario. Ma prendere il toro per le corna avrebbe significato coinvolgere in qualche modo soci e obbligazionisti e questo non avrebbe fatto bene alla reputazione del Governo.

Per il resto, i circa mille giorni di Governo Renzi sono stati costellati da piccole e grandi mancette: il bonus 80 euro, l’abolizione della TASI per tutti (anche per chi non ne aveva troppo bisogno), gli sgravi fiscali per le assunzioni. Spese ingenti che però non hanno sortito l’effetto necessario: far ripartire la produttività e l’occupazione. Perché per farlo, lo diciamo da mesi, servono ricette economiche chiare, progetti strutturati e riforme strutturali.

Con il bonus IRPEF di 80 euro il Governo è riuscito a vincere le elezioni europee imponendosi con forza sul resto del panorama politico italiano. In quell’occasione anche il fattore “novità” trainato dalle parole “rottamazione” e “svolta” hanno fatto la loro parte. Ma non il 4 dicembre 2016. Dopo quasi tre anni alla guida del Paese, il premier Renzi di promesse ne ha fatte e non rispettate tante e il fattore “novità” ha perso tutta la sua forza sostituito dalla classica frase da bar “anche lui è come tutti gli altri”.

E così le mancette e gli annunci fatti negli ultimi mesi, mentre saliva il sentore che il fronte del “No” si facesse sempre più numeroso, non sono bastate a convincere, un’altra volta, gli italiani. La legge di stabilità, blindata alla Camera e in attesa del via libera al Senato, ha puntato tutto sugli anziani, trattando i giovani come se fossero una battaglia persa in partenza per la difficoltà (oggettiva) di tenere i cervelli in fuga in Italia, di dare loro un lavoro stabile, la possibilità di comprare casa, farsi una famiglia e avere una prospettiva dignitosa per il futuro.

Al contrario il pacchetto previdenziale per la pensione anticipata, l’aumento della quattordicesima e tutto il resto è ampio e oneroso, ma va perfettamente incontro alle esigenze degli anziani che si sono schierati in massa a difesa del Governo. Nelle ultime settimane poi, si è parlato anche del bonus pensionati, una sorta di 80 euro per aumentare le minime, un ultima spintarella per gli over 65 verso le urne. Mentre per il Sud Italia, dove i sondaggi davano il No in netto vantaggio, sono stati rinnovati gli sgravi fiscali per le assunzioni che cessano nel resto del Paese.

Questa strategia però non ha funzionato. E sono due le considerazioni che si possono fare all’indomani di questa batosta. Il risultato del voto non è ancora stato passato ai raggi X e non è chiaro quali fasce d’età abbiano votato a favore o contro la riforma della Costituzione, ma ipotizzando che siano stati soprattutto i giovani a votare per il No, probabilmente non si fa un torto alla realtà. Dopo sette anni di crisi profonda, la situazione dei giovani è drammatica, le opportunità sono ridotte al lumicino, le speranze stroncate dalla disoccupazione e dal costante senso di precarietà. E la principale colpa del Governo Renzi, il Governo dei giovani rottamatori, è quella di aver issato la bandiera dei giovani non appena arrivato a Palazzo Chigi per poi riporla in un cassetto appena capito di aver imboccato una strada insidiosa.

Risolvere i problemi dei giovani italiani sarebbe un’impresa epica e forse il Governo Renzi non si è sentito all’altezza del compito. Nel 2015 sono stati introdotti gli sgravi fiscali per le assunzioni credendo ingenuamente che fossero sufficienti a sbloccare un mercato del lavoro incrancrenito, ma la realtà ha dato torto all’esecutivo. Dopo il boom iniziale di assunzioni (drogate dagli sgravi), l’occupazione è tornata ferma al palo. Anziché studiare con attenzione una ricetta economica organica e strutturale per dare qualche risposta ai giovani, la legge di stabilità per il 2017 ha invece confermato che il Governo ha gettato la spugna. E i giovani potrebbero essere andati a votare per il referendum costituzionale delusi e incazzati.

Ma da questo schiaffo elettorale, il Governo (questo o quello che verrà a breve) dovrebbe imparare una lezione: bonus e mancette sono utili per gettare fumo negli occhi, ma non risolvono i problemi. La prima cosa che il nuovo (o rinnovato) Governo dovrebbe fare è togliere soldi dove non servono e utilizzarli per ridurre in modo deciso e strutturale il costo del lavoro e magari ridistribuire la ricchezza riducendo le disuguaglianze sempre più evidenti nel Paese. Il cuneo fiscale in Italia resta tra i più opprimenti tra i nostri colleghi europei e pesa come un macigno sul futuro del giovani. Troppe risorse preziose (viste che siamo con l’acqua alla gola) vanno sprecate in bonus inutili, sia dal punto di vista economico che, a questo punto, da quello elettorale. Sarebbe l’ora che qualcuno, Renzi o Babbo Natale non fa differenza, facesse davvero qualcosa di utile per il Paese mettendo al primo posto le esigenze dei cittadini, in particolare di quelli che più hanno subìto la crisi economica. È l’unico modo per evitare di prendere schiaffi elettorali di questa portata.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/referendum-il-no-vince-ecco-perche-la-strategia-delle-mancette-ha-fallito-e-andrebbe-cancellata

 

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