Referendum: Renzi è stato rottamato dai giovani (che hanno le loro buone ragioni)

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Giovani disoccupati e poveri: è questo l’identikit dell’elettore del No al referendum costituzionale che ha spazzato via il Governo Renzi. Come previsto, l’analisi dei flussi conferma la prima impressione sul voto: il premier Renzi è stato rottamato dai giovani di cui il Governo non si è occupato in questi mille giorni di guida del Paese.

Possiamo stare a parlare di riforma costituzionale, abolizione del CNEL, modifica del Titolo V e riduzione del Senato fino a domani, ma tutto questo c’entra poco o niente con il risultato del voto di domenica. Gli italiani sono andati alle urne per votare contro o a favore del Governo Renzi. Personalizzare fin dall’inizio il voto, legare all’esito del referendum il futuro del Governo e concentrare così tante energie sulla campagna per il Sì lasciando andare il Paese alla deriva è stato il più grande errore di Matteo Renzi.

Il passo indietro tentato nelle ultime settimane infatti, è stato del tutto vano. Ormai era troppo tardi. I cittadini, soprattutto i giovani e i disoccupati sono troppo incazzati con il Governo e sono andati ai seggi per urlare un No forte a chiaro alla politica dell’esecutivo, indipendentemente dal contenuto della riforma.

Il Matteo Renzi del 2011, il rottamatore delle Leopolde, il sindaco di Firenze che girava in camper e parlava ai giovani, alle partite IVA e ai disoccupati, ha lasciato il posto ad un premier con l’aereo di Stato, blindato a Palazzo Chigi e intento a dispensare mancette e fare manovre sulle pensioni. E’ in questa trasformazione che si spiega il 40% e oltre delle elezioni europee del 2014 e poi lo schiaffo di domenica scorsa. I giovani hanno capito che il grande rottamatore, arrivato a Palazzo Chigi stava rottamando solo il loro futuro e hanno deciso di rottamare lui.

Referendum: i giovani hanno detto No

L’analisi del voto conferma che la richiesta (arrivata tardiva) di votare “nel merito” della riforma costituzionale è caduta nel vuoto. Gli italiani hanno votato giudicando l’operato del Governo in questi poco più di mille giorni alla guida dell’Italia.

E la fotografia del Paese è chiarissima: giovani, precari, disoccupati, licenziati, poveri hanno votato No, mentre benestanti, imprenditori, over55, hanno votato Sì. Secondo l’analisi di Quorum gli under 34 si sono schierati all’81% contro la riforma costituzionale del Governo, mentre tra gli over 55 ha vinto il Sì. Youtrendevidenzia il fattore “lavoro”: nei 100 comuni italiani con più disoccupati “il No vince con il 65,8% dei consensi”, mentre nei 100 con meno disoccupati ha la meglio il Sì con il 59%.

L’Istituto Cattaneo analizza l’esito del voto alla luce della cartina del disagio socio-economico del Paese. Le periferie, le zone con più alta disoccupazione, con tasso più alto di immigrazione mal gestita sono quelle in cui il voto contrario alla riforma ha vinto più nettamente. Anche i singoli quartieri delle città confermano questa lettura. Nel centro di Roma e ai Parioli (il quartiere ricco della città) ha vinto il Sì anche se di misura, al contrario in periferia il No dei romani si è fatto sentire forte e chiaro.

L’immagine restituita dal voto del referendum è quella di un Paese spaccato in due, dove chi soffre di più per crisi economica e mancanza di lavoro, ha deciso di dare il suo messaggio netto contro chi aveva promesso di fare qualcosa, ma non l’ha fatto.

E che nessuno provi (come in realtà è stato fatto) a ridurre l’esito del voto ad una questione di “istruzione”. La sconfitta del Governo, ha spinto l’élite intellettuale per il Sì a sostenere che il fronte dei contrari alla riforma fosse fatto di ignoranti poco scolarizzati, ma l’analisi dei flussi sconfessa anche questa tesi. Sempre secondo l’analisi di Quorum (per Skytg24) il No prevale con il 53% tra coloro che hanno una licenza media o elementare, ma supera nettamente il 60% tra coloro che hanno un diploma, una laurea e oltre.

Renzi e il rapporto (finito) con i giovani

Basta leggere i vecchi programmi di Governo del giovane Matteo Renzi per capire perché il rapporto tra il premier e la fascia degli under35 sia finito con un divorzio feroce. Nel 2011 nel corso della Leopolda la rassegna politica organizzata alla famosa stazione fiorentina, Renzi ha presentato le 100 proposte del “suo” PD, quello dei giovani rottamatori.

(Qui sul sito del Post è possibile leggere tutte le proposte di Renzi. Sul sito Leopolda2011.it adesso troverete un sito di cani, e non sto scherzando.)

Oltre a sostenere l’abolizione tout court di una delle due Camere, il giovane Renzi professava l’abolizione totale dei vitalizi dei politici, una riforma fiscale per tagliare il cuneo fiscale e tassare rendite finanziarie e immobili, l’abolizione dell’IRAP, la riforma degli ordini professionali e del lavoro autonomo, investimenti per lo sviluppo del Mezzogiorno, indennità di disoccupazione universali anche per le piccole imprese, l’aumento dei salati più bassi, incentivi alla ricerca e per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Una sezione specifica del programma intendeva “dare un futuro a tutti” e parlava di “affitti di emancipazione” per i giovani fuori casa, di finanziamenti per gli studenti meno abbienti, di premi ai laureati più meritevoli, di una regolamentazione dei contratti di lavoro per i giovani.

Insomma il giovane Matteo Renzi aveva le idee chiare, ma qualcosa deve essere andato storto nel passaggio dalla Leopolda di Firenze a Palazzo Chigi. Quel Renzi era un’occasione per l’Italia e per i giovani: l’energia, la voglia di cambiamento, il contatto con la realtà e con i cittadini sono qualità che quel Matteo aveva e che hanno fatto vedere uno spiraglio di speranza ad un Paese in ginocchio.

Peccato che poco e niente delle cose promesse siano state fatte. I giovani soprattutto sono le prime vittime di questo cambiamento. Le disoccupazione giovanile resta in Italia tra le più alte d’Europa, il Jobs act ha aperto la strada a contratti precari, con molti più doveri e meno diritti di quelli firmati dai nostri genitori, nuove frontiere del lavoro sommerso, come i voucher, si sono imposte con forza sul mercato del lavoro italiano. Ma davvero un giovane che prende un voucher da 10 euro (7 netti) per un’ora di lavoro in un bar può essere considerato “occupato”? 

Il Governo Renzi in questi mille giorni ha perso tempo e buttato via soldi. Gli 80 euro, l’abolizione della TASI per tutti (da chi diceva di voler tassare gli immobili), la decontribuzione per le nuove assunzioni: tutti interventi che sì fanno piacere a coloro che ne traggono beneficio, ma non risolvono una situazione drammatica come quella italiana, ma anzi hanno lasciato che la malattia andasse in cancrena.  E con la legge di stabilità per il 2017 è arrivata la ciliegina sulla torta della miopia politica, il pacchetto previdenziale con l’aumento della 14esima mensilità per i pensionati e miliardi spesi per l’uscita anticipata dal lavoro.

Interventi che andrebbero benissimo in un Paese con le risorse necessarie per pensare a tutti, per sostenere con altrettanta forza anche giovani, disoccupati e poveri. Ma in Italia, con le condizioni della nostra finanza pubblica, la politica è chiamata a fare delle scelte e stilare una lista di priorità. E com’è possibile che i giovani siano scivolati così in basso tra le priorità di Renzi?

Il Governo ha messo in campo una politica ingiusta dal punto di vista sociale e anche sbagliata sotto il profilo economico. Genitori e nonni nell’Italia di oggi sono costretti a svolgere il ruolo di welfare per i figli e nipoti disoccupati: la mia generazione, quella dei 30enni, è la prima ad essere più povera di quella precedente. Ma se i giovani avessero un lavoro, un contratto stabile, la possibilità di accendere un mutuo per comprare casa e mantenersi, avrebbero bisogno degli 80 euro dati da genitori e nonni? Certamente no. Quindi perché il Governo non è andato a risolvere il problema alla fonte, dando un lavoro ai giovani anziché 80 euro alle generazioni precedenti? Perché ha scelto la strada più facile, ma non aveva ancora fatto i conti con la rabbia dei giovani. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/referendum-renzi-e-stato-rottamato-dai-giovani-che-hanno-le-loro-buone-ragioni-1477823

 

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